Roma 19 agosto 1994Sollecitare una presa di posizione del Governo sul problema della moratoria mondiale delle esecuzioni capitali: questo, in sostanza, il motivo che ha spinto il ministro di Grazia e Giustizia Alfredo Biondi ad inviare una lettera a Silvio Berlusconi e ad Antonio Martino, ministro degli Affari Esteri.
Su tale tema - ricorda il Guardasigilli - il Parlamento ha votato recentemente all'unanimità per impegnare l'esecutivo su alcune questioni. Prima fra queste, fare in modo che il Consiglio di sicurezza dell'Onu, in occasione di conflitti civili, imponga una sospensione delle esecuzioni; in secondo luogo, porre all'ordine del giorno delle Nazioni Unite la moratoria in tutto il mondo delle esecuzioni capitali, nonché promuovere la creazione del tribunale internazionale sui crimini contro l'umanità.
Chiaro, dunque, lo scopo della lettera. Rimane però un quesito: perché adesso? E' semplice. L'ultima data utile per chiedere all'Assemblea Generale dell'Onu di discutere, nella sessione di settembre, sulla suddetta sospensione scade il 20 agosto, e cioé domani. "L'Italia - osserva Biondi - ha quindi pochissimo tempo per dare al mondo un chiaro segnale su una questione che riguarda il rispetto della vita umana. Sarebbe questo, oltre tutto, uno dei modi più nobili per confermare come il Governo abbia posto al centro della sua linea politica i problemi della libertà e dei diritti civili".
Ma le pressioni non partono soltanto da un esponente dell'esecutivo. Ieri pomeriggio, infatti, si é svolta una manifestazione davanti a Palazzo Chigi, organizzata dal Partito radicale e dal titolo "Pena di morte: radicali, "walk around".
All'inizio del raduno, una nota di colore. Marco Pannella si é legato a una falsa sedia elettrica, mentre una ventina di militanti radicali camminavano in cerchio con cartelli recanti le scritte: "Giustizia e non vendetta", "giustizia si, pena di morte no".