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Archivio Emma Bonino commissario UE
L'Avvenire - 27 aprile 1995
BONINO: L'UNICA SOLUZIONE E' IL DIRITTO UMANITARIO D'INGERENZA
L'Europa blocca gli aiuti a Kigali. Intervista al commissario della Ue che propone un ripensamento globale nella politica di intervento.

di Giorgio Ferrari

27 aprile 1995

L'Avvenire

BRUXELLES - Come vogliamo chiamarla quella di Emma Bonino: impuissance sans frontières, impotenza senza frontiere? O è piuttosto il timore di commettere un'ingiustizia, una delle tante che, lo si voglia o no, si finisce per perpetrare all'ombra degli aiuti umanitari? Diciamo che non è né l'una né l'altra cosa, e che la sua impotenza proprio non è, come non c'è quel cinismo obbligato che sovente si va a rimproverare a chi gestisce miliardi di aiuti e nello stesso tempo si trova di fronte a nodi insolubili, o a situazioni politicamente inestricabili, come in Bosnia, come nel Ruanda.

Ecco, il Ruanda. E' proprio lì che andiamo a parare. Ieri la Commissione europea ha deciso la sospensione degli aiuti umanitari al governo ruandese, a seguito dei ripetuti massacri nei campi profughi hutu. Si parla di un importo di almeno 300 miliardi di lire. La decisione, presa a larga maggioranza, bloccherà, in attesa che il Consiglio per gli affari generali la ratifichi, la distribuzione degli aiuti per la riabilitazione e l'agricoltura. Una tragedia nella tragedia, che apre tra l'altro quesiti nuovi, mai considerati prima. Ne parliamo con il Commissario Bonino, che ha in mano le chiavi della più fornita delle casseforti umanitarie dell'Unione europea.

Come giudica le decisioni della Commissione?

"Approvo totalmente la decisione politica. Anche se qui si apre un bel paradosso..."

Ovvero?

"Gli aiuti umanitari dovrebbero essere per propria natura neutrali. Se quindi uno aumenta o mantiene gli aiuti, dovrebbe fare i conti solo con un problema finanziario..."

Ma...

"Ma se la politica ha un suo ruolo, si è costretti ad ammettere che può verificarsi un uso perverso degli aiuti".

Come?

"Lei immagini di aiutare qualcuno che magari si sta riarmando: salva un po' di vite e consente che si prepari una nuova guerra, un nuovo massacro. D'altra parte se nega gli aiuti li condanna lo stesso".

E allora?

"E allora penso che in Ruanda finiremo per portare soccorso ai superstiti di un nuovo massacro, oppure condannare i profughi a un disagio ancora maggiore".

Non vede una via d'uscita a questo paradosso, onorevole Bonino?

"Ci sarebbe, ma occorre un ripensamento globale della politica degli aiuti".

Dica, qual'è la soluzione?

"Usare il diritto umanitario d'ingerenza. Ovvero pensare a una forza d'interposizione fra hutu e tutsi, un contingente militare. Con tutte le implicazioni politiche ed economiche che comporta".

Si tormenta, Emma Bonino, sapendo bene che la soluzione immediata non c'è e che un eventuale ingresso della politica internazionale nella vicenda ruandese complicherebbe invece che semplificare il problema. "E' una situazione completamente nuova - dice - che non si è mai presentata prima".

Nemmeno in Bosnia?

"In Bosnia c'era una situazione diversa. C'erano cannonate dei Serbi su Sarajevo, ma non c'erano campi profughi gestiti da una forza governativa a etnia prevalentemente ostile, come sta accadendo in Ruanda. I Tutsi pensano, e in parte hanno ragione, che i campi hutu siano dei focolai di riarmamento. E quindi vogliono scioglierli. Come li stanno sciogliendo è sotto gli occhi di tutti. E qui io mi chiedo fino a che punto siano giusti gli aiuti umanitari, fino a che punto la politica deve rimanere estranea: se gli hutu si stanno riarmando, aiutandoli non incrementiamo forse una ripresa della guerra civile? Un paradosso, come le ho detto prima. Lo stesso paradosso per cui gli aiuti dell'Ue si assommano a quelli dei Paesi membri, per cui non c'è una strategia univoca".

Lei è stata recentemente in Ruanda. Che impressione ne ha riportato?

"La più sconfortante. Pensi a un campo profughi lungo venti chilometri e largo cinque, dove non c'è niente di niente, dove continua a piovere, dove magari qua e là trovi delle insegne con scritto "Pizzeria Bella Napoli" oppure "Birreria Las Vegas" o anche "Salone di Bellezza". Sono insegne piazzate su un autoblindo. E sono gli stessi che vengono massacrati in questi giorni. Per evitare una nuova guerra civile, come dice il governo".

Un tragico garbuglio, onorevole Bonino, bisogna ammetterlo...

"Per questo bisogna ripensare al diritto d'ingerenza. Con un ennesimo paradosso: una forza di interposizione verrebbe gestita dall'Onu. Eppure la Ueo ha fra gli scopi primari un mandato umanitario. Che però non si è mai messo in moto".

 
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