Roma, 29 marzo - N.R. - Giovanni Negri, europarlamentare radicale, è stato ricevuto questa mattina dal Consigliere politico dell'Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese, Zu Cuin Shun, col quale ha affrontato la propria richiesta di visto per la Cina e il Tibet e il caso del dottor Zhu, funzionario ONU trattenuto in Cina mentre la moglie, l'italiana Patrizia Riccardi, sta per partorire il loro secondo figlio davanti alla stessa ambasciata cinese di Roma.
Al termine dell'incontro Negri ha detto:
"Ringrazio il Consigliere politico Zu Cuin Shun per la volontà manifestata di dialogo presente e futuro, nonchè per le due tazze di tè offertemi.
Ma al di là di questo non trovo per niente bello che mi sia stata comunicata l'impossibilità di avere il visto per Pechino e il permesso di visitare la capitale tibetana, Lhasa.
In sintesi la situazione è la seguente:
TIBET-si nega che 1.200.000 tibetani siano stati uccisi nel corso dell'occupazione cinese e 6.000 monasteri distrutti; nel contempo si nega, a me e ad altri parlamentari europei, a giornalisti e a troupes televisive che lo richiedono il diritto di conoscere di persona la situazione;
CASO RICCARDI-ZHU-si nega il diritto di visitare in Cina il dottor Zhu e per risolvere il caso si pretenderebbe che Zhu firmi a Pechino le sue dimissioni dall'Onu. Ora è ben noto che i funzionari delle Nazioni Unite possono rescindere un contratto solo presentandosi personalmente ai responsabili Onu: per far questo è ovvio che il dottor Zhu dovrebbe potersi recare all'estero.
Segnalerò oggi pomeriggio al Ministero degli Esteri italiano questi gravi fatti: credo infatti che anche il governo debba essere interessato al rifiuto del visto opposto ad un parlamentare italiano. Quanto all'immagine della Repubblica Popolare Cinese spiace dovere constatare che appare oggi ben peggiore di quella del sistema sovietico".