martedi 9 agostodi Massimo Gramellini
Il pannelliano di maggioranza Marco Taradash, presidente della commissione di vigilanza Rai, non ha dubbi: fra Berlusconi e il Garante, stavolta sta con il Garante. Niente paura: già nel corso dell'intervista tornerà di nuovo con Berlusconi.
Onorevole Taradash, come mai il Garante ha bocciato gli spot?
"Perchè non li ha considerati neutri".
E invece lo erano, secondo lei?
"No. Il garante ha ragione. Quegli spot non erano solo pubblicità, ma anche propaganda politica".
C'è differenza?
"Gli spot non si limitavano ad illustrare l'attività del governo, ma finivano per elogiarlo. Così il messaggio cessava di essere neutro, rendendo necessario uno spazio di replica all'opposizione, che però la legge non prevedeva. Credo che tutto questo non sia sfuggito al garante".
E come mai lo spot sul fisco è rimasto a galla?
"Forse il garante non vi ha visto quell'aspetto autoelogiativo che invece traspariva da quelli che finivano con: "fatto!".
Quindi il governo ha sbagliato?
"Eccesso di legittima difesa. Gianni Letta ha ragione. Si è voluto reagire a un'ostilità preconcetta da parte di molti organi di stampa".
Ma non ha appena riconosciuto che quegli spot erano una sviolinata governativa?
"Va bene, lo strumento d'azione utilizzato sarà anche stato improprio. Ma il problema rimane: superare l'ostilità dei mass media e fararrivare alla gente le notizie sull'attività del governo".
Che ha solo tre canali tv e qualche decina di giornali.
"Berlusconi ha un'azienda, certo. Ma è un'azienda sola. Contro un mare di aziende che stanno con i suoi avversari".
Vabbè, onorevole, tanto il disco è sempre lo stesso. Ma la proposta formulata ieri da Letta di fornire materiale audiovisivo "made in palazzo Chigi" ai telegiornali, non punta a scalzare la mediazione dei giornalisti?
"E' vero. Li scavalca".
Non per essere pignoli o noiosi. Ma non crede che invece in una democrazia...?
"E' un modo sbagliato di porre un giusto problema. Perchè non è intermediazione, ma deformazione giornalistica quella che dà risalto al pranzo in trattoria di D'Alema e Buttiglione, dilatando un banale incontro fra due vacanzieri".
Veramente sarebbero i leader dell'opposizione. E poi, scusi, quando Berlusconi "tesseva la tela", giornali e tg aprivano ogni giorno con i suoi pranzi e i suoi caffè.
"No, no, ribadisco. Questa è deformazione. Ad esempio, pensi che ieri serail Tg3, sulla faccenda degli spot, ha riportato il parere dei due vicepresidenti della commissione di vigilanza, Paissan e Storace, censurando il parere del presidente".
Che noi invece stiamo intervistando. O no?
"Io voglio dire che il Tg3 aveva un piano preciso: non far sapere che io stavolta ero critico con Berlusconi. Perchè avrei scompigliato i loro schemi: Berlusconi mostro, Bossi guerriero vendicatore".
Li vuole scompigliare del tutto, criticando anche l'idea di Letta sulla videocassetta governativa?
"Beh, ma quella di Letta è un'offerta, non un obbligo".
Si spera.
"Resta comunque un errore. Non si risolve la crisi dell'informazione opponendo al precotto di Tg3 e soci un altro precotto, stavolta governativo".
Lei cos'avrebbe fatto al posto di Berlusconi?
"Una legge antitrus".
E lui la farà?
"Non lo so. Io ho detto quel che farei io".
E i giornalisti, invece?
"Dovrebbero imparare dai colleghi francesi. Tf1 o Le Monde seguono con grande risalto i provvedimenti del governo. Poi, nei commenti, magari li criticano. Ma non aprono con il pranzo Buttiglione-D'Alema, loro".