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Agora' Agora - 29 agosto 1994
LETTERA DI MARCO PANNELLA AI DIRETTORI DI GIORNALI E TESTATE RADIOTELEVISIVE

28 agosto 1994

Caro Direttore,

Irene Pivetti esprime le sue idee di sempre, mai smentite, che ne hanno fatto e ne fanno, per ora, una eccezione in 50 anni di post-fascismo: Pivetti è contro la tolleranza, è contro il Concilio Vaticano II, è contro la civiltà e il pensiero liberali, è contro la carta dei diritti dell'uomo dell'ONU nelle sue componenti più significative, è una integralista e una fondamentalista, anziché islamica, cattolica. Al contrario di quel che le accade, per noi le idee degli avversari restano sacre, quanto al diritto-dovere di esprimerle. E difenderemmo - ove ve ne fosse bisogno - contro chiunque, lo Stato e (ci pare più probabile) la Chiesa il suo diritto ad esprimerle.

Certo Pivetti è anche Presidente della Camera. Ma non per merito o colpa sua. La verità è che la maggioranza del Polo della libertà e del polo del Buon Governo, che aveva chiesto e ottenuto voti in nome della liberaldemocrazia, e le minoranze progressista e centrista che fecero finta di opporsi, anch'esse, notoriamente, con giuramento liberaldemocratico, eleggendo o lasciando eleggere a terza personalità dello Stato l'attuale Presidente della Camera, si sono comportati come dei volgari pataccari, se dobbiamo dirla tutta, con la franchezza che tanto piace a Umberto Bossi.

Berlusconi, in quei giorni, di politici e di politica, non capiva o conosceva granché, e subì il ricatto o il diktat degli alleati, il che temo rischia di divenire un'abitudine.

Adesso è troppo tardi. Per la prima volta in Italia, e in Europa, si è data una prestigiosa tribuna propagandistica a estreme minoranze che da sempre vivacchiavano ai margini (spesso esterni) della Chiesa conciliare e post-conciliare, oltre che delle loro società e delle loro istituzioni. Così sentiamo fare l'apologia non solamente della Vandea, non già - come sarebbe più giusto - per onorare delle vittime, ma per rilanciarne le idee, o il sanfedismo; così, mentre il Papa non perde occasione per denunciare con angoscia e determinazione le ideologie e le forze della violenza e dell'intolleranza, e lo fa con particolare energia contro i misfatti e le atrocità delle inquisizioni, se ne fa oramai l'apologia da più parti, e "Il Secolo" può con entusiamo annunciare che, di nuovo, dopo il 25 luglio 1943, un grande dello Stato accusa "il laicismo" dei mali del mondo e del paese...

Bobo Maroni, vice-presidente del Consiglio e Ministro di Polizia, ancora ieri, si leccava i baffi dinanzi alla sontuosità ed alla opportunità della presidenza della Camera affidata a Irene Pivetti. A lui, e ad altri, rispondo invece che chi semina vento raccoglie tempesta, chi rompe paga (e i cocci sono suoi...), e chi la fa la copra. Ed estendo, con fraterna franchezza, queste osservazioni, a molti altri, da Giuliano Ferrara agli eletti di "Forza Italia", dell'UDC di Costa e Biondi, alla Ombretta Fumagalli Carulli e ai suoi amici del CCD; a tutti i realpolitiker della maggioranza (e delle minoranze).

Non ci si volle ascoltare allora. Nemmeno su molti altri temi. Sulla conduzione e sulla direzione della politica economica e di quella estera, sulla necessità di essere molto esigenti con AN, anche per aiutarla, finché si fosse stato in tempo, a divenire "liberaldemocratica", piuttosto che a tornare ben presto a sentire il richiamo della jumgla clerico-fascista, intollerante e corporativista della sua storia, e - quindi - della sua natura.

Non ci si vuole ascoltare, oggi, per la conferenza del "Cairo", dell'ONU. Il Signor Ministro degli Esteri non vuole andarci. Preferiva e preferisce "dare assistenza" a quelli della Famiglia e dell'Ambiente. I quali, tanto per ringraziarlo e per mostrargli gratitudine, creano un bailamme, un gran casino scherzando con il fuoco, piromani d'agosto. Berlusconi, anche qui, dichiara sorridendo che "tutto va bene, madama la marchesa". E va bene, anche, che nella delegazione al Cairo vi siano tutti, tranne coloro che - per generale riconoscimento - hanno lottato, spesso letteralmente a rischio della loro pelle non solamente politica, per attaccare e ridurre drasticamente il flagello dell'aborto, per diffondere la conoscenza di quanto la scienza ha prodotto per consentire all'umanità maternità (e paternità) libera e responsabile, per concepire nell'amore anziché procreare, o non procreare, bestialmente. Così meglio Matteoli di Emma Bonino; come già meglio Tremaglia di Emma Bonino alla presidenza della Commissione

Esteri.

In effetti, la coppia Pivetti-Tremaglia è più omogena, da tutti i punti di vista, come quella Pivetti-Matteoli, con officiante il Ministro Guidi, che - ma guarda! - scrive al Papa per fargli sapere quant'è bravo, avallando l'infame campagna d'inganno, anche probabilmente contro il papa stesso, di calunnia e di diffamazione contro l'ONU, contro Clinton e Al Gore, contro la verità che è stata scatenata in questo "revival" di cecità fondamentalista.

Intanto, si continua a fare della galantuomaggine e dell'impegno onesto e coraggioso di Alfredo Biondi letteralmente polpetta.

Si compiono, nei confronti della cultura ambientalista (non di quella del fondamentalismo rosso-verde) e dell'opinione della gente in questo settore, errori, si lanciano posizioni vecchie di qualche mezzo secolo, di una ignoranza che fa pena e spavento. Si lasciano lobbies delle porcilaie e dell'opulenta Emilia passare all'inquinamento letale delle acque; si assiste imperterriti agli effetti devastanti del decreto sul condono edilizio.

Sono questi, certamente, i rischi ed i costi di una ritrovata libertà della società civile e di tutte le forze politiche italiane che, dopo 70 anni, vede tutti i poteri forti, tutto il potere (per ora) all'opposizione del Governo e del suo leader, colpevole - quest'ultimo - d'esser riuscito a metterne in crisi storica la forza di regime. Ma se questi costi continuassero a rivelarsi così inutilmente alti, i sondaggi rischerebbero di non bastare più.

 
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