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Archivio Emma Bonino commissario UE
Il Sole-24ore - 28 aprile 1995
ANCORA TROPPI RISCHI DAL NUCLEARE DELL'EST
di Emma Bonino

Il Sole-24 Ore, 28 aprile 1995

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SOMMARIO. La Commissaria europea Emma Bonino illustra i problemi connessi con la presenza in Slovacchia di una centrale nucleare, ancora in fase di completamento, che presenta gravi carenze dal punto di vista della sicurezza, e per la quale la Slovacchia stessa ha chiesto l'intervento della Bers. Bonino fa notare come il problema interessi l'Italia, sia per motivi intrinseci di sicurezza, sia perché l'Italia è fornitrice di tecnologie alternative forse anche più convenienti, dal punto di vista economico, rispetto alla scelta nucleare.

Sulla mappa del vecchio continente ci sono tante possibili Chernobyl quante sono le centrali nucleari a vecchia tecnologia disseminate sul territorio dei Paesi dell'ex blocco sovietico. L'Unione europea, consapevole del fatto che gli effetti dei disastri nucleari non hanno confini, deve confrontarsi con l'esigenza di conciliare le necessità energetiche dei paesi dell'Est con la sicurezza dei cittadini e dell'ambiente. Il problema è complesso e lo dimostra anche l'ultimo caso salito agli onori della cronaca, quello della centrale di Mochovce in Slovacchia, che per la prima volta ha costretto l'Unione ad avviare un concreto dibattito sul futuro del nucleare. La stampa internazionale ne ha parlato diffusamente. Tutti i governi europei hanno preso posizione. Solo in Italia la vicenda non ha trovato alcuna eco. E' dunque bene raccontare la storia partendo dall'inizio.

Da qualche mese è in corso l'esame della richiesta presentata dal governo slovacco alla Banca Europea di Ricostruzione e Sviluppo (Bers) e all'Euratom per una serie di prestiti per un valore complessivo di 407 Milioni di ecu (circa 850 miliardi di lire) destinati a finanziare il completamento con standard occidentali della centrale di Mochovce.

La realizzazione dell'impianto prevede l'inserimento di tecnologia occidentale (i lavori sarebbero condotti da un consorzio di imprese franco-tedesche) su un progetto effettuato per l'80-85% da tecnici sovietici, che non prevedeva tutta una serie di standard di sicurezza. Il costo totale dell'operazione è valutato intorno ai 760 milioni di ecu (circa 1700 miliardi di lire).

Secondo le autorità slovacche, la messa in funzione della centrale è condizione per la chiusura della centrale di Bohunice, costruita con una tecnologia simile a quella di Chernobyl. Le stesse sostengono che in mancanza di un aiuto comunitario non vi sarà scelta se non quella di completare la centrale valendosi dell'aiuto dei russi, con standard di sicurezza assai meno rigorosi.

L'Unione Europea, principale azionista della Bers, si trova adesso di fronte ad un bivio: deve decidere se incoraggiare o meno la continuazione della politica nucleare all'Est quale soluzione per la riconversione o chiusura delle vecchie centrali costruite con scarsissimi standard di sicurezza, e tecnologie che presentano un alto grado di pericolosità. Un problema, questo, che va molto al di là del caso slovacco - che è percepito come estremamente sensibile considerata la vicinanza di Mochovce a Vienna (circa 100chilometri) - in quanto la posizione assunta dall'Unione Europea influenzerà con grande probabilità le scelte future per la chiusura o riconversione delle centrali a rischio nei paesi dell'Europa Centrale e dell'ex Unione Sovietica.

E' chiaro che l'Unione non può chiedere a Paesi con gravi problemi economici di rinunciare a fonti di produzione di energia proprie. Occorre dunque verificare, senza pregiudizi o approcci ideologici, quale sia la soluzione più efficiente, ossia capace di fornire il massimo di garanzie di sicurezza e tutela dell'ambiente a minor costo.

A mio avviso la soluzione del problema, qualunque essa sia, deve essere concordata a livello europeo anche per quei paesi, come la Slovacchia, che pur non facendo attualmente parte dell'Unione si stanno preparando a diventare suoi membri. Una centrale nucleare in un qualsiasi paese dell'Europa rappresenta un problema per la sicurezza di tutto il nostro continente.

Da questo punto di vista il caso di Mochovce rappresenta uno stimolo importante, lo spunto iniziale per una analisi approfondita, nell'ambito delle istituzioni europee, di problemi quali la mancanza di standard di sicurezza accettati da tutti e la necessità di svolgere approfondite analisi sui costi-benefici delle diverse opzioni di politica energetica (nucleare, gas, carbone, etc.) e di meglio valutare i rischi per l'ambiente.

Il primo dato positivo emerso dal dibattito, sino ad oggi, è la piena presa di coscienza - anche grazie alla forte spinta venuta dall'opinione pubblica (più di 1 milione di firme raccolte contro Mochovce), dal governo austriaco e dal Parlamento Europeo - del fatto che la tutela del senso di sicurezza dei cittadini dell'Europa e dell'ambiente rispetto alle scelte di politica energetica fosse un problema per tutta l'Unione europea. Oltretutto, l'insieme dei contatti ha messo in luce che non è per nulla dimostrato che l'opzione nucleare sia la più conveniente dal punto di vista economico.

Osservando il grande interesse suscitato in Europa da questi temi e la passione con cui l'Austria (che ha deciso dopo referendum popolare di rinunciare al nucleare) si é opposta ad una scelta nucleare in un paese confinante, sono rimasta stupita dalla mancanza di attenzione rivolta al caso Mochovce dall'Italia, paese non certo lontano dalla Slovacchia (Mochovce é a circa 400 chilometri dal confine italiano).

Il disinteresse colpisce ancora di più se si pensa che l'Italia, oltre ad essere il terzo contributore al bilancio comunitario, è anche uno dei principali azionisti della Bers e come tale sarà chiamata a votare sull'erogazione del prestito.

E' difficile dire quando l'Europa saprà definire un insieme di standard di sicurezza accettato da tutti (anche per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti radioattivi) che possa conciliare il nucleare con un'effettiva tutela dell'ambiente e sconfiggere il senso di insicurezza creato nei nostri cittadini da centrali di dubbia affidabilità. Soprattutto, esistono ancora forti dubbi sulla reale convenienza economica della centrale di Mochovce che, secondo alcuni esperti, potrebbe risultare più onerosa di una soluzione a gas (di cui l'Italia è una delle principali esportatrici di tecnologia). Nel nostro Paese, tutte queste esigenze sembrano essere state ignorate tanto dai mass media che dalla classe dirigente, tecnica e politica. E' un fatto grave, perchè sembriamo voler sfuggire una volta di più alle nostre responsabilità. Il silenzio, nel momento delle decisioni, difficilmente consente di risolvere i problemi.

 
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