APPELLO DI MARCO PANNELLA DOMANI SUL GIORNALE D'ITALIA.Roma, 7 aprile - N.R. - Il Giornale d'Italia di domani, sabato 8 aprile, pubblicherà il seguente articolo di Marco Pannella:
"Prima che la Federazione laica, grande proposta di rinnovamento della politica e dell'alternativa laica e federalista europea, diventi agli occhi di molti, di troppi, la caricatura di se stessa, e rappresenti l'ennesima prova dell'incapacità dei partiti di riformarsi e di riformare, rivolgo un appello a coloro che l'hanno in un primo momento annunciata e sostenuta. Non è immaginabile, infatti, che tutto si riduca al confino di questo obiettivo entro le mura del silenzio e della scontatezza. E che di tutto si parli e su tutto ci si scontri, tranne che su questo tema. Non è immaginabile che contemporaneamente si eccittino i fondamentalismi patriottardi di partito e si scopra d'un tratto che il proprio partito ha dinanzi a sè un fulgido, ed eterno avvenire.
Non è immaginabile che ci si dolga di mancate adesioni, o di mancata eco popolare, quando si propongono solamente dubbi, episodiche e marginali buone intenzioni, velleità di comodo anzichè
volontà e determinazione politica.
Tutta roba che si può continuare a subire ma non entusiasticamente plebiscitare. Tutto questo sarebbe, è troppo vecchio.
Se questo continuassimo a (non) proporre sarebbe poi logica che l'elettorato ci rispondesse:
"Lasciamo i morti seppellire i loro morti". Il PSDI sta apparentemente pagando molto caro il radicale rinnovamento, la sua volontà di riformare la politica e se stesso, in una prospettiva di unità molto più ampia e nuova.
E' possibile che il PCI, DP, il mondo verde, vadano nella stessa direzione.
Le elezioni europee costituiscono una occasione unica, probabilmente irripetibile, per realizzare quelle riforme che la prudenza impone, e che la tenerarietà conservatrice e l'ossificazione della politica rifiutano. Io resto a disposizione del PRI e PLI per assicurare il mio apporto al rinnovamento di un mondo che i radicali hanno contribuito a non rendere marginale e sussidiario, quantomeno nel paese e nell'opinione pubblica. Se si vuole o se è possibile consentirmi altro impegno senza nuocere all'obiettivo due mesi fa dichiarato comune, non ho certo problemi.
Vi sono, fortunatamente, altri che possono, come meglio di me, assicurare il ruolo federatore nella continuità e nella prudenza, del PRI e del PLI. Di questo rinnovamento sono le istituzioni e la democrazia, prima ancora che i partiti interessati, ad avere urgente necessità. E vi sono altri modi di contribuire allo stesso obiettivo: operando con rigore, tolleranza e fantasia "in partibus in fiderium" o entrando a far parte come ne hanno dato l'esempio Giovanni Negri e Lorenzo Strik Lievers direttamente, a pieno titolo, di formazione tradizionale, esistenti, come il PSDI, il PLI e - perchè no - lo stesso PRI: si fa per dire naturalmente. Il 20 aprile parto per Budapest. Spero che la "Convenzione laica" non si riduca ha farmi dire, al ritorno, "si" o più probabilmente "no" ad un papocchietto, ad un aborto nemmeno più spontaneo ma procurato. La Federazione Laica, l'unione del PRI e PLI, porterebbe molti insospettati fino ad oggi, ad aderirvi. E porrebbe seri problemi positivi al 10% almeno degli italiani. In a
lternativa vi sono seri problemi negativi per il 5%. E' questo che si vuole?"