MEZZA ITALIA NON SA NULLA DEI REFERENDUM
Sondaggio Datamedia Il Tempo. Uno su tre ignora che il 15 si vota, uno su due non sa su che cosa.
Masi chiede che la Rai sia obbligata a trasmettere dibattiti al posto dei tg. Storace d'accordo.
Marco Pannella, smesso il lenzuolo da fantasma, con voce tonante adesso passa ad accusare il Tg1 di aver "totalmente censurato la notizia della richiesta di arresto del presidente della RaiTv e del suo direttore generale", richiesta avanzata dallo stesso leader radicale come membro dei Comitati promotori dei referendum. E Diego Masi, portavoce del Patto Segni, chiede formalmente, con una lettera, un intervento della commissione di Vigilanza sulla Rai e minaccia di obbligarla a trasmettere dibattiti sui referendum al posto dei telegiornali. E adesso Francesco Storace di An , presidente della Commissione, gli dà ragione e replica che, prima di prendere provvedimenti, aspetterà oggi per vedere se la Rai abbia deciso o meno di "cambiare rotta". Nella sua denuncia dei vertici Rai, Pannella accusa la tv e al stampa di aver censurato un sondaggio di Datamedia che "dimostra come un terzo degli elettori italiani non sa nemmeno lontanamente che il 15 giugno sono convocate le votazioni per i referendum". In effetti i r
isultati dl sondaggio di Datamedia, commissionato dal tempo, rivela la quasi totale ignoranza dei contenuti dei quesiti referendari da parte degli intervistati. Nel sondaggio risulta infatti che il 65,8 per cento degli italiani sa che il 15 giugno si voterà per sette referendum, mentre il 34,2 per cento non è a conoscenza dell'appuntamento referendario. Ma il dato ancor più sconcertante è che solo il 5,2 per cento di chi sa il voto di domenica 15 giugno è in grado di affermare di conoscere i contenuti di tutti i quesiti referendari. Il 39 per cento ne conosce solo alcuni, mentre il 55,8 per cento non sa su che cosa si dovrà esprimere. Infine, il sondaggio di Datamedia riportato da Il Tempo rivela che il 47,3 per cento degli italiani si recherà alle urne (il 28,6 per cento sicuramente" e il 18,7 per cento "forse"). Non andrà a votare invece il 46 per cento degli italiani(il 32,4 per cento "probabilmente", il 13,6 "sicuramente"). Ancora indeciso, infine, il 6,7 per cento degli italiani. La responsabilità più g
rande di questa macchina informazione - come del resto denuncia anche Marco Pannella - è della Raitv, che è tenuta per obbligo di legge, in quanto servizio pubblico - a dare la massima informazione possibile. Diego Masi, portavoce del Patto Segni, in una lettera al presidente della commissione Rai Storace, sollecita un intervento sul servizio pubblico. "Mi sono battuto in commissione di Vigilanza per inserire nel documento approvato al condizione che al Rai inserisse nei Tg e nei talkshow i referendum, che tra 15 giorni i cittadini italiani voteranno" scrive. E ricorda "gli emendamenti sono stati approvati. Ad oggi nulla è successo. Il servizio pubblico latita e la latitanza è coperta politicamente. Mi spiego: non si vogliono informare i cittadini che esistono i referendum affinchè non vadano a votarli, con la conseguenza di un assassinio dello strumento referendario che è strumento costituzionale". Masi chiede perciò a Storace di intervenire sulla Rai, "per avere date e orari dei talkshow previsti dei tg.
Se non si fossero, il fantasma non sarebbe Pannella o i referendum ma anche noi, impotente e inutili commissari di una commissione inerme di fronte allo strapotere conformista e restauratore della Rai. Se non ci fosse risposta - conclude - proporrò al nostro ufficio di presidenza di far mandare in onda tribune politiche speciali referendarie di mezz'ora alle 19 su Raitre, alle 20 su Raiuno e alle 20,30 su Raidue". Il presidente della commissione Rai, Francesco Storace, raccogliendo la sollecitazione di Diego Masi, ricorda "di non escludere di rivolgersi ai presidenti delle Camere, perché c'è una lesione istituzionale in atto. Il Parlamento ha deliberato - spiega Storace - e la Rai non può non ottemperare a quello che le Camere hanno indicato sulla pubblicità ai referendum. Questo non è pensabile in una democrazia seria, soprattutto quando è trascorsa quasi a metà della campagne elettorale.