Roma, 18 agosto 1994
di Raffaele Marmo
"Bossi si è convertito al doppio turno e si opporrà al nostro referendum del '95 per spazzare via l'ultimo residuo di proporzionale della legge elettorale? Bene, anche nel '92 lui e Craxi invitarono gli italiani ad andare al mare quando si decise sull'abolizione della preferenza unica. Poi si è visto come andò a finire e quale eco ebbero gli appelli del senatur". Giuseppe Calderisi, deputato riformatore eletto con Forza Italia, ma soprattutto stratega delle battaglie referendarie dei radicali, non sembra preoccupato dei cambi di rotta del capo del Carroccio. Così come non lo impensierisce l'"intesa" Buttiglione-D'Alema per il ballottaggio. "Sono convinto - avverte - che gli italiani non torneranno indietro nella marcia per abbattere le ultime casematte partitocratiche".
Qual è la posta in gioco nello scontro sul sistema elettorale?
"Ha ragione Adornato. C'è in giro una grande nostalgia della proporzionale e il doppio turno è visto come una sorta di prolungamento del vecchio metodo. Postcomunisti e postodemocristiani, cioè il peggio della partitocrazia, preparano le grandi manovre per ostacolare il successo del nostro referendum e favorire il ritorno al passato. Ecco il collante che li unisce: la convinzione che le regole elettorali vadano piegate alla propria convenienza di bottega, come se queste potessero servire a far tornare i voti perduti. Solo che, e questo è il grande paradosso, si tratta di calcoli sbagliati".
Perchè?
"Pds, Ppi, Segni, lo stesso Bossi sembrano d'accordo, ma non appena si mettessero a ragionare sul serio su quale doppio turno scegliere, finirebbe l'idillio, perchè ognuno lo vorrebbe ritagliato a suo piacimento. Solo un sistema che prevedesse il passaggio al ballottaggio dei candidati che al primo turno avessero conquistato il 4-5 per cento dei sondaggi potrebbe trovarli uniti. Ma un pasticcio simile a che servirebbe? Ogni altra formula, invece, metterebbe gli uni contro gli altri. Tanto il ballottaggio fra i primi due meglio piazzati, quanto il modello francese (in cui passano solo i candidati che superano il 12,5 degli aventi diritto, pari almeno al 20 per cento dei voti) escluderebbe di fatto i popolari dalla competizione: arriverebbero quasi sempre quarti o quindi e raramente terzi. Allo stesso modo, pari a zero sarebbe la convenienza per il Carroccio e, sia pure per motivi opposti, per Botteghe Oscure".
Come si spiega, allora, la conversione di Bossi?
"Non si spiega. Come non si spiega il comportamento che ha tenuto fino a qualche giorno fa verso la maggioranza di cui fa parte, un atteggiamento politicamente scorretto, inconcepibile in qualsiasi Paese civile. Non credo però che tutto lo stato maggiore leghista sia sulle sue posizioni. Maroni, per esempio, è rimasto monoturnista e lo stesso Speroni si mantiene abbastanza defilato".
Esclusa la convenienza, perchè, dunque, popolari e pidiessini insistono tanto per il doppio turno?
"A parte la nostalgia del proporzionale e la voglia di tornare indietro, la ragione profonda delle resistenze verso un sistema anglosassone è che questo provoca lo smantellamento dei partiti, come li intendono postcomunisti e postdemocristiani e cioè dei partiti organizzati di massa, dei partiti-Stato, dei partiti Chiese. Con il doppio turno, infatti, le strutture partitocratiche restano interamente in piedi e anzi si moltiplicano, pronte a giocare un ruolo di contrattazione in quel mercato delle vacche che è il ballottaggio. Come dire: il mio candidato si ritira, ma tu mi dai la presidenza di quella Usl, di quella banca e così via".
Con il maggioritario ininominale all'inglese, invece, che cosa accade?
"I partiti perdono consistenza, diventano club elettorali, leggeri, mentre balza in primo piano l'uomo. La partita nel collegio si risolve sostanzialmente nel rapporto fra elettori e candidato, senza la mediazione delle segreterie. In secondo luogo si favoriscono le aggregazioni e di conseguenza la governabilità".
In questo modo, si obietta, si perdono le identità. E non sembra automatico il collegamento fra turno unico e maggiore governabilità.
"Intanto, turno unico non significa partito unico, ma piuttosto federazione di movimenti e gruppi politici. E poi chi accusa questo sistema di antidemocraticità dovrebbe spiegare perchè considera l'Inghilterra e gli Usa (dove è applicato) i capisaldi della democrazia. Quanto all'obiezione che non assicura di per sè maggioranze stabili ed omogene e cioè un vero sistema bipartitico e dell'alternanza, questo è vero, ma non è altro che la conferma che da sola la riforma elettorale non basta".
E qual è l'altro passaggio?
"La verità è che bisogna abbinare al sistema elettorale anglosassone il presidenzialismo e il federalismo. L'elezione diretta del presidente, come in Usa, è l'elemento che in definitiva porta al bipartitismo, mentre la creazione di uno Stato federale contribuisce alla costruzione di quel sistema di pesi e contrappesi così necessario proprio in un sistema presidenziale".