"Perfino gli USA, che avevano a lungo sostenuto indirettamente l'esercito golpista e il gruppo dirigente nazional-bolscevico di Belgrado, minacciano di interrompere ogni rapporto con la Serbia da quelli dominata.
Che la CEE e, in particolare, l'Italia, insistendo nell'irresponsabile comportamento di un lungo anno, stiano oggi assistendo inerti al massacro di diritto e di persone, colpevoli solamente di esser mussulmane o croate, è un vero e proprio criminale.
Mai, dal dopoguerra, la politica estera italiana è stata così sciaguratamente nello stesso tempo velleitaria e cinica, torbida e priva di qualsiasi rispetto per le decisioni pressoché unanimi del Parlamento e del popolo italiano, che si tratti di politica europea o di quella nei confronti della ex-jugoslavia.
Eppure, al Congresso di Bari, rovesciando la impostazione sino a quel momento da ultrà serbo di De Michelis, Craxi aveva a chiarissime lettere dichiarato: "se si tratta di dover far fronte alla politica dei carri armati, senza esitazione occorrerà scegliere la difesa delle vittime della loro violenza".
Noi chiediamo l'immediata rottura di ogni rapporto con Belgrado, la denuncia del carattere criminale dell'opera dei capi dell'esercito golpista e dei demagoghi nazional-bolscevichi, la pratica difesa della Croazia, della Bosnia Eerzegovina, e - non dimentichiamolo - della popolazione albanese del Kossovo, la cui reazione mirabilmente nonviolenta viene compensata con la complicità piena con i loro oppressori, a rischio di una guerra civile di più grave rilievo d'ogni altra, da un cinquantennio a questa parte, in Europa."