Domenica, 14 agosto 1994
di Antonella Coppari
Un Berlusconi bis? Pannella ci crede e dà un suggerimento: Martino deve passare dagli esteri all'economia. L'idea di sedere a Palazzo Chigi con gli ex fascisti non lo sconvolge.
Onorevole Pannella, dopo l'incontro di Arcore l'ipotesi di un rimpasto è superata?
"Al contrario. Quanto più la ragionevolezza torna a manifestarsi, tanto più si potrà far tesoro di questi primi tre mesi, correggere gli errori seguiti immediatamente al risultato elettorale, avere un progetto e unprogramma degni di questo nome, persone e forze giuste al posto giusto".
Come dovrebbere essere questo esecutivo? Con quali programmi? Chi ne dovrebbe far parte?
"Un Berlusconi bis che pensi al debito pubblico consolidato, come e quando si passerà a riformare nel senso del mercato e del liberalismo i vari settori della vita sociale e istituzionale: dall'informazione alla pubblica amministrazione. Se le nostre informazioni sono esatte, la riforma universitaria immaginata e proposta dal ministro Podestà rischia di essere una contro-riforma burocratica e sovietizzante, con il rischio di un nuovo boomerang. E' urgente, inoltre, che Martino passi dal ministero degli esteri, dove è giunto senza che nessuno avesse mai avuto l'opportunità di conoscerne idee e progetti, alla direzione dell'economia, sulla quale è stato accolto e applaudito, eletto e investito di grande fiducia politica e della quale, invece, non lo si sente più parlare, e non lo si può attendere all'infinito".
Ma lei sarebbe pronto ad entrare a Palazzo Chigi con gli esponenti di Alleanza nazionale?
"I riformatori hanno una caratteristica: fissano gli obiettivi prioritari e si alleano con chi li condivide. Abbiamo proposto in primo luogo, per lustri se non decenni, alla sinistra il nostro progetto di riforma anglosassone dello Stato e della società. Fini sembra accettare una riforma dello Stato, in direzione americana. Gli altri, no".
Se si apre una crisi, è sicuro che Scalfaro non si orienterà verso un governo istituzionale?
"Escluderei che il Parlamento possa orientarsi in tale direzione. E il giudizio del presidente della Repubblica non può che tener conto delle situazioni politico-istituzionali quali sono. In realtà, tutti i partiti di centro, di sinistra e Bossi, sembrano preoccupati solo di garantire la sopravvivenza di se stessi con il doppioturno".