martedi 9 agosto 1994
Marco Taradash, presidente della Commissione di Vigilanza RAI ha visto solo ieri gli spot della discordia. E ne da un giudizio negativo: "E' stato fatto un uso spregiudicato ed inopportuno di questi messaggi di interesse pubblico. E dall'uso spregiudicato all'abuso, il passo era breve".
Il Garante li bloccati.
"Non è criticabile. La legge Mammì era ambigua sull'argomento, era suo compito dare un'interpretazione autentica. L'ha data tempestivamente e da adesso varrà per questo governo e per quelli futuri. Ora spero che la rai si dimostri più obiettiva: il Tg3 ha dato spazio al Vicepresidente della Commissione di Vigilanza senza far parlare il Presidente".
Torniamo agli spot: anche stavolta i consiglieri di Berlusconi gli hanno combinato un pasticcio?
"Questo non lo so. Ho letto quel che ha dichiarato Letta e sono d'accordo: l'attenzione nei confronti dei fatti istituzionali, da parte della grande stampa, è minima. E' un dato di cultura giornalistica. A questo atteggiamento, il governo ha risposto con un eccesso di legittima difesa".
Berlusconi ha formalizzato la rottura con la grande stampa borghese, Corriere, Stampa, ecc... Non è una mossa un po' pericolosa?
"No, non lo credo. C'è un blocco sociale che unisce progressisti e grandi gruppi finanziari, che rappresentano interessi contrastanti a quelli di Berlusconi. Noi riformatori, a settembre presenteremo il nostro progretto antitrust che comprenderà anche la carta stampata, oltre alla televisione. Non si può pensare che Agnelli, Ferruzzi, Mediobanca controllino gran parte dell'informazione. Così non è più libertà, è potere".
Che effetto le fa sentire Berlusconi, uno degli uomini più potenti d'Italia, strillare contro la stampa come avete fatto per tanti anni voi umili radicali?
"E' strano effettivamente, ma se facessi il giornalista, mi chiederei il perchè. Non credo che Berlusconi soffra di allucinazioni. Il suo è un potere stretto tra quello della prima Repubblica e dell'epoca precedente. La grande finanza sta a guardare e rimpiange Craxi e Andreotti, considerando Berlusconi come un parvenu. E i progressisti sono appiattiti su questa logica".