di Angelo De Feo."L'On.Arnaldo Forlani, leader del Partito di maggioranza relativa, dopo aver gettato, mercoledì 22 corrente, con le sue dichiarazioni, un sasso in piccionaia, ha tentato, come è suo costume, di ridimensionare quanto detto, con una precisazione che così può sintetizzarsi: "Ho detto che è importante lottare contro i rischi di corruzione...ed ho lamentato il fatto che in una trasmissione televisiva, sia stato dato un giudizio sommario approssimativo, non vero...teso ad accreditare l'idea che i fenomeni di corruzione siano intrinseci ai Partiti e riferibili in particolare ad una responsabilità della DC".
Di approssimative e non vere sembrano esservi, in questo caso, solo le dichiarazioni del segretario della DC, e vediamo perchè: non è Ottone per primo che ha attribuito ad Enrico Mattei, presidente dell'ENI, l'origine della corruzione in Italia. Vi sono importanti precedenti che lo testimoniano. L'On.Forlani ricorderà quanto si sia impegnato il suo partito nell'elogiare, al di là dei suoi indiscussi meriti, l'abilità di manager e di politico di Enrico Mattei, tacendo invece sul fatto che l'uomo unitamente, ad esempio, a Paolo Bonomi, apparteneva a quel manipolo d'assalto democristiano che è stato, nel nostro Paese, il capostipite dei corruttori politici. L'On.Forlani non può aver dimenticato quanto sia stata favorita e sostenuta, l'ascesa al vertice della Federconsorzi dell'On.Bonomi, nonostante le documentate accuse di corruzione che alla Camera, il deputato democristiano Ettore Viola, nel 1950, venne a muovere all'uomo politico DC.
Eravamo ancora in un pericolo in cui il finanziamento occulto ai partiti politici non era tanto diffuso, ma "l'assassinio" politico dell'On.Viola, che seguì la suddetta denuncia, la dice lunga sulla trasparenza e sulla correttezza della classe democristiana. Quindi non di "rischi" di corruzione si deve parlare, ma di "prove provate" che affondano le loro radici a circa quarant'anni fa.
Una cosa bisogna però riconoscere all'on.Forlani:il suo partito oggi non è certo solo. I socialisti, giunti ultimi nella stanza dei bottoni, non hanno oramai nulla da apprendere. Il numero di rappresentanti che il partito del garofano vede coinvolti puntualmente in fatti di corruzione, sembra essere percentualmente esorbitante se raffrontato al numero di esponenti che il partito riesce ad esprimere, senza contare l'ostracismo dato al parlamentare socialista Falco Accame, che con insistenza ha denunciato gli "intrallazzi" di regime.
Come si vede le logiche che impone il potere, quando è arrogante, sono squallidamente identiche: infiorare di bei discorsi vere e proprie mascalzonate e pretendere di far credere che anche queste vengono compiute nell'interesse comune. Per quanto attiene il rincrescimento manifestato verso il gruppo dirigente del TG1, il discorso, affondando i prodromi in un fatto di corruzione (la spartizione delle testate radiotelevisive), diventa molto più complesso. Contrariamente a quanto si possa credere e pensare, il giornalismo è, per sua natura, una manifestazione di opposizione. Non sono giornalisti coloro che passano le veline del padrone, siano esse provenienti dagli uffici stampa ministeriali o dalle imprese, senza controllarne e verificarne le notizie,o coloro che fanno un servizio televisivo di melensa adulazione, alla visita, ad esempio, che Bettino Craxi ha fatto il 25 ottobre 1986 alla sua vecchia scuola elementare, così come non lo furono coloro che, nel deprecato ventennio, vissero, in ossequiente adulazi
one, all'ombra del Duce. I giornalisti sono espressi dalla società; fra essi vi sono: opportunisti, avidi, furbi e corrotti, ma anche elementi che, nei limiti imposti dai propri tratti caratteriali, sono disposti a pagare di persona per svolgere la professione con dignità, conservando il rispetto di se stessi.
Gli uomini del TG1 hanno, almeno, in questo caso, esercitato un loro diritto, in quanto l'informazione era corretta sotto ogni profilo.
Resta solo da sperare che su quegli uomini non si abbatta l'ira arrogante di chi, da sempre, confonde un compito di servizio con uno di potere; non sarebbe d'altronde la prima volta. A riprova la voce che sembra circolasse nel 1983, negli uffici di via del Corso: "Il TG2 non ci ha aiutati, bisogna cacciarli tutti". Ovviamente non basta più non udire, non vedere, non parlare; si pretende un impegno per la conquista del "piatto comune".
Non sia ha più neanche la prudenza di facciata che un tempo si manifestava con la frase: "scrivi, scrivi...tanto non succede nulla e noi continuiamo a fare i nostri comodi, come prima, anzi meglio di prima"; oggi si reclama apertamente il completo, assoluto asservimento al potere...e v'è ancora chi sostiene di vivere in un Paese democratico e libero.