Al Ministro degli affari Esteri e Al Ministro dell'Ambiente
Premesso che
- nella centrale termonucleare slovena di Krsko, situata in prossimità del confine croato e a circa 200 km dal territorio italiano, si sono più volte verificati guasti e sospensioni anche prolungate dell'attività;
- da più parti se ne è da tempo denunciata l'insicurezza e chiesta la chiusura, e che per ottenere tale obiettivo era stato proposto da comitati, associazioni e forze politiche slovene un referendum popolare;
- il Governo sloveno ha annunciato di non voler rinunciare alla centrale almeno per i prossimi dieci anni, motivando tale atteggiamento, anche sulla base di recenti studi ordinati dal Ministero dell'Energia sloveno, con le seguenti ragioni:
a) senza tale impianto verrebbero a mancare circa 400 megawatt, per produrre i quali, oggi come oggi, la Slovenia non avrebbe alternative, poiché la costruzione di nuove idrocentrali o di una più diffusa rete di distribuzione del metano richiederebbe almeno una decina d'anni;
b) se la centrale di Krsko venisse chiusa il prossimo anno, la Slovenia perderebbe un reddito pari a 650 milioni di dollari e i costi dell'anticipata chiusura risulterebbero pari a 2 miliardi e 200 milioni di dollari, e a 1 miliardo e 200 milioni nel caso la chiusura dovesse avvenire nel 2000;
c) la Slovenia deve risolvere anche la questione dell'immagazzinamento dei materiali di rifiuto e in genere delle scorie radioattive: la costruzione di depositi sotterranei inciderebbe del 10% sul costo della corrente elettrica;
d) se la Slovenia decidesse la chiusura anticipata, sarebbe costretta a pagare degli indennizzi alla Croazia;
- peraltro l'indennizzo alla Croazia non sarebbe dovuto ove il livello di pericolosità della centrale risultasse superiore a quello di analoghi impianti funzionanti in Europa e nel mondo;
- già a suo tempo il governo austriaco si era offerto di contribuire alle spese derivanti dall'eventuale chiusura della centrale, ove il governo sloveno avesse deciso in questo senso;
i sottoscritti interrogano il Governo per conoscere:
1) se il Governo condivida le valutazioni sulla scarsa sicurezza della centrale e sui pericoli che essa potrebbe comportare anche per il nostro paese;
2) se il Governo ritenga di promuovere un'indagine sulla sicurezza della centrale ad opera di un organismo internazionale indipendente;
3) se il Governo intenda assumere iniziative volte a facilitare una rapida chiusura della centrale;
4) se a questo fine intenda sollecitare e aiutare la Slovenia -magari con accordi di cooperazione - a rendere più efficiente il suo attuale sistema energetico e ad utilizzare fonti alternative al nucleare e a basso impatto ambientale, in modo da far risultare inutile e controproducente il ricorso alla succitata centrale;
5) se intenda inserire la questione di Krsko tra quelle in discussione nell'ambito della trattativa relativa ai rapporti bilaterali tra Italia e Slovenia;
6) se e in che termini nella trattativa circa l'adesione della Slovenia all'Unione Europea sia stato sollevato il problema dell'adeguamento della legislazione slovena alle norme di sicurezza valide nei paesi dell'UE.
STRIK LIEVERS
BONINO
CALDERISI
TARADASH
VIGEVANO
VITO
Roma, 27 luglio 1994