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Archivio Emma Bonino commissario UE
Alba - 7 aprile 1995
IL TRIS DI EMMA
L'italiana in europa

ALBA, 7 aprile 1995

di Patrizia Giongo

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SOMMARIO. Emma Bonino fornisce importanti chiarimenti sugli incarichi ottenuti presso la Commissione, e sulle soluzioni individuate per i diversi problemi. Dopo una breve introduzione, l'intervista è suddivisa in paragrafi: 1-Una nomina complicata (come ha ottenuto l'incarico); 2-Lo scontro col Canadà (sulla questione della contestata pesca in Atlantico); 3-Risorse comuni (protezione dell'ambiente marino e delle sue risorse); 4-Informazione via cavo (la telematica per informare i consumatori europei sui loro diritti); 5- Proteggere l'ambiente (i problemi della pesca nei mari europei); 6-Aiuti, non carità (necessità di nuove regole per organizzare gli aiuti umanitari); 7-Aiuti e diritti (aiuti umanitari e diritti dell'uomo); 8-La zona grigia (cosa fare quando cessa l'aiuto umanitario e manca una politica dello sviluppo?) 9-Alibi e finanziamenti (nei paesi sconvolti da guerre, anche in Africa, occorre dare anche informazioni sulla pace, il dialogo, i diritti umani...); 10 -Sconvolta dall'Africa (sul progetto d

i "giuristi senza frontiere" per ripristinare i tribunali nei paesi devastati).

Emma Bonino, nuova commissaria europea per la tutela dei consumatori, per gli aiuti umanitari e la pesca, ci racconta la sua esperienza. E il suo "cambiamento"

Lavora dodici ore al giorno, e si porta pure a casa i "compiti" ("i miei [collaboratori? n.d.r.] mi hanno preso per la compagna Stakanov, evidentemente"). Fuma in continuazione (e c'è da domandarsi dovi trovi il fiato per le immersioni subacquee, che sono uno dei suoi hobby). Rivendica con orgoglio il suo passato di militante, iniziato nel 1975 quando, da volontaria in un consultorio, varcò il portone del Partito radicale a Milano per incontrare Adele Faccio, anche lei impegnata sui temi della natalità. Emma Bonino, oggi Commissaria Europea per la tutela dei consumatori, gli aiuti umanitari e la pesca, ammette che qualcosa è cambiato:

"Ho più mestiere, vent'anni di più e forse qualche impazienza di meno; più conoscenze ma la stessa determinazione".

Con tale passato quetsa donna piccolina, minuta, ma dotata di un carattere di ferro, eletta nel Polo delle libertà, è piombata come un fulmine e ciel sereno nel panorama relativamente tranquillo della Commissione europea.

UNA NOMINA COMPLICATA

La storia della sua nomina a responsabile dei consumatori e della conquista dei successivi "portafogli" la dice lunga sul personaggio. Berlusconi la propose all'ultimo minuto, quando gli altri Stati si erano già spartiti le competenze più prestigiose.

Lei ringrazio', ma osservo' con fermezza che la tutela dei consumatori (un portafoglio che al momento gestisce solo una quarantina di miliardi di lire e una sessantina di persone) non era accettabile per un paese che è il terzo contribuente nell'Unione Europea. Insomma, gli accordi di Maastricht in questo modo venivano disattesi, quindi occorreva qualcosa in più e, dopo un'intensa trattativa, arrivo' la responsabilità per gli aiuti umanitari.

La Bonino ringraziò ancora ma, implacabile, fece notare al Presidente della commissione Santer che il mancato ingresso della Norvegia rendeva libero un altro portafoglio. Il negoziato fu complesso, ma alla fine ottenne anche la responsabilità della pesca. Il che vuol dire gestire, in tutto, oltre tremila cinquecento miliardi di lire e 350 persone.

Serafica, Emma Bonino ammette che è la prima volta nella sua vita che le capita di avere a disposizione un gabinetto, una segreteria. "Ho sempre lavorato da sola come un picchio - confessa - e questa nomina mi sembra un grande privilegio. Rappresenta il riconoscimento del valore di un gruppo, che è parte della storia di questo paese, e anche della mia persona come espressione di questo gruppo e di questa parte di storia".

