di ELIO VITO
Il Giornale Di Napoli - 13/07/94
La presentazione da parte dell'Amministrazione Comunale del Documento sugli indirizzi per la pianificazione urbanistica consente di riprendere la discussione sulle scelte urbanistiche e sulle strategie per lo sviluppo, ma può anche rappresentare l'occasione per riaprire in città il dibattito politico.
Per fare questo, però, occorre resistere alla forte tentazione di entrare nel merito delle proposte formulate dal Sindaco Bassolino e dall'Assessore De Lucia e di esprimere così dei primi giudizi positivi rispetto alle intenzioni manifestate nel Documento comunale. Mi soffermerò, quindi, sul metodo prospettato, che in genere interessa ed appassiona di meno sia l'opinione pubblica che gli addetti ai lavori, ma che pure merita un approfondimento ed una riflessione.
Innanzittutto, con la conferenza stampa non sono state illustrate le decisioni della Giunta Bassolino sulle questioni urbanistiche, ma annunciate delle linee che, per ora, non sono ancora tradotte in atti e non sono state discusse, condivise ed assunte né dal Consiglio Comunale (al quale, pur nel nuovo sistema maggioritario, rimane il primato della competenza in materia), né, tantomeno, dalla maggioranza e dalla stessa Giunta.
Questa precisazione, per quanto possa apparire ovvia, è importante perché porta direttamente a considerare i tempi necessari ad acquisire il consenso degli organi istituzionali.
Ed è con i tempi, che il metodo De Lucia deve fare i conti. Infatti, nel Documento si manifesta la volontà di procedere in maniera organica per la pianificazione urbanistica generale (opportunamente, anzi, si riconosce la necessità di una dimensione metropolitana), ma si ipotizza un percorso di "successioni di varianti che impegneranno l'amministrazione per almeno un biennio".
E' facile prevedere che la scelta della successione di varianti, se dovrà impegnare l'Amministrazione almeno per un biennio, impegnerà il Consiglio per un periodo certamente maggiore. Con una situazione politica ed istituzionale in grande movimento, durante il percorso delle varianti potrebbero comparire ostacoli ed interruzioni che, alla fine, non consentiranno il raggiungimento dell'auspicato obiettivo finale di pianificazione generale, ma soltanto l'approvazione di alcune varianti (o forse anche di una sola), con le altre rinviate... al nuovo Consiglio e ad una possibile diversa maggioranza, che avrà programmi tutt'altro che coerenti con gli indirizzi attuali. La conclusione, quindi, sarebbe, ancora una volta, l'assenza di pianificazione e la realizzazione di interventi parziali e potenzialmente contraddittori con quelli futuri.
Per percorrere più agevolmente la strada delle "successioni di varianti", probabilmente, bastava riprendere il cammino in materia urbanistica, laddove era stato lasciato dai precedenti Consigli Comunali. Ma la necessità politica di segnare comunque una discontinuità con il passato, non ha consentito di utilizzare quella parte di strada che, pur tra difficoltà, limiti e contraddizioni, dal 1987 in poi il Consiglio Comunale di Napoli ha cercato di compiere verso la sospirata meta della pianificazione urbanistica.
Così, non si è neanche potuto ricordare e rivendicare la grande mobilitazione culturale, civile e politica dell'estate '91 che con l'impegno di Consiglieri Comunali allora di opposizione, di tanti cittadini, di coraggiosi e intellettuali, visse nella breve ma esaltante esperienza delle Assise di Palazzo Marigliano.
Fu in quella occasione che, oltre ad essere sconfitti progetti scellerati di massiccia cementificazione, prevalsero insieme la cultura e la politica della pianificazione. E per partire subito con la "successione delle varianti", non c'era altro da fare che collegarsi direttamente con il risultato di quella stagione, la delibera consiliare che decideva di continuare il cammino verso la pianificazione e per una variante generale deciso già nel 1988, passando alla eleborazione dei piani d'area. Una valutazione di opportunità politica ha voluto che ora si annunci un altro percorso; che si proclami la volontà di pianificare come se fosse la prima volta; che si prevedano diverse varianti che si succedono nel tempo.
Ma, ed ecco il punto, se questa è la scelta, a farla deve essere il Consiglio Comunale, cui spetta questa responsabilità e stabilire gli indirizzi urbanistici. La Giunta Bassolino poteva avviare direttamente la "successione delle varianti", riconoscendo il lavoro già svolto, le lotte e gli impegni precedenti. Non ha inteso farlo, è un suo diritto. Allora la parola spetta di nuovo al Consiglio Comunale, non ad altri, nemmeno al Sindaco ed all'Assessore. Speriamo bene.