Premesso che
- dal 5 al 13 settembre prossimi si riunirà al Cairo la Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo;
- le discussione nel Comitato preparatorio e il dibattito internazionale che a partire da esso si è sviluppato hanno messo in evidenza il rilievo, il peso e l'influenza delle conclusioni cui la conferenza giungerà, come la natura delicata e impegnativa delle posizioni che ogni singola delegazione assumerà circa le questioni che hanno suscitato le maggiori controversie;
- il governo non ha ancora comunicato quale linea adotterà la delegazione italiana, né essa emerge dalle anticipazioni alla stampa del Ministro che guiderà la delegazione stessa, mentre le dichiarazioni personali di un Ministro hanno suggerito l'ipotesi che al Cairo l'Italia possa sostenere, in nome del diritto alla vita, scelte di divieto legale dell'aborto che si risolverebbero nell'aumento dell'aborto clandestino di massa;
- finora il parlamento non ha indicato un orientamento al governo,
gli interroganti chiedono di conoscere:
1) se - in relazione ad alcuni dei temi su cui il confronto si preannuncia più vivo - il governo intenda assumere una posizione che risponda ai seguenti principi:
a) è compito, diritto e dovere dell'ONU e della comunità internazionale misurarsi con i problemi della sovrappopolazione - fra i più gravi che l'umanità si trova di fronte - nella prospettiva, nel contesto e con il metodo della promozione e tutela dei diritti fondamentali della persona;
b) anche da questo punto di vista, non esistono né il diritto né la legittimità morale da parte della minoranza sviluppata del mondo, consumatrice delle maggiori quote delle risorse mondiali, di imporre proprie scelte di politica demografica o comportamenti demografici da essa dettati ai popoli vittime della fame e del sottosviluppo; si pone invece il dovere di fornire a tutti il più possibile di conoscenze e di strumenti perché ogni persona sia in condizione, se lo vuole, di esercitare scelte di maternità e paternità responsabili e di pianificazione familiare, secondo l'indicazione centrale contenta nel documento dell'ONU;
c) occorre combattere davvero, e non limitarsi a esorcizzare, la tragica realtà dell'uso dell'aborto come strumento di controllo delle nascite. E' condizione primaria e imprescindibile per raggiungere questo fine fornire l'alternativa rappresentata dalla conoscenza dei metodi sicuri di contraccezione. Rifiutarsi di percorrere questa strada, pretendere di contrastare insieme sia l'aborto che la diffusione della contraccezione significa ridurre a ipocrisia impotente le proclamazioni di opposizione all'aborto, anche e soprattutto quelle enunciate nelle leggi e nei codici, e significa in molti casi realizzare di fatto quel che in teoria principalmente si combatte, ossia appunto l'imposizione dell'aborto come strumento fondamentale per il controllo delle nascite;
d) è prudente e opportuna la linea adottata nel documento preparatorio di non sollevare, nella conferenza, la questione delle differenze profonde fra gli stati negli orientamenti legislativi in tema di aborto, ma di porre in termini di salute e di diritto alla vita delle donne la questione delle pesantissime conseguenze sanitarie e sociali di quella pratica dell'aborto che nessun divieto si mostra comunque capace di impedire;
e) parimenti in termini di diritto alla salute e alla vita e di pressante priorità va posta la necessità di diffondere cocienza e conoscenza circa i pericoli dell'AIDS e i modi per evitare il contagio;
f) tanto più di fronte alle urgenze e alle prospettive angosciose poste dalla questione della sovrappopolazione, occorre affermare il diritto alla vita come fondamento primo di ogni altro diritto e delle relazioni fra le persone, i popoli e gli stati. Si agisce in questa direzione sul piano internazionale non promuovendo un divieto legale dell'aborto cui comunque non potrà mai corrispondere, come ogni esperienza storica e attuale insegna, un tentativo effettivo degli stati di impedire l'aborto clandestino, e si risolve perciò in mero scarico di coscienza ipocrita e in definitiva complice di fronte al suo perpetuarsi; bensì ponendo al centro dell'impegno della comunità internazionale, in primo luogo naturalmente dei paesi economicamente più avanzati, rivoluzionando le priorità e i criteri della politica internazionale, la creazione di condizioni umane di vita e di accoglienza alla vita in ogni parte del mondo;
2) se il governo non ritenga necessario e opportuno sollecitare, nei modi e nei tempi rapidissimi opportuni, un confronto parlamentare circa l'atteggiamento da tenere nella conferenza del Cairo
Lorenzo Strik Lievers
Emma Bonino
Peppino Calderisi
Marco Taradash
Paolo Vigevano
Elio Vito