Roma, 18 agosto 1994
PER IL "PARTITO UNICO". DEI RIFORMATORI PRESIDENZIALISTI, FEDERALISTI, UNINOMINALISTI. CONTRO I CONSERVATORI DELLE PROPRIE BOTTEGHE E DEI PROPRI DUBBI CARISMI, ESSO E' IN FASE DI ORGANIZZAZIONE E DI LANCIO.
"Occorre ben intendersi su questa storia del "partito unico". Se si resta nella vecchia concezione di etnie politiche e partitiche che si organizzano per sopravvivere e per sopraffare, ove possibile, le altre, č ovvio che occorre uscire dal "monopartitismo imperfetto" del quarantennio partitocratico, e non tornare al monopartitismo perfetto di fascistica memoria.
Occorre, invece, nella prospettiva della riforma maggioritaria americana, un "partito unico" dei riformatori presidenzialisti, federalisti, uninominalisti-americani. Questo partito deve essere di carattere federale (e non confederale), un po' del tipo dell'UDF di Giscard d'Estaing.
Un tempo "riformatori" erano considerati i partiti di sinistra: ma furono e sono o rivoluzionisti o riformisti, roba vecchia e battuta.
E' invece evidente che chi ha innanzitutto a cuore la propria etnia, per non dire fazione o bottega, non ne voglia sentir parlare. E non a caso questo discorso vale sia per l'etnia progressista sia per quella attualmente al governo.
Possiamo assicurare gli "osservatori" che osservano al solito solo quello che gli aggrada, in genere il proprio ombelico, che l'organizzazione del "partito unico" liberale, libertario, liberista, riformatore, referendario č ormai in corso".