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Agora' Agora - 7 maggio 1992
TANGENTI IRAQ - INTERPELLANZA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, AL MINISTRO DEL COMMERCIO CON L'ESTERO
di Roberto Cicciomessere, Marco Pannella, Emma Bonino, Marco Taradash, Elio Vito, Pio Rapagnà

PREMESSO CHE:

1) nel maggio del 1982 il deputato radicale Roberto Cicciomessere presenta alla Procura della repubblica di Roma un esposto sui cosiddetti compensi di mediazione per la vendita di armi italiane all'estero. Nell'esposto si afferma che i compensi verrebbero "gonfiati" per consentire il pagamento di consistenti bustarelle ai partiti politici italiani. A prova di ciò si espongono nella denuncia una serie di casi in cui i "compensi" superavano il 15% del valore dei sistemi d'arma venduti o, come nel caso dell'Iraq, raggiungevano cifre che nel loro valore assoluto erano ingiustificate e inusuali.

Il sostituto procuratore della Repubblica dott.Paoloni avvia perciò una indagine facendo acquisire dalla Guardia di finanza una documentazione imponente sulle più importanti trattative degli ultimi anni. Emerge fra queste il contratto dei Cantieri Navali Riuniti e dell'Oto Melara per la vendita all'Iraq di 4 fregate, 6 corvette, una nave logistica, un bacino galleggiante e relativo munizionamento e supporto logistico per un prezzo base di 1.825 milioni di dollari che in seguito alle revisioni successive sarebbero saliti a circa 2.485.

2) Per la conclusione del contratta viene richiesto un compenso di mediazione di 135 miliardi di lire. Beneficiari sono il siriano Michel Merhej al Talal a cui viene attribuita la fetta maggiore, circa 79 milioni di dollari, e l'iracheno Nadhmi S. Auchi, titolare della Dowal Corporation di Lussemburgo, con 23 milioni di dollari.

3) Il senatore Giovanni Spadolini afferma in una lettera a "la Repubblica" pubblicata nel novembre del 1986 che l'entità della tangente è invece di 180 miliardi di lire.

4) I pagamenti delle tangenti vengono effettuati solo nella seconda metà del 1982 dalla Banca Commerciale Italiana di Genova e dalla Banca Nazionale del Lavoro di Lucca. Per due anni infatti nessun ministro italiano è disponibile ad apporre la sua firma al decreto di autorizzazione del pagamento della tangente.

Era infatti difficile giustificare sotto il profilo strettamente commerciale un compenso di tale consistenza, così come non era chiaro chi fossero i potenti uomini politici, capaci di esigere una somma così alta, che si celavano dietro i beneficiari ufficiali dei compensi.

5) Nel settembre del 1980 il ministro per il commercio con l'estero Manca ne parla con il Presidente del consiglio Cossiga che già si era adoperato con successo presso l'ambasciatore americano Gardner per la revoca dell'embargo degli Stati Uniti sulla vendita dei motori General Motors delle fregate classe Lupo destinate all'Iraq. Decidono di dar via libera all'accordo per la fornitura delle navi da guerra ma di non autorizzare il pagamento della mediazione.

6) Anche nel successivo governo Forlani, Manca conferma il precedente atteggiamento nei confronti delle provvigioni, confortato in ciò dal parere negativo dell'allora ministro delle partecipazioni statali De Michelis. La domanda per richiedere l'autorizzazione al pagamento dei "compensi di mediazione" viene quindi formalizzata dalle aziende belliche italiane il 9 aprile 1981.

7) A giugno s'insedia il governo Spadolini e al commercio con l'estero Manca viene sostituito da Capria. Nel gennaio 1982 Capria si rivolge al Presidente del Consiglio Spadolini per sollecitare una decisione sulla questione delle tangenti. E' costretto a questo passo dall'azione del Merhej davanti alla Chambre de Commerce International del 15 dicembre 1981 e dal successivo atto di diffida dei Cantieri Navali Riuniti, patrocinati dall'avv. Massimo Severo Giannini, nei confronti del Ministro Capria.

8) Spadolini, diversamente dai due Presidenti del Consiglio Cossiga e Forlani, sembra orientato ad autorizzare il pagamento delle "tangenti": convoca i ministri degli esteri, dell'industria, della difesa, delle partecipazioni statali e del commercio con l'estero, dicasteri allora ricoperti rispettivamente da Colombo, Marcora, Lagorio, De Michelis e Capria per giungere ad una decisione collegiale: "in quella riunione si constatò quanto scrissi a Capria il 26 maggio successivo: e cioè che 'non sono emerse difficoltà giuridiche-politiche alla autorizzazione del pagamento'".

