"Noi lo ripetiamo: se fosse concepibile in paesi dove lo Stato di diritto vive davvero che il capo del partito di maggioranza relativa in una coalizione di governo ogni giorno accusi il Presidente del Consiglio di essere un pericolo per le istituzioni e per la democrazia, di essere al potere per salvaguardare interessi privati e concezioni antidemocratiche, le istituzioni e l'economia, l'immagine internazionale ed interna del paese sarebbero rapidamente distrutte.
In Italia, invece, da mesi ogni dichiarazione, sempre uguale a se stessa, viene sollecitata, raccolta, rilanciata, amplificata, fornita - anche se in un paese serio smetterebbe di far notizia, da un fronte politico del quale i giornali sono diventati forza autonomemente militante, e dirigente.
L'on.Bossi va ripetendo che egli é capo del maggiore partito italiano e che il Presidente del Consiglio é condannato ad essere inchiodato alla sua responsabilità dei suoi privati interessi. In tali condizioni o i ministri della Lega dissociano pubblicamente le loro responsabilità politiche relative all'art. 49 della Costituzione (quelle di partito) da quelle di membri del Governo, e difendono il decoro, l'onorabilità, la serietà e la piena legittimità anche civile di esso, o devono andarsene. Un comportamento partitocratico diverso, il ritenere ed affermare pubblicamente che essi rispondono non al Presidente del Consiglio o a quello della Repubblica o al Parlamento, ma al loro partito ed al loro capo, omettere di intervenire, sarebbe molto grave, peggiore di quelli che conoscemmo nel peggior periodo del regime."