INTERVENTO DI MARCO PANNELLA ALLA CONSULTA DEI CLUB DOMENICA 19 GIUGNO (ORE 16.O7-18.06)
(...) parte finale (testo non rivisto dall'autore)
Avrei moltissime altre cose da dire, ma vorrei terminare, perché questo mi sembra urgente, col dire fermissimamente un no e chiedere a tutti voi di vigilare al massimo perché le ragioni di questo no, la forza di questo no, siano ben comprese e ben diffuse. Oggi l'avv Chiusano, se ho ben letto dai titoli dei giornali, si fa portavoce di qualcosa che non mi sembra provochi più strida nemmeno a sinistra o dove si dice ci sia la sinistra: "occorre depenalizzare i reati di finanziamento pubblico dei partiti". Questo mai! (applauso) Questo mai! Dovranno passare sulla lotta anche nonviolenta di contestazione di quest'atto folle e spiegherò perché se ce lo si volesse proporre! Ancora adesso i meccanismi della partitocrazia, della violazione di legge come dovere di partito, avente quasi una sorta di sacralità, con patti da gentiluomini o patti da compagni che durano ancora nel mondo comunista, nel mondo delle cooperative, nelle regioni rosse, negli enti locali e nel partito e ovunque... la moralità contrapposta alla
nostra liberale era proprio quella della fazione come un dover essere delle fazioni e lo Stato come il luogo nel quale le fazioni lottano fra di loro per assicurare ciascuna a se stessa le migliori condizioni di vita o di lavoro. Mai depenalizzare fino a quando questo lo si chiede proprio dicendo che aver rubato a nome del partito è meno grave di aver rubato per la famiglia o per se stessi. Ora, dio sa se ho dimostrato di non avere moralismi di sorta. E voglio che mi intendano bene coloro i quali crederanno che si erano sbagliati nel pensare che noi avremmo potuto nel momento della disgrazia, essendo stati loro avversari, essendo stati da loro colpiti quando erano dei potenti, avrebbero ritrovato e trovano solo noi, e spiegherò il perché; ma non prima di avere detto che è necessario che chi vive in Italia e fa politica in Italia e fa parte delle istituzioni in Italia, sappia in modo grave definitivo e plastico quello che è permesso e quello che non è permesso nel mondo della politica, del diritto e delle ist
ituzioni. Il reato di tipo pubblico e pubblicistico nel settore del diritto pubblico è il reato capitale. Il non rispettare le leggi essendo oltre tutto responsabili, magari secondo l'articolo 49 della Costituzione, significa creare le premesse perché ben presto fra un giorno o fra un anno, sia pure con maggiore abilità e con diverse forme, di nuovo la maledizione cattolico - italiana, quella della legge che non si rispetta perché tanto poi c'è la confessione e la penitenza e si può meglio tornare a farlo... noi non vogliamo né confessioni né penitenze, noi vogliamo una legge giusta e severa. Rispetto ai rei il giudice deve secondo la nostra legge antica anche scritta, giudicare tenendo al massimo presente il criterio sempre più importante della sussistenza o meno della pericolosità sociale del reo. E questo i signori giudici devono farlo, nelle loro interpretazioni evolutive... E' bene forse che, intanto, assicurino equità e serenità nel giudizio; ma noi non possiamo perché il maltolto non può nemmeno esser
e reso; non è solo che non possono essere resi i miliardi: chi renderà, amici, a questo Paese il diritto al pane dell'informazione, della verità, dell'amicizia, del dialogo, il diritto alla democrazia che ci è stato tolto per generazioni e generazioni. Questo pane, quest'acqua, sono costitutivi della stessa possibilità di cibarsi da democratici e, volendo, in quale misura, preannunciare e annunciare ed essere epifania se voi volete di una democrazia trovata: non c'è stata, non c'è da ritrovare... La borghesia italiana si è data qualche decennio di gioco democratico, non di democrazia che è una cosa diversa. Perché l'assetto era monarchico di altra natura e non era assetto democratico, Per carità... sappiamo tutti che la democrazia è innanzi tutto procedura, è innanzi tutto regola, però c'è anche l'assetto e le leggi fondamentali che devono essere tenute presenti! E io allora mi rivolgo in questo caso però, ecco, a Tonioli e anche a Giulio di Donato. Voglio parlare con loro, da compagno a compagno, da amico:
qual'è la differenza fra le vie che si vogliono e che in realtà rilegittimerebbero velocemente la continuità con il disprezzo del diritto a favore della Costituzione materiale e della legge materiale, della materialità altra che quella scritta? La differenza è una sola. Voi perché chiedete questo? Perché volete riguadagnare rispetto ai vostri figli o per i vostri figli una certa rispettabilità morale e sociale; non sempre perché sperate di avere meno condanne. Questo è un aspetto e lo capisco. L'ho detto anche a Bettino Craxi! Perché in questo Paese si fa coincidere la condanna giuridica data giustamente con la condanna morale: chi ha sbagliato dinnanzi alla legge è squalificato moralmente: Io credo che se la legge funzionasse in astratto come i nostri pazzi e provinciali migliori giuristi dicono e cioè con l'obbligatorietà dell'azione penale, se esistesse la possibilità di un'amministrazione che amministrasse davvero l'azione penale obbligatoria anche sul piano omissivo, io credo che non esista uomo o donna
