Roma, 30 agosto 1994
"Le motivazioni, quali presentate dalla stampa, della decisione del Tribunale del Riesame sono del tutto corrispondenti ad una cultura - diciamo così! - che è condivisa da tutti i conservatori integralisti e giustizialisti. Dai cosiddetti Verdi alla Pecoraro Scanio a tanta parte del PDS-Pci ad Alleanza Nazionale-Msi, passando dai giornali e dalle televisioni che ci infliggevano Franco De Lorenzo da mane a sera, il regime che da quarant'anni mortifica e corrompe l'Italia viene, come si vede, protratto e rinforzato.
Nel Novembre 1973 sul quotidiano da me diretto, "Liberazione", demmo per titolo ad una intera pagina: "Nel Palazzo di Giustizia, la marea di merda sale". Dinnanzi alla puntualità delle nostre denunce si omise di incriminarci.
Poi, lustro dopo lustro, per la "Giustizia giusta" riuscimmo ad imporre, con Enzo Tortora, ed a vincere con l'80% dei cittadini, un referendum che fu totalmente tradito grazie all'alleanza fra i ladri al potere e i ladri all'opposizione.
Se non andiamo errati esistono oggi mezzi di indagine di controllo tali nel mondo ed in Italia che addirittura "consigliano" la rimessa in libertà di un imputato o di un imputando, anche ai fini di una più profonda ed efficace ricerca della verità.
Franco De Lorenzo ha addosso quasi un centinaio di imputazioni. Il pericolo di fuga non potendo essere presunto, così come quello di capacità di inquinamento delle prove, è evidente che siamo ormai al giustizialismo, al terrorismo ideologico contro i cattivi o i peccatori, alla sollecitazione la più volgare e la più pericolosa dei peggiori istinti sociali contro il diritto, i diritti, il rispetto delle regole come condizione della validità e la ricerca processuale della verità storica.
Se i potenti di ieri sono, per nemesi storica, vittime di quel che contro di noi, per decenni assolutamente soli, scelsero di fare, quella stessa cultura e quella stessa storia dell'ordine giudiziario e del giornalismo italiano, senza soluzione di continuità mostrano di governare ancora oggi gli eventi nelle direzioni di ieri. Gli stessi giudici, gli stessi giornalisti. E, per la verità, la giusta reazione dei difensori di De Lorenzo salva la loro privata e professionale onestà, ma non quell'Ordine, nel suo insieme, che non è stato e non è altro, anch'esso, che vetero-corporativo.
Il paese è in gran parte indotto a tristemente esultare dinnanzi alle pagine scritte ieri dai giudici di Napoli. Per parte nostra, più che mai ci vergogniamo di tutto questo e invitiamo a raggiungerci nelle nostra lotta radicale quelli che sono capaci d'altro che di mugugno, di tardive e sterili proteste".