Roma, 31 marzo - Si è svolta alle ore 12 la manifestazione organizzata dal Partito radicale davanti all'ambasciata dell'ex Unione Sovietica a Roma contro la pena di morte in Ucraina. Altre manifestazioni organizzate dal Partito radicale transnazionale si sono svolte a Milano, Bruxelles, Mosca, Kiev, Zagabria, Praga, Budapest e a Ouagadougou, in Africa.
Con l'iniziativa di oggi il Partito radicale, che ha lanciato da alcuni mesi una "campagna parlamentare mondiale per l'abolizione della pena di morte entro il 2000", ha voluto segnalare in particolare il caso dell'ucraino Makoveckij Oleg, condannato a morte per aver ucciso a scopo di rapina una donna di 60 anni ed un bambino di 6, crimini commessi quando aveva appena compiuto 18 anni.
Le manifestazioni davanti alle ambasciate della ex-Urss, hanno rappresentato un momento di convergenza di iniziative del P.R. attuate negli ultimi dieci giorni: migliaia di telegrammi, di lettere ed appelli di personalità del mondo politico, indirizzati al Presidente ucraino Leonid Kravchuk.
Nel 1990 in Unione Sovietica sono state eseguite 208 condanne a morte, la maggior parte delle quali in Russia ed in Ucraina.
Mentre il presidente russo Boris Yeltsin alcuni mesi fa ha commutato 21 condanne a morte, giungono in questi giorni notizie di ripresa - dopo alcuni mesi di sospensione - delle escuzioni legali in Ucraina. Siamo oggi a conoscenza di oltre 80 casi di condannati in attesa di esecuzione.
Nel corso della manifestazione una delegazione composta dal Primo Segretario del Partito radicale Sergio Stanzani, dal Consigliere federale del Pr Sergio D'Elia e dall'ex-ministro degli esteri del Burkina Faso Basile Guissou, è stata ricevuta dall'incaricato d'affari dell'ambasciata ex-Urss, Felix Stanievsky, a cui è stata consegnata una lettera di Marco Pannella ed altri esponenti radicali, una lettera del Commissario CEE Carlo Ripa di Meana e un appello del Coordinamento "Non uccidere".
Nella lettera del Partito Radicale viene rilevato che "proprio perché il delitto commesso da Oleg Makoveckij è tra i più efferati, uno Stato non può rispondere ad un comportamento assassino con una pratica altrettanto crudele. Occorre cominciare ad introdurre negli ordinamenti statali il diritto di ogni essere umano vivente a non essere ucciso per forza di legge".
Nella sua lettera, Carlo Ripa di Meana auspica che i paesi, come l'Ucraina, che sono stati capaci di uscire dal totalitarismo, siano ora in grado "di dare un chiaro esempio di cambiamento, di tolleranza, iniziando una nuova era di democrazia e di garanzie per i diritti fondamentali".
Anche Monsignor Germano Greganti, Presidente del Coordinamento "Non uccidere" ritiene che "oggi le nazioni europee stiano osservando con interesse e speranza la nuova situazione nell'area dell'ex Unione Sovietica e si aspettino passi concreti per l'abrogazione della pena di morte".
Nei giorni scorsi, esponenti del Partito radicale avevano sollecitato Andreotti a intervenire presso le autorità ucraine ed il Presidente del Consiglio ha risposto positivamente all'invito, affermando che sottoporrà il caso di Oleg Makoveckhij all'attenzione del Primo Ministro ucraino Fokin in occasione della sua prossima visita in Italia.
L'europarlamentare Adelaide Aglietta, relatrice della Risoluzione contro la pena di morte approvata il 12 marzo scorso dal Parlamento Europeo, ha guidato la delegazione all'ambasciata ex-Unione Sovietica di Bruxelles. Nella lettera consegnata all'ambasciatore, Adelaide Aglietta ha voluto rappresentare al presidente ucraino il significato della Risoluzione del P.E. contro la pena di morte, in particolare, laddove si chiede alle istituzioni della Comunità Europea e agli stati membri di considerare l'abolizione della pena di morte come una condizione fondamentale di cui tener conto nella propria politica estera e di accordi di cooperazione economica. A Ouagadogou, militanti radicali hanno consegnato all'ambasciatore un appello a Kravchuk da parte dell'ex Presidente del Burkina Faso Lamizana Sangoulé in cui auspica che il presidente ucraino si dimostri dalla parte dei diritti dell'uomo, della vita del diritto e del diritto alla vita.
A Zagabria l'appello del P.R. è stato sottoscritto da molti parlamentari, tra i quali il vice-premier del Governo Croato Zdravko Tomac.