INTERPELLANZA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E AL MINISTRO DELLE FINANZE
Premesso che
- l'esistenza di vere e proprie associazioni a delinquere attive entro la Guardia di Finanza e la loro capillare diffusione in tutto il Paese è stata per anni inutilmente denunciata, anche nelle aule parlamentari, nell'indifferenza della magistratura inquirente e dei responsabili dell'Amministrazione delle finanze;
- da ultimo nelle sedute del 21 e 22 ottobre 1992 della Camera numerosi deputati hanno denunciato l'entità del fenomeno criminoso e hanno suggerito i mezzi per contrastarlo;
- l'indagine giudiziaria in corso pare confermare:
a) che all'interno del corpo della Guardia di Finanza e degli uffici tributari operano vere e proprie associazioni di pubblici ufficiali o d'incaricati a pubblici servizi aventi lo scopo di costringere i titolari d'impresa a versare denaro in cambio del mancato o più favorevole accertamento fiscale;
b) che queste associazioni hanno stabilito al proprio interno ferree regole per la commissione dei delitti, per la ripartizione delle somme estorte e per l'emarginazione degli ufficiali o funzionari che rifiutano di divenire complici delle loro attività illecite;
c) che l'organizzazione militare e gerarchica della Guardia di Finanza consente a queste associazioni da una parte d'imporre una situazione di diffusa omertà e dall'altra di controllare la composizione e i trasferimenti del personale addetto agli accertamenti fiscali nelle zone del Paese a maggiore sviluppo industriale;
- nell'ambito della doverosa inchiesta della procura della Repubblica di Milano , pur di fronte all'emergere dei ben definiti contorni di queste associazioni a delinquere e della natura concussoria dei reati compiuti si è scelto sinora di procedere soltanto per il reato di corruzione;
- la mancata contestazione del più grave reato associativo nei confronti dei pubblici ufficiali che sistematicamente costringevano i contribuenti all'esborso di denaro e l'incriminazione per corruzione delle parti lese, da una parte impedisce di colpire efficacemente le strutture organizzative delinquenziali che tutt'ora operano all'interno della Guardia di Finanza e degli uffici tributari e dall'altra criminalizza le centinaia di migliaia di persone da anni costrette - anche dalla natura vessatoria dei tributi - a questa forma di patteggiamento fiscale;
- si rischia così di rendere difficile la precisazione delle diverse responsabilità fra chi ha la colpa di gran lunga più grave e chi è in primo luogo vittima, corrotta anch'essa ma vittima;
per conoscere
1) le ragioni per le quali la magistratura inquirente ha omesso nel passato d'intervenire nei confronti di queste associazioni a delinquere che hanno prodotto un danno incalcolabile all'erario, nonostante la loro esistenza fosse di pubblico dominio ed emergesse da numerosi interventi parlamentari e inchieste giudiziarie, e se il governo non ritenga di promuovere in merito le opportune iniziative ispettive e le dovute azioni disciplinari;
2) le valutazioni del governo, nell'ambito delle sue competenze, sulle ragioni per cui non è stato contestato il reato di cui all'articolo 416 del codice penale nei confronti dei militari e funzionari che in tutta evidenza si erano associati ed organizzati al fine di costringere i titolari d'impresa a versare denaro in cambio del mancato o più favorevole accertamento tributario;
3) se il governo intenda presentare un disegno di legge per la smilitarizzazione del corpo della Guardia di Finanza come del resto viene chieste sempre più insistentemente dalle stesse organizzazione rappresentative del Corpo e secondo quella che era stata, nel 1980, su iniziativa dei radicali, la proposta referendaria di ottocentomila cittadini dichiarata inammissibile dalla Corte Costituzionale con motivazioni pretestuose;
se il governo intenda estendere la istituzione di corpi di polizia addetti alla prevenzione e repressione dei reti compiuti dai funzionari dello Stato.
EMMA BONINO
PEPPINO CALDERISI
LORENZO STRIK LIEVERS
MARCO TARADASH
PAOLO VIGEVANO
ELIO VITO