scritto l'11 agosto 1994
Che si tratti di divorzio, di aborto, di droga, l'onestà intellettuale di ciascuno deve riconoscere che la via del "verboten", del divieto é tragicamente fallita, risolvendosi in una delle cause maggiori del flagello che si pretende in tal modo di combattere.
Ponendo al centro della lotta contro questi drammi e queste tragedie, nella vita personale ed in quella sociale, la regolamentazione ed il controllo sociale delle responsabilità e della libertà del singolo i risultati si rivelano invece assolutamente positivi. Le tragedie restano tragedie, e non diventano per questo - come si temeva e si teme - piacevoli e ricercati strumenti di licenza e libertinaggio. Anzi, esaltano l'elemento di responsabilità e sorreggono la pratica di risposte anche radicalmente alternative, non tragiche, ai problemi relativi.
Per limitarci all'aborto, la pur pessima (nella lettera) 194 - esempio abbastanza rivoltante della legislazione di "unità nazionale", di compromesso catto-comunista dell'epoca, corrispondente alla "gestione" dell'assassinio di Aldo Moro -, consentendo nei fatti il prevalente realizzarsi il principio della regolamentazione ha provocato fin qui i seguenti risultati:
1) Riduzione del 50% degli aborti legali e riduzione costante rispetto al primo anno di attuazione costante della legge;
2) Crollo verticale degli aborti clandestini, per quanto si possa comprendere un fenomeno di tal fatta;
3) Crollo verticale degli aborti plurimi da parte della stessa donna, in genere o molto spesso madre di famiglia;
4) crollo verticale delle sterilità, delle conseguenze traumatiche, psichiche e anche fisiche, della mortalità (scomparsa praticamente);
5) socializzazione dei problemi personali, sessuali, coniugali, adolescenziali, estensione della informazione e della conoscenza, precedentemente impediti dalla criminalizzazione, dalla clandestinità, dalla miseria, dell'aborto clandestino;
6) il diffondersi della formazione medica e sociale, tutta e sempre, quanto meno indirettamente, (atta anche ove non fosse specificatamente volta, come in genere lo é) a impedire o quanto meno a rendere molto più difficile, la situazione di donne in stato di gravidanza non voluta o rifiutata:
7) lo scomparire di pratiche abortive, e di contesti, letteralmente infami contro le donne e la loro stessa integrità psico-fisica...
Potrei ancora continuare. Ma tutti questi - che ora sono - fatti erano anche nostri obiettivi espliciti, quando con e grazie a Luigi De Marchi, all'inizio degli anni 50, si difese contro la criminalizzazione dell'AIED e del planning Familiare, la nostra lunghissima lotta: "Sì alla pillola, no agli aborti", slogan che a Pasqua 1968, in Piazza S.Pietro, agitammo con striscioni e cartelli, poche settimane prima che, purtroppo, contro le conclusioni di una commissione post-conciliare nominata dal Papa, prevalse la linea che ancora oggi sembra essere quella della Chiesa, contro la "pillola del giorno dopo", contro l'uso di preservativi e di altri anticoncezionali, offerti alla conoscenza (e non all'uso obbligato!) delle persone.
Ai Matteoli e altri, noi chiediamo di riflettere su quali sarebbero le realtà e le condizioni del flagello dell'aborto, se fosse restato, o tornato ad essere, quello clandestino, di classe e di massa. Basta riferirsi al flagello della droga, divenuto tale innanzitutto per la cultura del "verboten", dell'intolleranza, e di uno statalismo blasfemo.