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Agora' Agora - 30 marzo 1992
MANIFESTAZIONE CONTRO LA PENA DI MORTE IN UCRAINA
martedì 31 marzo - ore 12

Roma, via Gaeta 5

Domani martedì 31 marzo, alle ore 12 il Partito radicale organizza una manifestazione davanti all'ambasciata dell'ex Unione Sovietica, in via Gaeta 5, contro la pena di morte in Ucraina e sul caso di Oleg Makoveckij, condannato a morte in attesa di esecuzione.

Nel corso della manifestazione verrà consegnato all'ambasciatore un appello alla clemenza scritto da Marco Pannella ed altri esponenti del Partito radicale al presidente ucraino Kravchuk affinché eserciti il potere di grazia nei confronti di Oleg Makoveckij e commuti la sentenza capitale in pena detentiva.

Nella stessa giornata si terranno iniziative analoghe in diverse città, europee e non, tra cui ricordiamo Mosca, Kiev, Zagabria, Praga, Bruxelles, Budapest e Ouagadogou.

Nel 1990 in Unione Sovietica sono state eseguite 208 condanne a morte, la maggior parte delle quali in Russia ed in Ucraina.

Mentre il presidente russo Boris Yeltsin alcuni mesi fa ha commutato 21 condanne a morte, giungono in questi giorni notizie di ripresa -dopo alcuni mesi di sospensione- delle escuzioni legali in Ucraina. Siamo oggi a conoscenza di oltre 80 casi di condannati in attesa di esecuzione.

Il Partito radicale ha lanciato da alcuni mesi una "campagna parlamentare mondiale per l'abolizione della pena di morte entro il 2000".

Con questa iniziativa vogliamo oggi segnalare in particolare il caso dell'ucraino Makoveckij Oleg, condannato a morte per aver ucciso a scopo di rapina una donna di 60 anni ed un bambino di 6, crimini commessi quando aveva appena compiuto 18 anni.

Un caso particolarmente emblematico per la gravità dell'episodio: ma proprio di fronte a questa efferatezza deve essere chiaro che uno stato non può e non deve rispondere alla barbarie con altrettanta barbarie. Il crimine può essere combattutto solo con la rigida e serena applicazione del diritto. E democrazia non può essere sinonimo di stato assassino. Progressivamente, ma rigorosamente, per legge, va affermato il diritto dell'individuo a non essere ucciso per forza di legge o decisione di qualsiasi autorità pubblica.

L'appello oggi rivolto alle autorità di un paese appena fuoriuscito da un regime totalitario, ha il sapore di una sfida per l'intero mondo occidentale. Paesi appena approdati alla democrazia possono oggi essere d'esempio in tema di rispetto dei diritti umani, possono distinguersi dal totalitarismo anche in tema di pena di morte.

 
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