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Agora' Agora - 15 aprile 1992
DICHIARAZIONE DI MARCO TARADASH: BOSSI DEVE RITIRARE IL SUO AVVERTIMENTO MAFIOSO.

Non ho mai avuto un atteggiamento preconcetto di ostilità verso la Lega. Ho sempre cercato, e spesso ottenuto, la collaborazione degli eletti leghisti a sostegno di iniziative contro le parti più irrazionali e più repressive della legge Jervolino-Vassalli sulla droga. Sono convinto che la proposta antiproibizionista troverà in molti eletti della Lega adesione e appoggio. Non credo affatto che la Lega sia un movimento di destra o di tipo lepenista. Sono convinto che Bossi abbia avuto il grande merito di legare la protesta dell'Italia incivile insieme a quella dell'Italia civile e che quindi la partita sul carattere reazionario o riformatore della Lega sia tutt'altro che chiusa.

Anche per questo non posso accettare, come cittadino e come neo-deputato eletto nella Lista Pannella, la minaccia di - diciamo così - sanzioni fisiche che, neppure troppo velatamente, Umberto Bossi ha rivolto ieri dai microfoni del GR1 verso quei parlamentari della Lega che decidessero di abbandonare il capo per - magari - vendersi a qualche maggioranza. Dire che chi tradisce avrà il problema dell'incolumità personale significa autorizzare politicamente le eventuali ritorsioni. Significa introdurre nel gioco politico italiano un seme di violenza il cui sviluppo può essere incontrollabile. Non vorrei che la Lega Nord, per acquistare una dimensione nazionale che non ha, scegliesse la strada peggiore, quella mediterranea dell'avvertimento mafioso e quella romana del centralismo partitocratico (anche perché chi minaccia il bastone sarà presto costretto a promettere la carota). Bossi deve rimediare subito al suo errore e rettificare quanto ha dichiarato al GR1. Se ciò non accadrà invierò una lettera ai presidente

della Camera e del Senato perché intervengano a tutela della libertà fondamentale dei parlamentari, che è quella di rispondere al corpo elettorale e non ai capibastone, di partito o di Lega che siano.

 
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