Roma 3 agosto 1994
I responsabili di Radio Radicale hanno avviato oggi le procedure giudiziarie, con atto di formale diffida, contro il ministro delle Poste per la mancata attuazione dell'articolo 9 del decreto "Salva RAI" che prevede l'effettuazione di una gara per la convenzione con la quale assicurare al Parlamento la trasmissione radiofonica delle proprie sedute.
Nonostante il governo si stia avviando verso la quinta reiterazione del decreto, non è stata ancora conclusa l'aggiudicazione della gara alla quale solo Radio Radicale ha partecipato. Da quasi due mesi sono scaduti i termini che la legge prevede per la conclusione della procedura e il ministro delle Poste non ha ancora provveduto agli atti necessari.
"Mentre la RAI ha potuto, come giusto, - afferma Massimo Bordin, direttore dell'emittente - usufruire dei benefici previsti dal decreto (oltre 500 miliardi), Radio Radicale non sa nemmeno se le verranno assegnati quei dieci miliardi per consentire la prosecuzione di quel servizio che tuttavia continua ad assicurare, per propria scelta e a proprio gravissimo rischio economico, ai cittadini e al Parlamento. Il comportamento del ministro Tatarella e del Governo intero è, a questo punto, al di fuori della legge. Ci limitiamo ad osservare, infine, che su questa parte, come su tutto il decreto legge, sia la Camera che il Senato hanno già votato i requisiti di necessità ed urgenza e che già nell'ottobre del 1993 - a grandissima maggioranza, solo 4 voti contrari - la Camera dei Deputati richiese che il servizio venisse realizzato con la massima urgenza proprio da Radio Radicale."