Chi ha snobbato la chiamata a commissario europeo è servito: lei non soffre di complessi di inferiorità.

LO SCONTRO COL CANADA

E le sue prime azioni sono in linea con il carattere battagliero: l'incauto Canada tenta di eludere le regole previste dal trattato Nafo pretendendo di gestire la maggior parte della pesca dell'ippoglosso, e cioè la sogliola atlantica, a scapito di Spagna e Portogallo. Scoppia cosi', a pochi giorni dall'insediamento della nuova commissaria, la "guerra della sogliola".

Spiegare i termini della questione non è semplice, ma la Bonino mostra padronanza della materia.

Cita con competenza il diritto internazionale; parla di "pescherie" ("che non sono, come ho sempre creduto, i negozi di pesce"); spiega i criteri che consentono la divisione per quote e le precedenze di un Paese sull'altro, contesta con vigore la patente di scarso rispetto ambientale che i canadesi appioppano agli europei; critica la vendita irregolare di quote sottobanco; precisa, a scanso di equivoci, che non è in discussione la quantità di pesce, a rischio di estinzione, ma il chi lo pesca.

Commissione e Parlamento europeo sono con lei. Che in questa atmosfera un po' rissosa si trova perfettamente a suo agio.

"Nella mia vita mi è capitato di litigare un po' con tutti, quindi non c'è niente di nuovo. Cambia se mai il fatto che per la prima volta invece di dedicarmi ai diritti umani o alle convenzioni sull'ambiente, mi occupo di ippoglossi, salmoni o pesca a strascico. E visto che dovro' farlo per cinque anni, tanto vale che mi appassioni."

RISORSE COMUNI

Anche perchè "l'acqua e ciò che contiene fa parte delle risorse comuni" e la Bonino, fedele alla politca del partito radicale transnazionale, ritiene indispensabili regole di gestione e sanzioni.

"E' il limite del diritto internazionale: si firmano convenzioni di tutti i tipi e poi non si punisce chi trasgredisce".

Un sospetto: non sarà facile la vita per i partner europei, perchè la commissaria, pur nel rispetto delle regole, mostra di non voler restare con le mani in mano.

Documentata sulle sue competenze è altrettanto informata sui temi più scottanti dell'Unione. Passa dalle quotidiane riunioni agli incontri con gli ambasciatori, alle visite in loco, allo studio intenso per arrivare sempre preparata sugli argomenti più spinosi che la Commissione (l'equivalente del nostro Consiglio dei ministri) affronta nella riunione settimanale.

Non è il lavoro che la spaventa ma, ci tiene a precisare, non rinuncia certo alla vita privata. Lei, che non si considera "una pura movimentista che non crede nelle istituzioni" ma che non pensa neppure che "tutto nasce o tutto muore all'interno del Parlamento", è anche fermamente convinta dell'importanza della comunicazione con l'esterno.

Vediamo dunque i suoi progetti partendo proprio dai consumatori, un settore "piccolo, ma in salita".

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(i consumatori)

INFORMAZIONI VIA CAVO

"Eredito l'ultimo anno di un piano triennale da completare e contemporaneamente devo preparare un nuovo programma per il periodo 1996-'98. Cerchiamo di dare braccia e gambe ad alcune intuizioni iniziali che si stanno confermando giuste. Affrontare la tutela non solo dei consumatori di prodotti, ma anche degli utenti dei servizi nei confronti dei quali c'è poca attenzione."

Acqua, gas, luce, trasporti, telefono... Nel mirino c'è questo e altro ancora. "Siamo orientati su due ipotesi. Da un lato esiste, appunto, la protezione degli utenti dei servizi, anche finanziari. Dall'altro occorre tener presente la questione dell'informazione."

Sono quarantotto le direttive che riguardano la spesa dei consumatori, a queste vanno aggiunte le applicazioni nazionali. "Ebbene, ci siamo accorti che i cittadini non conoscono queste leggi e, di conseguenza, non ne richiedono il rispetto, soprattutto nell'Europa del Sud, dove la cultura della tutela è meno sviluppata che nel Nord." Come regolarsi quando si ha a disposizione poco denaro da distribuire fra quindici paesi?

