Roma, 7 aprile - N.R. - Il Manifesto di domani, sabato 8 aprile, pubblicherà la seguente lettera aperta di Marco Pannella a Bettino Craxi.
"Carissimo Bettino,
non voglio e non posso lasciare senza risposta la tua pubblica affermazione secondo la quale io ti starei coprendo di insulti. E' così che in politica si creano poi leggende irreversibili nei loro effetti, specie quando si ha a che fare con organi di stampa dediti alla falsificazione ed alla slealtà.
Ti sfido pubblicamente a trovare anche una sola citazione che sia insultante, sul piano personale. Anzi, che testimoni inimicizia e rancore.
Siamo oggi divisi duramente da una contrapposizione politica a partire da tuoi mutamenti di opinione e di scelte, assolutamente legittimi ma anche assolutamente e legittimamente criticabili. Posso anche arrivare - meno di te - a ironie dure o a sarcasmi. Dire che sei il secondo socialista importante che in questo secolo scopre le virtù dell'ergastolo; sottolineare che sei politicamente divenuto nemico dei tuoi vicini, di coloro che insieme volevamo dessero corpo ad una stessa strategia, e che questo ha aiutato enormemente la DC; rilevare che hai pagato con la Presidenza della Repubblica, quella del Consiglio; gran parte dei poteri locali; un Concordato sgangherante; esiti elettorali politicamente, nell'assieme, negativi per i laici e la sinistra; positivi per la DC di De Mita quel tanto di potere di immagine e di mass-media del quale usi e abusi, tutto questo - mi pare - è dissenso politico grave espresso duramente, ma in nulla è insulto, violenza, tentativo di impedirti l'esercizio dei tuoi diritti; mai e i
n nulla preconcetta ostilità. Ho detto e ripeto che se mi riuscirà di penalizzare le tue scelte recenti, è anche perchè riprendano corso quelle precedenti che ci videro uniti. Se il 18 giugno l'elettorato non ti darà politicamente ragione, come nel 1987 ci dette ragione, il 20 cominceremo a tornare a lavorare insieme, probabilmente. Sulla droga tu sai poco o nulla. Ti sei convertito in un batter d'occhio a tesi estremiste, e illiberali, emergenziali, che - contrariamente a quanto oggi leggo sul solito quotidiano drogante e drogato (non è più Repubblica!) - perfino la maggior parte delle comunità di recupero condanna, oltre che la massa dei tossicodipendenti, che devono divenire dei Pandico per aver diritto di parola ed un minimo di rispetto.
Per questo torno ad invitarti ad un pubblico confronto. Leale, duro, chiaro. Dove la nostra amicizia e le sue ragioni - storiche ed ideali, e perciò solidamente anche umane - daranno vigore e credibilità ancora maggiori al confronto.
Io so che tu riesci ad essere oggi convinto di quel che dici e pretendi.
Ma in fondo alla tua coscienza penso che non tutto sia così solidamente vissuto. Questo confronto lo dobbiamo alla democrazia e noi stessi. Io, che da 25 anni anche a prezzo di galera e di insulti sostengo una certa tesi. Tu, che con tutta la forza del potere e del prepotere di TG2, delle televisioni private, del "Corriere della Sera", sei divenuto d'un tratto il salvatore della patria umana contro la droga.
Un abbraccio, come sempre".