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Agora' Agora - 19 aprile 1992
PENA DI MORTE - LA CALIFORNIA RIAPRE LA CAMERA A GAS

DICHIARAZIONE DI SERGIO D'ELIA, CONSIGLIERE FEDERALE DEL PARTITO RADICALE, DEL COMITATO PROMOTORE DELLA CAMPAGNA PARLAMENTARE MONDIALE PER L'ABOLIZIONE DELLA PENA DI MORTE, SUL CASO DI ROBERT ALTON HARRIS E LA RIPRESA DELLE ESECUZIONI LEGALI NEGLI STATI UNITI.

Roma, 19 aprile. - "L'esecuzione di Robert Alton Harris, da parte dello stato della California, prevista per martedì 21 aprile - dopo un quarto di secolo di moratoria - rappresenta una svolta grave, un precedente pericoloso nei confronti degli altri Stati della federazione americana che meditano la reintroduzione, o la ripresa, delle esecuzioni capitali, e nei quali vi sono ancora moltissimi condannati in attesa di essere giustiziati.

Se questo si verificasse, la nostra condanna sarebbe fermissima. A partire dal prossimo congresso del Partito radicale, che inizia il 30 aprile, nel quale è prevista una sessione organizzativa della "Campagna parlamentare mondiale per l'abolizione della pena di morte entro il duemila", promuoveremo un'azione di informazione dell'opinione pubblica e di denuncia in sede di Parlamento europeo, di parlamenti e di governi nazionali, nella sede di Commissione dei diritti umani dell'Onu, sul comportamento dei 36 Stati della Federazione americana, nei quali viene riservato ai condannati il trattamento disumano della segregazione per anni nei "bracci della morte" prima di essere giustiziati.

In questi stessi Stati avvengono esecuzioni in circostanze esplicitamente escluse da convenzioni internazionali sui diritti umani (nei confronti dei minori, delle donne in gravidanza e dei malati di mente); circostanze che sono escluse anche dalla stragrande maggioranza dei paesi che mantengono la pena di morte nei loro ordinamenti.

La distinzione con i sistemi totalitari - continua Sergio D'Elia - non può essere ideologica, ma deve essere marcata sulla linea di alcuni principi fondamentali: il diritto alla vita e la vita del diritto, sopra tutti. Le democrazie devono potersi distinguere dal totalitarismo anche in ordine alla pratica della pena di morte. Occorre cominciare ad introdurre negli ordinamenti statali, progressivamente ma rigorosamente, per legge, quello che va affermato come nuovo diritto soggettivo: quello di non essere uccisi per forza di legge o per decisione di qualsiasi autorità pubblica, o da essa riconosciuta, per qualsiasi motivo.

A maggior ragione, nel caso di delitti efferati, ai quali uno Stato non può rispondere con pratiche altrettanto efferate".

 
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