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Agora' Agora - 9 novembre 1996
GOVERNO EUROPEO MODELLO BONINOLA REPUBBLICA DEL 9-11-96, PAG. 11, PAGINA DEI COMMENTIEDITORIALE DI FURIO COLOMBO

'Stragi nello Zaire, milioni di persone in fuga. Su un popolo di donne e bambini si abbatte la forza della guerra moderna e del machete. Noi osserviamo con orrore (per i minuti che dura il telegiornale) e con indifferenza, perchè altrove la vita continua. Diciamo 'Nazioni Unite', diciamo 'Unione europe'. Ma non troviamo niente o quasi niente su questi interventi nelle notizie.Niente tranne una voce che non si dà pace. E coloro che hanno un po' di memoria ricorderanno che questa voce, come una Cassandra instancabile e un po' irritante, ha cominciato da mesi a interrompere riunioni e convegni portando l'avvertimento, il segnale d'allarme, cercando attenzione, mediazione, presenza, qualunque cosa che potesse contenere la morte.Sto parlando di Emma Bonino, uno dei due 'commissari' (o ministri) la cui nomina spetta all'Italia nell'esecutivo europeo. La Bonino (di cui i lettori ricorderanno molto di quando era attivista e deputata del Partito Radicale e forse sanno poco da quando è al 'governo' europeo) stata nomi

nata 'commissaria' in quota italiana (il Presidente del Consiglio era Berlusconi) alla fine del 1994 e confermata dall'Unione nel gennaio del 1995. Sentite come suona gradevole e femminile il suo titolo: 'Commissaria alla pesca, alla politica dei consumatori e agli aiuti umanitari'.Era passato meno di un mese dal nuovo incarico 'femminile' attribuito a Emma Bonino, quando la Marina militare canadese ha deciso, con piglio antico e 'macho', di prendere a cannonate il peschereccio spagnolo Estai, colpevole di aver gettato in quelle acque reti proibite, a maglie strette. E comunque di essere andato a pescare in casa d'altri. Ricordo l'improvvisa irruzione della Bonino nelle pacate sequenze della televisione canadese, ritrasmesse dalla CNN in Usa. La Commissaria europea ha esordito schierandosi contro il Canada non per difendere la barca spagnola, ma un'idea semplice e immediatamente popolare: ogni gioco si fa secondo le regole. Le regole dimostreranno forse che gli spagnoli hanno torto. Ma non consentono colpi d

i cannone fra paesi civili.Gli Stati Uniti, e non solo i canadesi, hanno preso nota della sgridata della 'ministra' europea, e la Bonino si è meritata uno di quei ritratti-disegnino sul Wall Street Journal, che introducono un personaggio nuovo sulla scena americana. Si sono accorti all'improvviso che esisteva un embrione di governo europeo e che quel governo stava dando tenaci segni di vita.Ma anche lo Zaire comincia presto nella carriera europea di Emma Bonino. La troviamo a fare la spola nell'area dei Grandi Laghi (Ruanda, Burundi, Zaire) nel marzo del 1995. Ricordo un desolato ed esemplare servizio dell'inviato dell'Abc americana, accampato, col fuoco acceso, i riflettori e la telecamera, ai bordi di un campo di un milione di profughi. La sua telecamera scopriva lentamente i visi dei bambini che guardavano la morte e la sua voce diceva: 'Questo è il punto estremo che puo' raggiungere un giornalista. Poiché non possiamo fare niente e poichè non possiamo convivere con il massacro, tra poco spegneremo le luc

i e le telecamere'.Ma in quel campo l'Unione europea cercava affannosamente di tessere un filo di mediazione che era sfuggito dalle mani dell'Onu, una iniziativa che ha sorpreso gli americani e ha scosso le incertezze degli astensionisti. Una rete di contenimento europea-americana? Commentatori e telegiornali degli Stati Uniti ne hanno parlato molto. In un mondo vuoto di organismi internazionali e persino di governi locali, in cui le Nazioni Unite annaspano (a parte l'eroico lavoro dell'Unicef) la commissione europea ha cominciato a dare una tenace testimonianza. In marzo, in luglio, in dicembre, poi di nuovo nel 1996 in febbraio, marzo, aprile questa rappresentante italiana nel governo europeo percorre ancora e ancora i confini delle stragi appena finite, tentando di annunciare ciò che sta per venire, tentando di impiantare un'attività di mediazione continua, per prevenire invece di assistere costernati come stiamo facendo adesso.Si noti che nei mesi in cui la Bonino non è in Africa, notiziari e telegiornal

i del mondo la trovano a Mostar, a Tuzla, a Sarajevo.E' lei che annuncia, nel maggio del 1995, agli osservatori increduli delle Nazioni Unite, che dall'immenso corteo in marcia nell'evacuazione di Tuzla, appena conquistata dai serbi, mancano diecimila persone. Mancano diecimila uomini adolescenti e bambini separati dalle mogli e dalle madri prima dell'esodo. Le fosse comuni, come è noto sono appena state scoperte proprio in questi giorni, un anno e mezzo dopo il massacro. E' il recupero dei cadaveri della più vasta esecuzione di massa dai tempi della Seconda guerra mondiale.Da settimane tutto il lavoro della Bonino è concentrato sullo sforzo di aprire 'corridoi umanitari' nel groviglio di sangue dello Zaire. Per riuscire avrebbe bisogno di superare le distrazioni dei governi europei, della saldatura con la capacità d'intervento americano, del risveglio delle Nazioni Unite. Infinite 'buone ragioni' rallentano questo lavoro mentre il massacro continua. C'è il duro impegno di ricostruzione economica e finanziar

ia in Europa, le elezioni americane, le incertezze sul ruolo delle Nazioni Unite. Ma intanto una cosa almeno è accaduta, il ritorno dell'Europa che partecipa con febbrile presenza a fatti internazionali.Potrà quella presenza arginare il fiume in piena della devastazione dei popoli? Ossessivamente la Bonino dice di si. Dice che esattamente questo è il compito dell'Europa. Come è compito dell'Europa, lei pensa, andare a Rangoon a dire alla signora Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace e leader della opposizione democratica birmana contro la dittatura militare, la solidarietà dell'Unione europea, che vuol dire niente trattati commerciali finchè i militari negano la libertà. Ed è compito dell'Europa andare in Cambogia a verificare il problema delle mine anti-uomo, e lanciare una campagna per lo sradicamento di questo odioso strumento di guerra che uccide soprattutto i bambini.Ed è compito dell'Europa dire al Dalai Lama nel suo esilio di Dharemsala che l'Europa non ha dimenticato il diritto del Tibet alla li

bertà. E ripetere che bisogna istituire subito e far funzionare i tribunali contro i crimini di guerra.Forse chi ha definito le funzioni del 'commissario per la pesca, i consumatori e gli aiuti umanitari' avrà avuto un'immagine più quieta e formale della funzione. Forse non si aspettavano né la trasformazione della funzione di governo nè la larghezza del fronte di iniziativa. E certo non si aspettavano l'ostinazione. Mi domando quanti sanno che per questa ragione l'Europa vale di più e conta di più, quanti stanno scoprendo che un ruolo europeo nel mondo non si disegna solo con scambi e commerci.

 
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