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Agora' Agora - 26 agosto 1994
NOTA DEI PARLAMENTARI RIFORMATORI IN VISTA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DEL 26.08.1994

1. DECRETO 'SALVA-RAI' - RADIO RADICALE

A distanza di otto mesi dalla sua approvazione da parte del governo Ciampi e dopo tre successive reiterazioni, il governo non ha ancora attuato l'articolo 9 del decreto salva RAI, relativo alla convenzione per la trasmissione delle sedute parlamentari.

Mentre, in base allo stesso decreto, la RAI, che versa in una situazione tutt'altro che ineccepibile, ha immediatamente potuto godere dei benefici economici previsti dal decreto, Radio Radicale, unica concorrente (ormai da quattro mesi) alla gara di appalto per l'assegnazione del servizio di trasmissione delle sedute parlamentari, non ha visto una lira, né la gara è stata ancora aggiudicata né la relativa convenzione conclusa e stipulata. Tutto ciò in violazione della legge.

Oggi addirittura qualcuno vorrebbe che il governo accogliesse un emendamento, di dubbia se non certa natura incostituzionale, approvato solo in commissione dalla Camera, che modifica retroattivamente le condizioni di gara, nonostante che i pareri pro veritate raccolti da Radio radicale confermino l'illegittimità di un tale eventuale provvedimento. In tal caso la gara stessa rischierebbe di essere annullata.

Nonostante tutto ciò Radio Radicale ha continuato e continua ad assicurare al Parlamento ed ai cittadini il servizio di trasmissione delle sedute parlamentari a proprio esclusivo rischio. I responsabili della radio hanno dovuto diffidare formalmente il ministro delle poste ad aggiudicare la gara e a stipulare la relativa convenzione, per ora senza alcun risultato.

Nel richiamarci agli impegni personalmente assunti dal presidente del Consiglio e dal sottosegretario Letta chiediamo che la gara venga immediatamente aggiudicata e la convenzione attuata. Va da sé che sarebbe assolutamente inaccettabile la ripresentazione del decreto in una forma diversa da quella originaria.

2. LA CONFERENZA DEL CAIRO

Sulla posizione dell'Italia alla Conferenza del Cairo, i Riformatori hanno prospettato responsabilmente, in una loro interrogazione qui allegata, una linea che sembra suscettibile di superare le contrapposizioni esasperate e di realizzare ampi consensi nella maggioranza. In sintesi:

1. No all'imposizione da parte dei paesi ricchi di "modelli" di comportamento demografico. Sì invece al dovere di mettere ciascuno in condizione di operare scelte di maternità e paternità responsabili.

2. No, ma per davvero, all'aborto come strumento contraccettivo. Per non cadere nell'ipocrisia, questo deve tradursi nell'offrire, come alternativa, la possibilità di usare contraccettivi sicuri.

3. Necessità di iniziative, in termini di diritto alla vita e alla salute, rispetto alle tragedie provocate sia dagli aborti clandestini sia dal dilagare dell'AIDS.

4. Affermare il diritto alla vita come fondamento di ogni altro diritto. Si persegue questo obiettivo non con l'ipocrisia del divieto legale dell'aborto, che provoca solo l'aborto clandestino, ma creando condizioni umane di vita e accoglienza alla vita in ogni parte del mondo.

E' cruciale a questo punto, stante il rilievo politico assunto dalla conferenza, la questione della composizione della delegazione. Anche per evitare illazioni sulle ragioni per cui a farne parte sia designato l'un ministro piuttosto che l'altro (perché il ministro per l'ambiente e non, ad esempio, quello per i rapporti con il parlamento?) riteniamo opportuno che il governo italiano sia rappresentato dai due ministri a ciò istituzionalmente competenti, ossia quello degli esteri e quello della famiglia. E capo della delegazione non può che essere il ministro degli esteri. Tanto più ciò è necessario, stanti sia il carattere delicato e impegnativo delle posizioni da assumere, sia l'alto livello politico di molte altre delegazioni.

Infine, ma fondamentale: non è opportuno che nella delegazione sia autorevolmente rappresentata quella corrente ideale che più di ogni altra in Italia ha posto al centro della propria azione, a partire dalle battaglie contro lo sterminio per fame, i temi dei diritti della persona e del diritto alla vita nel mondo?

3. CORTE PENALE PERMANENTE DELL'ONU

Nell'accordo fra il presidente del Consiglio Berlusconi e i Riformatori, presentato alla stampa il 7 luglio scorso, era stato previsto di affidare ad Emma Bonino l'incarico di rappresentare l'Italia nelle sessioni ONU dedicate all'istituzione di una Corte Penale PERMANENTE per i crimini contro l'umanità.

L'International Law Commission, incaricata di elaborare una bozza dello statuto di tale Corte, ha nel frattempo concluso i propri lavori, per cui nei prossimi mesi, prevedibilmente ad ottobre, l'ONU comincerà a dibatterne. Si tratta quindi di definire la natura, la durata, gli ambiti di attività e la copertura finanziaria del mandato del rappresentante italiano, oltre che, naturalmente, formalizzare l'incarico di Emma Bonino. A questo proposito è stato preparato un dossier che verrà consegnato al ministro Martino.

