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Segreteria Rinascimento - 26 giugno 1997
Da "IL GIORNALE" del 26 giugno 1997, pag. 10

BOCCIATO DA BOBBIO

Anche il filosofo contro gli esperti del ministero che han scelto per il tema una sua frase

Maturità al vie per 600mila studenti con la prova scritta di italiano. Il primo compito il più contestato

Di Nino Materi

"Con Bobbio vado sul sicuro", ripeteva fra sé la frase Luigi Berlinguer

sbarcando gli occhi insonni. Da giorni non riusciva più ad addormentarsi torturato dalla scelta delle tracce per il tema di italiano. Lui, da ministro della Pubblica istruzione, specialista nel dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, in questa maturità non voleva scontentare nessuno. Tirare in ballo il "vecchio filosofo" amato a sinistra e, tutto sommato, rispettato a destra gli era parsa una idea geniale. "Sì, Bobbio è la scelta giusta", aveva urlato ala fine Berlinguer sollevandosi dal letto nella stanza buia. Solo allora il ministro riuscì ad appisolarsi. Forse la nostra immagine ha cavalcato troppo, ma il ministro non cene vorrà. Oggi, per lui, doveva essere il giorno del coro di applausi. E il coro è arrivato, ma di fischi. L'assioma sotteso alla traccia clou voluta da Berlinguer e cioè: cultura uguale bene; politica uguale male ha scontentato tutti. A cominciare proprio da Norberto Bobbio, pronto a far inginocchiare sui ceci il ministro: "Dico francamente che non so assolutamente dove nel'54 io abb

ia scritto quella frase. Trovo che non sia particolarmente originale. E' facile condividerla, ma è anche un po' un luogo comune. E poi essere stato citato in uno dei temi della maturità, a dire la verità, mi imbarazza non poco. Non sono mica Benedetto Croce, Antonio Grasmci, Giacomo Leopardi o Ugo Foscolo". "Il messaggio contiene la mia frase - spiega il filosofo - in sostanza è semplice. Ci sono sfere superiori, che nobilitano l'uomo, ci sono valori ai quali l'uomo deve ispirarsi per fare in modo la politica non degeneri in lotta contro tutti". Berlinguer barcolla, non sa che il peggio deve ancora arrivare. Implacabile Gianni Baget Bozzo: "Una scelta infelice e falsa. Nella storia gli intellettuali sono sempre stati le mosche cocchiere del potere". L'analisi del teologo genovese si fa poi più dettagliata: "I grandi movimenti popolari di libertà non sono mai stati guidati dagli intellettuali. Inoltre nel mondo moderno sono stati proprio gli intellettuali ad aver teorizzato la democrazia totalitaria, dunque i

regimi totalitari". Meno argomentata ma più passionale la stroncatura di Luciano De Crescenzio: "Se fossi stato io a dover fare l'esame mi sarei ucciso". La citazione di Norberto Bobbio ha fatto arrabbiare pure Franco Cuomo, finalista al premio Strega di quest'anno: "Quella traccia non mi piace per una ragione di metodo perché l'estrapolazione di un concetto lo banalizza privandolo di ogni originalità. Per ragioni gravi di sostanza perché attribuisce responsabilità morali all'intellettuale. Porre la questione in questi termini significa voler glorificare l'intellettuale attribuendogli meriti che hanno abitualmente non ha né gli competono". Critico anche Lucio Villari, docente di storia contemporanea alla sapienza: "C'è una approssimazione storica obbiettiva nella formulazione del tema. Così il compiti finisce per sembrare facile, e in realtà non lo è affatto". Va giù duro il filosofo e parlamentare Lucio Colletti: "Un tema un po' ovvio, che ha preso l'odore di stantio. Una conflittualità tra cultura e polit

ica c'è senz'altro. C'è in Italia, molto meno che altrove. In Italia infatti la cultura, da molti decenni a questa parte, in pratica dal secondo dopoguerra, ha messo le tende all'ombra dei torrioni di quelli che un tempo erano i due maggiori partiti, Dc Pci". "Tracci molto datata" la definisce invece invece il massimo poeta italiano vivente, Mario Luzi". Storce il naso lo scrittore Alberto Bevilacqua: "Quanto al rapporto fra gli intellettuali e politica si continua ad andare per piccioni nell'aia. Ma poi mi chiedo: i ragazzi hanno chiaro il concetto di intellettuali? Prima era in sostanza un creativo che si contrapponeva alla grigia realtà. Oggi lo è più uno scrittore ala Sciascia o l'ingegnere di Borgomanero?" la frase di Bobbio" per lo storico Giuseppe Tamburrano so tratta della "solita, vecchia solfa e per giunta anche mal posta". Spiega Tamburrano: "Chi ha detto che un intellettuale non possa fare politica? Quanto alla coscienza morale, attiene alle parsone, non alle figure professionali". A chiudere c

ol botto è Marco Pannella, forse ancora sotto choc per il fiasco referendario: "Il tema di italiano assegnato agli esami di maturità non è che un osceno segno di menzogna conformismo di regime. Il tema è oscenamente di regime, oscenamente "ineccepibile", tipico di una atmosfera in cui la cultura ufficiale vive se stessa come verità indiscutibile e unica". Parole grosse. Berlinguer, intanto, ha di nuovo perso il sonno.

 
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