RISORGE IL TRAVESTITO, L'ANTIABORTISTA E SERVITO
Ce l'avete presente il ministro per l'ambiente del governo Berlusconi? Se la memoria non vi suggerisce nulla, non datevi del cittadino poco informato: siamo all'alba di un epoca di formidabili novità, tutto é cambiato tutto sta cominciando. Il signor ministro si chiama Altiero Matteoli, é un livornese di Cecina tra un mese compierà 54 anni ed é un capo-clun del segretario missino, il formidabilissimo Gianfranco Fini. Dei suoi connotati pubblici é proprio quest'ultimo a contare. Quando Fini detto Faccetta Grigia era ancora Faccetta Nera, il ragionier Matteoli aveva nel Msi un incarico delicato: capo dell'organizzazione.
Chi l'ha conosciuto allora lo descrive come un formidabile culo di pietra, del tutto uguale ai vecchi lupi d'apparato dei partitoni imperversanti nella prima Repubblica. Intramontabile come ogni burocrate che si rispetti, dal 1983 in poi si é sempre fatto mandare a Montecitorio. E qui, alla faccia delle novità, ci é tornato per la quarta volta il 27 marzo scorso.
Prima , però, Fini gli ha affidato un lavoretto mica da niente: condurre le trattative con Silvio Berlusconi per l'accordo elettorale al Sud tra il forzismo marca Fininvest ed il fascismo in grigio targato Alleanza nazionale. dieci giorni dall'alba al tramonto: tanto é durato il mercato, all'Hotel Majestic di Roma, poi nella reggia di Arcore, infine, in via della Scrofa, nel bunker capitolino di Fini, luogo delle firme e dei sigilli. Un lavoro davvero ben fatto, tanto che il Matteoli, ad elezioni concluse, ha osato augurarsi di ricevere un piccolo premio. Intervistato da Andrea Garibaldi per il "Messaggero" addì 3 aprile 1794, si é sporto così: "Lo confesso: ho ambizioni di governo. vorrei fare il sottosegretario ai trasporti. Oppure il presidente della commissione Antimafia". A quel punto, faccetta grigia, letta l'intervista, si é commosso. Ha convocato nel suo ufficio il camerata Matteoli e gli ha soffiato generoso: "Sottosegretario? Presidente di quell'inutile antimafia? macché tu sarai ministro.
E ministro niente meno che dell'Ambiente. Come?,Non ti frega nulla dell'ambientalismo? Pazienza, con quel serpente di Tatarella sarai il mio cane da guardia nel governone di Berlusconi?"
Perché vi ho inflitto questa pippa su Matteoli, semplice. Martedi 9 agosto, rompendo l'abituale silenzio, il signor ministro ha dichiarato alla Radio Vaticana di considerare l'aborto "un omicidio". ha aggiunto di non essere il solo nel governo a pensarla così. E ha concluso: farò di tutto perché Berlusconi scelga la mia linea per la conferenza del Cairo sulla popolazione nel mondo.
Gli ha risposto, indignato, il ministro Raffaele Costa, dinosauro liberale di Mondovì. Ma la replica più sdegnata gli é arrivata da Marco Pannella. A Matteoli e al governo tutto, Pannella ha gridato: "Non pensateci neppure a toccare la legge sull'aborto. Gli Italiani si sono già espressi e con una maggioranza schiacciante, l'80% dei voti.
E' un problema di libertà civile che abbiamo già risolto una volta per tutte".
A questo punto dovrei parlare di Pannella. Dovrei, certo, ma non ce la faccio. Anzi, non ce la faccio più, perché nell'ultimo secolo ho dovuto parlarne troppe volte. Adesso, per me, Pannella é (politicamente) morto e sepolto.
E sulla sua tomba é stato proprio il camerata fini ad incidere un epitaffio violento ma vero: "Qui giace un travestito della politica".
Questo, purtroppo, é diventato l'ex-Uomo della Rosa: una maschera pronta per ogni trucco, un pupazzone statuario (faccia da imperatore romano, sguardo dardeggiante, chioma da leone incanutito) capace di abbigliarsi in mille modi e pronto a recitare qualsiasi parte in commedia. Di questi tempi, Pannella deambula tra Arcore e via dell'Anima in guepiere da riform,atore. Ossia mascherato da ala sinistra della grande destra. Con questa baracconata é riuscito ad imbarcare sul Rex di Forza Italia sei deputati. In bilico su questo sestetto di forzisti ad honorem, giura e stragiura di essere l'unico, vero e patentato consigliere democratico di Silvio Primo. In realtà, non conta niente. Fini lo disprezza. Bossi lo deride. Casini si gratta quando lo incontra.
Berlusconi gli dice sempre di si e poi fa tutto il contrario. E più il Travestito insiste, più perde voti: tra il 27 marzo ed il 12 giugno, ne ha lasciati per strada quasi la metà, da 1,359.000 a 706.000. Ma adesso ci sarà la battaglia per l'aborto e vogliamo essere generosi: facci vedere, Marco, se sei almeno un morto (politico) che cammina.