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Archivio Emma Bonino commissario UE
L'Espresso - 17 marzo 1995
LA MIA GUERRA SI CHIAMA HALIBUT
Impegni, grane e scommesse di Emma Bonino, commissario UE

L'Espresso, 17 marzo 1995

di Gianluigi Melega

Emma va alla guerra. Se le prime cinque settimane di Emma Bonino come commissario (cioè ministro) della UE, fossero un film, questo certamente ne sarebbe il titolo. Alla battagliera radicale italiana erano stati inizialmente assegnati due portafogli minori, anche se tutt'altro che insignificanti: il Servizio consumatori, con una disponibilità annuale di spesa di circa 80 miliardi di lire, e l'Ufficio per gli aiuti umanitari della Comunità, che l'anno scorso ha speso 764 milioni di Ecu, qualcosa come 1600 miliardi di lire.

Quando la Norvegia ha rifiutato con referendum di entrare a far parte della Comunità, si è reso disponibile il portafoglio di Direzione Pesca, e la Commissione ha pensato bene di affidarlo alla Bonino. Un compito importante, certo, ma pieno di grane.

"Io ho fatto molta vela e nuoto subacqueo: nuoto, mi raccomando, non pesca", scherza adesso Madame Le Commissaire, una delle tre donne-ministro della Commissione, "ma ho dovuto constatare sul campo che la regolamentazione mondiale della pesca è sicuramente uno dei rompicapo più difficili che un politico possa affrontare". Appena entrata in carica si è trovata a subire violentissimi attacchi diplomatici da parte del Canada, che accusa i pescherecci della Comunità di pescare troppo halibut nelle acque internazionali dell'Atlantico. Forse spinto da ragioni elettorali interne, il governo canadese ha addirittura minacciato la Comunità di far sequestrare dalla sua marina da guerra i pescherecci europei colpevoli. Con l'appoggio di tutta la Commissione, la Bonino si appresta a rispondere che, se il Canada romperà in questo modo il diritto internazionale, senza avere almeno tentato una soluzione negoziata, la Comunità dovrà rispondere altrettanto duramente. "La pesca da lavoro in Europa ad almeno 300 mila persone, p

iù di un milione se si calcola l'indotto", dice Bonino. "Pesa per meno dell'uno per cento sul prodotto lordo, ma in certe regioni è il solo lavoro possibile. La comunità spende circa 1.600 miliardi di lire l'anno per aiutare la pesca, ma il problema ormai è un altro: regolamentare la pesca altrimenti tra qualche anno non ci sarà più niente da catturare".

Si pesca sempre meno, si litiga sempre di più: tra Francia e Spagna, con il Marocco, tra i quattro Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e gli altri 15 che non si sentono tenuti a osservare le regole della Comunità...

"Non sarà facile, ma noi abbiamo dalla nostra la forza del parlar chiaro e la volontà di perseguire il bene comune. Ce la faremo", assicura Bonino.

"Quanto al Servizio consumatori, anche se minuscolo, l'intoppo principale è far sapere al pubblico che cosa si fa per il cittadino comune: ho cominciato col far immettere sulla rete Internet una guida-aiuto al consumatore europeo preparata da chi mi aveva preceduto. E se sinora si sono tutelati soprattutto i consumatori di prodotti, adesso bisogna anche riuscire a tutelare gli utenti di servizi", dice.

Appassionata, disposta se necessario a lavorare giorno e notte, la Bonino si sta dimostrando anche una formidabile organizzatrice di lavoro. Ha messo insieme uno staff di segretarie giovani a cui ha trasmesso il suo entusiasmo. Nel suo passato politico è andata anche in prigione per affermare i principi per cui si batteva. Andare oggi in guerra in nome della Comunità non le fa certo paura.

 
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