Pro memoria, ricordiamo che resta da designare il rappresentante nel comitato nazionale per la celebrazione del 50· anniversario di fondazione dell'ONU. Il presidente del Consiglio aveva espresso l'intenzione di consultare gli alleati sulla eventuale designazione di Marco Pannella. Il governo deve inoltre nominare i due rappresentanti italiani nella Commissione CEE.

4. LA QUESTIONE MOZAMBICO

L'Italia ha svolto un ruolo essenziale nel processo di pacificazione del Mozambico e nel ripristino delle più elementari forme di democrazia. Tale processo rischia di essere brutalmente interrotto perché intralci burocratici hanno ritardato il versamento dei contributi UE ed USA destinati a favorire la smilitarizzazione della RENAMO e la sua conversione in movimento politico, attraverso il cosiddetto Trust Fund. Rischiano perciò di saltare le elezioni previste per novembre, con conseguenze prevedibilmente tragiche per il paese.

I fondi in questione assommano a circa 3 milioni di dollari, una cifra risibile che potrebbe essere facilmente reperita attraverso una anticipazione del governo italiano. La richiesta è stata ripetutamente avanzata all'ambasciatore italiano a Maputo dal rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite, l'italiano Aldo Ajello.

E' sufficiente che il Governo autorizzi l'ambasciatore a versare nel conto Trust Fund il denaro già stanziato per l'aiuto umanitario e che resta inutilizzato per mancanza di richieste di impiego.

5. LEGGE ELETTORALE REGIONI - TURNO UNICO O DOPPIO TURNO

In merito alla riforma elettorale per le Regioni, i Riformatori sono fortemente preoccupati per la bozza di proposta avanzata dal ministro Urbani basata sul doppio turno (bozza su cui si è già svolta una prima discussione - non sappiamo se in seno al Consiglio dei Ministri o solo nel Comitato ad hoc - e che ha registrato, fortunatamente, l'opposizione di Fisichella). La presentazione da parte del Governo di un disegno di legge basato sul doppio turno sarebbe un atto gravissimo in totale e clamoroso contrasto con l'iniziativa del Manifesto-appello di Forza Italia e dei Riformatori e con il referendum della prossima primavera. La stessa considerazione vale per la strada australiana auspicata dal ministro Speroni.

Quanto accaduto nella Commissione affari costituzionali della Camera in merito alla riforma dell'art. 122 della Costituzione

dovrebbe far riflettere. La maggioranza è rimasta compatta, ha saputo dialogare con le forze di opposizione riuscendo a spaccarle proprio perché ha mantenuto fermi i principi cardine della propria proposta di legge (elezione diretta del Presidente della Regione, sistema elettorale uninominale maggioritario, autonomia regionale). Non solo Adornato ma anche altre componenti del gruppo progressista e addirittura i pattisti di Segni si sono trovati d'accordo con la maggioranza. Bassanini e il PDS sono stati rimasti isolati e costretti a fare l'ostruzionismo insieme con Cossutta e Rifondazione.

Non è vero, pertanto (come sostengono Urbani, Napolitano, Buttiglione, ecc) che sulle riforme elettorali e costituzionali bisogna scegliere tra la strada di una maggioranza arrogante che pensa di poter far da sé e la strada del dialogo (leggi cedimento) alle tesi delle opposizioni. C'è anche la strada del confronto con tutto il Parlamento basata sulla validità e sulla forza delle proposte che vengono avanzate.

Come ha sottolineato Dino Cofrancesco sul Corriere della Sera ricordando gli scritti di Vittorio de Capraris e Giuseppe Maranini, "la lezione che si ricava da quei due testi è che le riforme istituzionali non vanno giudicate col metro dei (peraltro non scontati) vantaggi immediati che recherebbero ai loro promotori ma sulla base della loro intrinseca validità."

6. LEGGE FINANZIARIA - REFERENDUM ANTISTATALISTI

Occorre fare con urgenza una riflessione sul rapporto fra la legge finanziaria (e i disegni di legge ad essa collegati) e i referendum anticorporativi, antistalisti e per il mercato, riguardanti grandi temi di carattere economico-sociale (fisco, sanità, cassa integrazione, sindacati, commercio, informazione).

Ricordiamo che questi referendum sono stati individuati sulla base degli indirizzi liberali e liberisti proposti da Antonio Martino, che sono gli stessi del programma elettorale di Forza Italia (e per molti aspetti coincidono con le posizioni della Lega). Sono gli unici indirizzi capaci di far fronte alla montagna gigantesca del debito pubblico in una chiave di libertà e responsabilità dei cittadini.

La legge finanziaria e i collegati dovrebbero quindi cercare di anticipare e attuare, sia pure in modo graduale, gli indirizzi dei referendum.

 
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