COMUNICATO STAMPA DI MARCO PANNELLA
Roma, 21 agosto 1994
"Finché non avremo mutato sistema istituzionale e politico esso continuerà a produrre quel che ha prodotto, nel bene (se vi é stato) e nel male, e che produce tutt'ora. Ne é dimostrazione il proseguirsi stanco, vecchio, sterile del "dialogo" fra (ex) comunisti e (ex) democristiani, fra etnia di sinistra e "mondo cattolico". Obiettivo: un "compromesso storico", come sempre giustificato con stati di necessità e lotta a qualcuno. La difesa di questo sistema, da parte del partito di "Repubblica" é compresibile: se mancassero partiti, partitini, etnie di potere e di sottopotere di stampo italiano, questo "gruppo di pressione" sarebbe totalmente ridotto a gruppo di depressione e di depressi.
Espressione di questa tradizione sono i "rilanci" ai quali assistiamo, tutti fatti e consentiti dalla speranza di un "doppio turno", o di qualche altro marchingegno che garantisca come futuro il passato, corretto nella nomenklatura. Oggettivamente Partito Laburista di Spini, Partito Democratico di D'Antoni, Amato, Alleanza Democratica di Ajala e Bordon, non costituiscono sintomi di nuove aggregazioni ma il proseguirsi della disgregazione, il suo estendersi nell'illusione di acquisire spazi, recuperare fettine di etnie giustamente scomparse.
Il disegno e il progetto di "Forza Italia" e dei Riformatori di riforma dello Stato, l'incalzare, ormai, di quasi una ventina di referendum, le crisi economiche che rischiano di proporsi (in termini che possono deludere i calcoli di "sinistra" e Progressisti) se non giungono finalmente a contrapporsi una riforma liberale e liberista, da una parte, e i tantissimi interessi ad essa naturalmente contrari, non consentono di "lavorare per dopo". Le scelte che comunque saranno fatte escluderanno chi non avrà concorso in modo determinante a compierle. Troppo duro, infatti, sarà lo scontro, perché coloro che lo vinceranno non si trovino caricati di responsabilità dure, alternative, forti di governo del paese.
L'ideale sarebbe che - superando anche traumaticamente le vecchie unità etniche - i Riformatori stiano con chi accetta le riforme istituzionali e politiche, e non con chi le nega.