La militanza in un partito sempre sull'orlo della crisi economica insegna. Ed ecco che la Commissaria, "un po' parassitariamente", ammette, si infila nella riunione del G7 e piazza su Internet (la rete informatica mondiale) la guida per i consumatori. Le associazioni dei consumatori hanno accesso al sistema telematico e il cittadino puo' rivolgersi direttamente a loro. Chi desiderasse informazioni:

Emma Bonino

Commissione europea

rue de la Loi 200 - 1049 Bruxelles

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(la pesca)

PROTEGGERE L'AMBIENTE

La stessa tecnica "da guerriglia" usata per affermare le sue idee in tema di tutela dei consumatori, Emma Bonino l'ha utilizzata anche per l'altro settore, e cioè la pesca. Perchè se è vero che la sua competenza riguarda, appunto, la pesca, è anche vero che i pesci notoriamente vivono nell'acqua e la radicale che si è occupata anche di tutela ambientale non puo' essere ingabbiata da formule rigide.

Infatti. "A parte gestire l'esistente, abbiamo, consapevoli di infilarci dritti dritti in un alveare, un'idea nuova. I paesi dell'Unione sono quattro, ma sul Mediterraneo si affacciano altri quindici stati. Qui non si possono applicare gli stessi criteri che valgono per l'Atlantico: non esiste il confine delle 200 miglia territoriali, e i nostri partner non hanno neppure la stessa capacità di pesca. In compenso la situazione è un po' più complicata perchè si tratta di conciliare gli interessi di molti paesi diversi."

Cosi', con determinazione, è riuscita a ottenere che nella prossima conferenza di Barcellona fra i paesi del Mediterraneo e la UE venga inserito, accanto ai problemi dell'immigrazione e del traffico di droga, anche il tema delle risorse e quindi della "risorsa pesce".

"Per vedere se questa parte di patrimonio comune rappresentata dall'acqua non possa essere il collante per un discorso graduale sul Mediterraneo".

E con questo la Bonino si è ben "posizionata" anche sul fronte ambientale.

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(l'italiana in europa)

AIUTI, NON CARITA'

I popoli che soffrono non possono essere lasciati soli. Gli interventi umanitari devono crearsi regole e leggi nuove

Nel cuore di Emma Bonino, commissaria europea - è facilmente intuibile dati i suoi precedenti - c'è il settore degli aiuti umanitari. Istituito nel '92 all'inizio del dibattito internazionale sul tema, Echo (l'Ufficio umanitario della Comunità europea) rispecchia la situazione di un'epoca che sembra lontanissima: si era agli inizi della crisi nella ex Jugoslavia, non era ancora scoppiato il problema del Rwanda, si parlava solo di sostegno alimentare e medico. "Ma - osserva la Bonino - a cosa serve mandare i vaccini se non arriva l'nergia elettrica per far funzionare i frigoriferi, se manca l'acqua potabile?."

Si è inventata la formula della "riabilitazione d'urgenza", un vero e proprio espediente legale.

Cio', per esempio, permette alla gente di Mostar nella ex Jugoslavia di avere l'elettricità tre ore per notte, di trovare acqua potabile per strada; consente la "riabilitazione psicologica da trauma", perchè "la vita non è solo la farina che manca."

AIUTI E DIRITTI

Se la necessità aguzza l'ingegno, la realtà spinge a muoversi velocemente ("il mio timore è che il mondo vada sempre più in fretta e che ci dimostri, tra lacrime e sangue, che quella era la strada") e la Bonino ha ricevuto un mandato dal consiglio per presentare entro giugno nuove regole che tengano conto dei mutamenti.

"Si è passati da un dibattito internazionale a volte anche un po' vago a dover affrontare concetti che non hanno base giuridica in nessuna convenzione."

Il legame tra aiuti umanitari e diritti dell'uomo, la necessità di una diplomazia preventiva, il diritto/dovere di ingerenza: bisogna trovare una soluzione procedendo per tentativi, senza pensare di avere in tasca una "verità per sempre" sul rapporto tra emergenza e sviluppo vero e proprio.

