Il PCI sta compiendo molti, fondamentali passi in avanti. Tranne uno. Quello di sempre, sin dagli anni trenta, quando accusava i Rosselli, Giustizia e Libertà, Il Mondo di Pannunzio (che Rodrigo di Castiglia, Togliatti, predecessore di Asor Rosa paragonava a Hitler e Mussolini, Goebbels e Starace), ad esser peggiori e più pericolosi dei fascisti. Certo, certe forme di linciaggio oggi non sono più di moda.
Ma il tabù liberalsocialista, azionista, radicale, liberaldemocratico, libertario continua ad essere profondo, al di là delle apparenze. E' lo stesso tabù nenniano, di un certo socialismo che ha saputo emanciparsi dalla subalternità comunista per passare, da un quarto di secolo a quella verso qualsiasi potere, in primo luogo democristiano.
So che non è questa la convinzione di buona parte del nuovo gruppo dirigente, in particolare di Achille Occhetto, di altri, del "si" o del "no". Paradossalmente nello stesso Cossutta questa venatura suicida e antidemocratica non è operante, presente in modo pericoloso.
Quando Angius fa un solo esempio di cattive tentazioni, e cita L'Aquila, e non Roma, non Reggio Calabria, non le centinaia di governi "rossi" che non vanno e che uniscono il PCI alla DC (dopo aver chiesto ai non comunisti quello che a josa, da anni ormai, e sempre nei momenti di maggior pericolo e isolamento del PCI io ho fornito e fornisco) o dove il consociativismo fa degli enti locali il luogo privilegiato dello sfascio delle istituzioni e della società, non è grave che lui lo faccia. E' più grave, doloroso, e intollerabile che chi dovrebbe non gli risponde, per opportunismo, per paura dei tabù.
Quel che a L'Aquila è insopportabile per i conservatori di ogni tipo, per chi resta illiberale e antiradicale, è che la vittoria è possibile, è probabile, sarebbe probabile. Perchè unisce non militanti politici, classe dirigente da una parte e dall'altra intellettuali, operatori, anime belle o inquiete, incapaci autonomamente di lotte politiche di massa e storiche.
Questa possibile vittoria fa paura. Come i referendum sull'aborto, sul divorzio, sui codici fascisti, sulle leggi Reale e Cossiga, sui finanziamenti pubblici dei partiti, e le lotte parlamentari nonviolente contro le aberrazioni delle unità nazionali, delle consociazioni partitocratiche.
Attendiamo le conclusioni di questo fondamentale, democraticissimo Congresso. Per il PCI è passato, grazie alla linea del suo Segretario, ma anche di altri democratici, già o in prospettiva avversari, il momento del pericolo elettorale. Questo mi rende più libero, e come me, molti altri.