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Partito Radicale Rinascimento - 3 novembre 1998
Compleanno Leone/lettera Pannella Bonino: articolo Corriere della Sera

VENT'ANNI DOPO PANNELLA E LA BONINO CHIEDONO SCUSA A LEONE

Nel '78 i radicali invocarono le dimissioni del presidente, ora lo riabilitano in occasione del suo novantesimo compleanno

(Corriere della Sera, 3 novembre 1998, pag.1)

Roma - Nel giorno del suo novantesimo compleanno, l'ex presidente della Repubblica Giovanni Leone viene riabilitato da due dei promotori della campagna che, nel 1978, lo costrinse a dimettersi. Emma Bonino e Marco Pannella, in una lettera aperta, chiedono scusa a Leone per eventuali »eccessi nella loro battaglia contro di lui, »vittima del regime . »Le siamo grati per l'esempio da lei dato di fronte all'ostracismo, alla solitudine, all'abbandono da parte di un regime nei confronti del quale, con le dimissioni altrimenti immotivate, lei spinse la sua lealtà fino alle estreme conseguenze, accettando di essere il capro espiatorio di un assetto di potere e di prepoteri, che così riuscì a eludere le sue atroci responsabilità relative al "caso Moro", alla vicenda Lockheed, al degrado totale... . Pannella e la Bonino puntualizzano: »Essendo radicali e non "radical chic" criticammo e accusammo, ma mai insultammo. I nostri interventi parlamentari documentano che la nostra polemica era contro il Parlamento che rifiut

ava di ricercare la verità .

E, infine, riconoscono a Leone di avere, dal Quirinale, garantito la Costituzione più e meglio di tanti politici, visto che oggi »...il tradimento della legge fondamentale, della lealtà istituzionale, la violazione del diritto e dei diritti, ogni usurpazione possono impunemente affermarsi, e si affermano, proprio a partire dai massimi vertici dello Stato .

Leone, oggi viene festeggiato da Scalfaro, Mancino e Violante.

LEONE, 90 ANNI CON UN REGALO: LE SCUSE DEI VECCHI NEMICI

Protagonisti / Oggi i festeggiamenti per l'ex presidente della Repubblica. Fu costretto a dimettersi, ma Pannella e la Bonino lo riabilitano: »Fu vittima del regime e difese le istituzioni

(Corriere della Sera, 3 novembre 1998, pag.35 - Terza Pagina)

L'ex presidente della Repubblica Giovanni Leone compie 90 anni. Sarà festeggiato oggi alle 17.30 alla Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, alla presenza del presidente Scalfaro, di Mancino e Violante. Intanto Emma Bonino e Marco Pannella, che nel '78 contribuirono in maniera determinante, con una pubblica campagna, alle dimissioni di Leone dal Quirinale, hanno indirizzato all'ex capo dello Stato una lettera aperta che ne riabilita la figura.

Signor Presidente,

accanto a quanti lei ama e la amano, uniti per festeggiare il suo novantesimo compleanno e per augurarsi e augurarle ogni bene per la sua vita futura, voglia accogliere anche noi con quel che di profondamente diverso siamo per storia e connotati e diversità consapevole nelle vicende italiane di questi decenni, mentre le porgiamo i nostri fervidi e grati auguri.

Le siamo grati per la grande e unica dignità con la quale - dopo le sue dimissioni da Presidente della Repubblica - lei ha vissuto e onorato per oltre due decenni la vita istituzionale e civile di questo Paese, tornando con esemplare discrezione a essere in primo luogo il grande maestro di diritto di cui l'Italia ha totalmente perso lo stampo e anche un legislatore ispirato e attento in occasioni cruciali per gravi scelte imposte al Paese dall'oligarchia che lo domina.

Le siamo grati per l'esempio da lei dato di fronte all'ostracismo, alla solitudine, all'abbandono da parte di un regime nei confronti del quale, con le sue dimissioni altrimenti immotivate, lei spinse la sua lealtà fino alle estreme conseguenze, accettando di essere il capro espiatorio di un assetto di potere e di prepoteri, che così riuscì a eludere le sue atroci responsabilità relative al »caso Moro , alla vicenda Lockheed, al degrado totale e definitivo di quanto pur ancora esisteva di Stato di diritto nel nostro Paese. Lei ha continuato, da allora, a tacere anche di fronte a mille occasioni di richiedere la giustizia della verità, di provocarla a sua difesa e a suo favore, certamente ottenendola, attendendo con esemplare fiducia di cittadino che il Paese fosse esso capace di farlo. Ma i suoi giustizieri, quanto vili, sono oggi più di allora padroni d'Italia.

Le siamo grati, anche, perché da ormai quasi tre lustri i fatti si sono incaricati di provare quanto la sua Presidenza della Repubblica fu sul piano delle formali, doverose responsabilità, assolutamente rispettosa della Costituzione e delle istituzioni, in un Paese nel quale il tradimento della legge fondamentale, della lealtà istituzionale, la violazione del diritto e dei diritti, ogni usurpazione possono impunemente affermarsi, e si affermano, proprio a partire dai massimi vertici dello Stato.

Noi fummo suoi avversari, suoi critici, anche accusatori di comportamenti probabilmente altrui, ma per ragioni del suo alto Ufficio riconducibili alla sua responsabilità. Essendo radicali, e non »radical-chic , criticammo e accusammo, ma mai insultammo. I nostri interventi parlamentari sullo scandalo Lockheed documentano che la nostra polemica era contro un Parlamento che rifiutava, in anticipata realizzazione dell'»unità nazionale , di ricercare la verità al fine di nasconderla, lasciando planare sospetti anche su di lei per distoglierli da altri.

Poté accaderci di eccedere. Non ne siamo convinti. Ma se, nell'una occasione o nell'altra, questo fosse accaduto, e non fosse stato pertinente attribuire al Capo di quello Stato corresponsabilità politico-istituzionali per azioni altrui, la pregheremmo, Signor Presidente, di accogliere l'espressione sincera del nostro rammarico e le nostre scuse.

Ci consenta ancora, Signor Presidente, di esprimerle una convinzione: se il potere giudiziario italiano non avesse, con feroce coerenza di carattere per noi sovversiva, conferito - contra legem - al »quarto potere licenza di uccidere il bene primario dell'onore, della reputazione, della propria immagine e identità, il corso della storia italiana di questi decenni sarebbe stato probabilmente altro.

Come maestro del diritto e anche come legislatore lei ha il pressoché solitario merito di aver operato - tranne che per se stesso - per esorcizzare questa jattura e tentare di impedire questa persistente offesa riuscita alla Costituzione e alla vita degli italiani, di tanti italiani.

Auguri, Presidente Leone! Se ce lo consente, con affetto, fiducia e riconoscenza per l'intera vita di Giovanni Leone, passata, presente e futura.

Emma Bonino, Marco Pannella

 
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