che almeno ogni giorno non abbia sette potenziali reati, magari omissivi, per i quali essere condannato. Questo in un Paese nel quale tutto è legge; Giuseppe (Micheletta, ndr) giustamente diceva che qui non conosciamo la Common law, qui tutto è scritto. Nella follia provinciale dei sostenitori dell'obbligatorietà dell'azione penale, inserita nel contesto penale e casistico italiano ti tutte le fattispecie e sottospecie penali e, quindi, includendo il reato omissivo che è difficile da provare ma che se tu computerizzi tutti forse può lo riesci a perseguire, io sono sicuro... Ma, quando mai? Io impazzisco quando vedo Paolo e gli altri che mi amministrano perché dovrei amministrarlo io e quindi poi poveretti sono loro a farlo secondo legge... le cose della Lista Pannella; c'è Sergio che poi fa la cosa delle tasse... Perché sono ineducato ancora! Se uno vuole mi fotte perché è vero che non sono bravo, è vero che sbagliamo! E' vero che a livello del reati colposo, ci siamo tutti! E, in questo Paese, siccome cos
ì non è, praticamente colui che ha commesso un errore dinnanzi alla legge che paga ed è condannato è escluso di fatto dalla gente per bene! E questo viene pagato dai figli! Paga la società! Perché io ho continuato a dire "l'amico Craxi" anche quando dentro di me e vedendolo a quattrocchi gli dicevo "pezzo di merda" e in pubblico dicevo "l'amico Craxi". Proprio per contestare in questa società l'intolleranza e l'abbinamento della indegnità morale con quello della condanna penale per una cosa accaduta. D'altra parte, per stupri...per tutto! Perché poi conosciamo quali sono le ragioni che sono dietro agli eventi e quindi la pericolosità sociale e quindi alcuni di noi sono anche abolizionisti sul carcere! E dovremo usare il partito radicale per far maturare in sede di teoria, di dottrina anche le conversioni di difesa sociale alternative al carcere che è un pericolo sociale di per sé! E io dico a Giulio Di Donato... E io fra l'altro sono sicuro che non abbiamo ancora ottenuto, per limite nostro, che a Poggioreal
e si possa ufficialmente ascoltare Radio Radicale... e lo dico da 5 anni! Se c'è una caratteristica da noi, e Paolo Vigevano e gli altri lo sanno, è che se esiste uno che impunemente tutte le cose che dice che non siano immediatamente politiche, non vengono mai fatte perché tanto si sa che io lo dico e non c'è sanzione se poi quello che io dico non viene accolto... ride, infatti Carlo Romeo per Canale 66 e Teleroma: dico che si è in molti che si può ridere. Comunque voglio dire che se Giulio Di Donato... cosa che sono sicuro che non fa perché è vero che nel Carcere di Poggioreale in fondo se uno vuole, ascolta, ma deve violare i regolamenti: e no! Invece lì, è solo un fatto di pigrizia perché questi hanno il diritto perché le motivazioni sono delle stronzate... se Giulio Di Donato mi ascolta voglio dirgli "Giulio, sul reato di finanziamento dei partiti non passerà, noi non ne facciamo passare la depenalizzazione! Su questo ci si può mettere l'anima in pace perché su questo si rompe con Forza Italia e con chi
unque, con Tiziana Maiolo (applauso) per quel che sta a me... Ma, nel contempo, io rivolgo un invito, ma più che fraterno, un invito appassionato a Giulio Di Donato per dire qualcuno che comunque sa diverse cose che graveranno nei mesi! O, comunque, a Tonioli, in condizioni ben diverse. E dico loro: abbiamo un bisogno fottuto, immenso, vitale di voi! Partecipate! Iscrivetevi non solo al Partito transpartito, ma al Partito dei Club: offriteci il vostro tempo perché moralmente per noi ciascuno si qualifica attraverso quello che fa e le decisioni che prende e quanto più sono più alte o meglio diverse da quelle di ieri, per scelta quindi non facile d'abitudine, tanto più sarete i nostri compagni più cari, e sarete anche più preziosi, io ne sono certo! (applauso) Ma i paletti vanno messi nelle cose che ho detto e qui lo ripeto a futura memoria perché sia chiaro a tutti: il processo contro il regime deve ancora cominciare perché la "roba" connessa al danaro di tangentopoli è una roba importante, indirettamente im
portantissima, ma di per sé no! Le democrazie hanno sempre un certo tipo di corruzione perché le democrazie aderiscono alla vita reale della gente e la gente ha un suo quoziente di corruzione e la democrazia non pretende di eliminare in un momento... non pretende di avere dei santi. (...)