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Agora' Agora - 2 maggio 1992
XXXVI CONGRESSO PARTITO RADICALE - sintesi dell'intervento di EMMA BONINO, Presidente Pr

La proposta transnazionale sarà vincente prima o poi, anche se non sappiamo ancora quando. La crisi dei partiti è ormai un dato comune: sinistra-destra, laburisti-conservatori, repubblicani-democratici sono sigle che non evocano nessuno scontro appassionante su grandi temi, ma solo diverse facce di un'unica politica. In Italia da vent'anni c'è monopartitismo imperfetto. Questo virus partitocratico ha raggiunto anche i Paesi con più solide tradizioni democratiche e maggioritarie: Inghilterra, Stati Uniti, Francia... Qualcuno si è stupito, il 9 aprile scorso, della vittoria, per la terza volta, del partito conservatore inglese e della crisi di quel sistema elettorale maggioritario che garantiva l'alternanza: credo invece che il sistema maggioritario da solo non possa garantire l'alternanza se i partiti non hanno forti caratteri distintivi e oggi le diversità fra Major e Kinnok sui grandi temi sono assolutamente insignificanti. Lo stesso vale per il socialismo di Mitterrand che non riesce più a stimolare il co

nsenso: non ci fosse il cosiddetto pericolo Le Pen molti dei democratici non sarebbero neppure andati a votare.

Siamo convinti che solo un nuovo soggetto trasnazionale possa restituire alla politica il suo ruolo, la capacità di mobilitare non genericamente sui grandi problemi del nostro tempo (dalla fame alla sicurezza, dall'inquinamento allo sviluppo della democrazia), ma sulle soluzioni possibili.

Solo un partito trasnazionale può essere veramente antagonista rispetto ai beceri e suicidi nazionalismi, ma anche aspirare a governare la società del duemila, solo questo, con le ragionevoli e per questo sovversive risposte di cui è portatore, può restituire alla gente la voglia di lottare.

Non sappiamo invece quando le condizioni storiche, il caso, le nostre singole e collettive volontà o capacità consentiranno a poco più di 5.000 persone, quanti sono oggi gli iscritti al Pr, di divenire consapevoli di tutto ciò. Non sappiamo se allora il Pr ci sarà ancora per cogliere quell'occasione. Non si tratta solo di esistenza formale del Pr, in questo caso basterebbe 'congelare' la sigla e le strutture in attesa di tempi migliori, ma di capacità e possibilità d'intervenire in quella ipotetica ma probabile coincidenza politica con tutta la nostra forza per far esplodere contraddizioni. Tutto deve essere preparato e costruito e devono essere rimosse quelle condizioni che consentono la manipolazione del bene più prezioso della democrazia, il diritto all'informazione, a valutare le diverse opinioni che si confrontano. Non c'è quindi scelta fra chiusura e rilancio. In questo Congresso siamo chiamati a valutare responsabilmente se esistono le condizioni per il rilancio del partito trasnazionale oppure se le

risorse umane e finanziarie disponibili, se le condizioni politiche non ce lo consentono.

L'ipotesi di aggiornare il Congresso dopo la prima parte dell'ordine dei lavori per convocare a data fissa una seconda sessione, mi sembra la più seria e praticabile. Un tempo determinato, fisso, riempito di poche iniziative e di chiari compiti definiti, per poter meglio organizzare le nostre speranze, per adottare scelte responsabile perchè si possano esperire fino in fondo tentantativi inerenti al 'serbatoio italiano'. Dobbiamo incalzare gli amici verdi, in Italia o in Europa, perchè non perdano la necessità politica dell'organizzazione politica transnazionale; gli antiproibizionisti non ancora radicali; gli abolizionisti della pena di morte, sparsi nel mondo; i militanti dei diritti civili negli Stati Uniti, perchè possano davvero far vivere e crescere le idee, i valori, le speranze, le lotte del Partito Radicale.

 
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