LA ZONA GRIGIA

"Esiste, come si dice in gergo, una "zona grigia" in cui è cessata l'emergenza alimentare o sanitaria, ma non ci sono ancora le condizioni per un vero e proprio programma di sviluppo. Ecco, questo aspetto deve essere regolato. Poi bisogna affrontare il problema della protezione delle vittime."

E infine il vero nodo: l'assenza di una diplomazia preventiva europea. "Sono indispensabili strumenti di cui ora non dispongo."

"Le crisi hanno sempre un periodo di preparazione più o meno noto, più o meno nascosto. Insomma qualcuno avrà ben venduto le armi a Milosevic o a Dudaiev! E allora occorre avere a disposizione una rete informativa. Senza dimenticare pero' che l'Europa non ha una politica estera comune e quindi neppure una politica di difesa."

Ma quello che proprio non riesce ad accettare è l'invisibilità dell'Unione nel campo degli aiuti. "Guardando la Tv la gente si convince che in queste zone sono presenti l'Onu, le Ong (orgabizzazioni non governative) o la Croce Rossa, ma ignora che sono lì con i soldi del contribuente europeo." Un esempio: il 70 per cento di tutto l'aiuto arrivato all'ex Jugoslavia viene dall'Unione che, appunto, "finanzia" Medici senza frontiere piuttosto che la Caritas.

"E' giusta la scelta di non creare una nuova agenzia di intervento diretto - approva la Bonino - in quanto è bene appoggiare chi ha più professionalità ed esperienza. Semmai l'Ue deve aspirare a un ruolo di coordinamento. Purchè il cittadino europeo, che contribuisce più degli Stati Uniti, ne sia a conoscenza."

"Io devo sconfiggere la "fatica del donatore", quella che colpisce chi ignora cio' che sta facendo e non conosce i risultati raggiunti. Altrimenti succederà che in poco tempo i fondi verranno tagliati."

Il vero problema degli aiuti? Il rischio che diventino una sorta di "finanziamento occulto" delle guerre, "l'alibi per una non-azione politica. Ma anche se i leader sono degli irresponsabili non si puo' accettare che a pagare siano donne, bambini, anziani."

"La parte piu' debole della popolazione non puo' essere lasciata sola a subire una doppia violenza, quella della guerra e quella dell'abbandono da parte della comunità internazionale."

"Aiuti e azione politica sono due strade complementari ma distinte."

ALIBI E FINANZIAMENTI

Aiuti vuol anche dire finanziare programmi come quelli avviati nelle, poche, scuole che rimangono in Burundi: informazione sui diritti umani, sulla pace, sul dialogo. "Questi progetti scolastici sui principi della convivenza, del rispetto, dell'autonomia sono fino ad oggi l'unica prevenzione che possiamo fare e sono parte integrante dell'aiuto umanitario da fornire d'urgenza."

SCONVOLTA DALL'AFRICA

Rientrata da poco da un blitz in Burundi, Rwanda e Zaire, la Bonino ha trovato una situazione di tensione preoccupante: la possibilità di una ripresa del conflitto è concreta. Ma ha lanciato un messaggio preciso ai due primi ministri di Burundi e Rwanda: "Gli aiuti umanitari non dureranno per sempre, quindi voi dovete elaborare una proposta politica perchè altrimenti noi, senza risultati, non daremo più soldi."

Echo appoggia il processo di democratizzazione e favorisce il negoziato interregionale, conferma la commissaria, ma i patti devono essere chiari. Campi profughi nello Zaire al limite del collasso; carcerati ammassati nelle prigioni rwandesi al punto che non possono neppure camminare; pochi magistrati sommersi da decine di migliaia di fascicoli processuali? La Bonino inventa un'altra proposta d'emergenza.

"Giudici senza frontiere", un progetto per far arrivare magistrati stranieri in Rwanda e alleggerire il carico di lavoro dei colleghi.

Lavorare sull'emergenza e guardare lontano, fino al Duemila (tanto durerà il mandato). Quale obiettivo si è data? "Per ora sento la necessità di fare quattro, cinque visite sul campo, di incontrare nuovamente le diverse organizzazioni. Avrò idee più chiare fra qualche mese." E si prepara a un nuovo viaggio: Caucaso, Cecenia, Armenia, Georgia.

 
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