9) Il ministro Capria, il 7 giugno 1982, firma l'autorizzazione. Dopo soli due giorni la Banca Commerciale Italiana e la Banca Nazionale del lavoro iniziano a pagare le tangenti presso banche svizzere e lussemburghesi.

10) L'esame della documentazione sequestrata e gli interrogatori effettuati convincono il magistrato (dott. Paoloni) che il ministero per il commercio con l'estero aveva autorizzato il pagamento dei compensi di mediazione senza effettuare gli accertamenti previsti dalla normativa vigente sulla reale esistenza di un rapporto di mediazione anteriore alla stipula del contratto, sulla compiuta identificazione delle persone fisiche o giuridiche destinatarie dei compensi e sull'incidenza e sulla congruità del rapporto di mediazione rispetto all'affare principale. In particolare non vi è traccia dei "buoni uffici" messi in atto dagli intermediari per la conclusione positiva delle trattative e gli stessi intermediari "non risultano compiutamente identificati". Vi è quindi il fondato sospetto che molti abbiano voluto coprire i destinatari finali dei di 135 miliardi. Poiché si prefiguravano reati a carico di Ministri, Paoloni rimette per competenza gli atti al Parlamento e quindi alla Commissione parlamentare per i pr

ocedimenti d'accusa.

11) Il deputato radicale Cicciomessere esibisce alla Commissione inquirente, il 19 dicembre 1985, un documento del Registro del Commercio del Tribunale di Lussemburgo in cui si afferma che non esiste alcuna iscrizione e registrazione della Dowal Corporation. In Lussemburgo perlomeno, la Dowal non esiste. Il deputato radicale esibisce inoltre la documentazione di un versamento di 100 franchi belgi da lui effettuato sul conto n.50482 della banca Paribas di Lussemburgo a favore del quale, secondo gli atti dell'istruttoria, la Banca Commerciale Italiana aveva versato i 23 milioni di dollari destinati alla Dowal Corporation. Esibisce poi una lettera successiva della banca Paribas che, nel restituire i cento franchi, afferma che questo conto non è stato aperto a nome della Dowal. Nessuno al ministero del commercio con l'estero si era quindi premurato di verificare l'identità del beneficiario di ben 30 miliardi e la stessa esistenza della Dowal a Lussemburgo.

Per quanto riguarda il Merhej al Talal, Cicciomessere esibisce il verbale d'interrogatorio del colonnello Giovannone effettuato dal giudice Palermo in cui questo responsabile dei servizi di sicurezza, specializzato nelle vicende del medio oriente, afferma che il Merhei al Talal è un noto trafficante di armi e droga.

12) Le indagini dell'Inquirente confermano che La Dowal Corporation "non è iscritta e non è stata mai iscritta presso il pubblico registro di commercio del Granducato di Lussemburgo" e che all'indirizzo riportato nella sua carta intestata, 11, Boulevard Prince Henry, "la predetta società risulta sconosciuta". La Dowal è invece una società panamense presieduta da tre cittadini lussemburghesi con un unico indirizzo: 11, Boulevard Prince Royal. Sono tre funzionari della Fiduciaria Charles Montbrun che ha sede proprio in quella strada lussemburghese. Nadmi Auchi, che da un documento risulta nominato dai tre amministratori della Dowal proprio procuratore, a sua volta fornisce sempre lo stesso indirizzo: 11, Bld P.Henry. La Dowal si appoggia prima presso la fiduciaria Montbrun, transita per la Figed S.A., per approdare presso lo studio dell'avvocato Nico Schaeffer. Insieme all'avvocato Shaeffer e ad un rappresentante della Paribas, Auchi è amministratore della "Banque Continentale du Luxembourg". L'incastro dell

e società continua sotto molte altre sigle: Matza S.A.; Brosa S.A.; Cargolux Airlines International S.A.; Burglux A.G.H.

I nomi s'incrociano e si scambiano, ma tutti appaiono come fondatori e soci dell'associazione "senza fini di lucro" "Amities Arabes/Luxembourg".

Gli ultimi anelli della catena sono costituiti da due società, la Sices Luxembourg S.A., rappresentante in Lussemburgo di una azienda italiana che opera esclusivamente nel settore dell'export con alcuni paesi del Medio oriente, e la Se Debra S.A. Quest'ultima ha nel consiglio d'amministrazione accanto al socio di Auchi, Nico Schaeffer, il "Dr. Francesco Pazienza, medecin, demeurant à Genève".

13) Il 24 ottobre 1988 il Parlamento in seduta comune, a conclusione del dibattito sul procedimento della Commissione inquirente relativo alla vicenda dei compensi di mediazione per la vendita di navi da guerra all'Iraq, delibera la trasmissione degli atti alla procura della Repubblica di Genova poiché nel corso delle indagini sono emerse ipotesi di reato nei confronti dell'avvocato Rocco Basilico, all'epoca presidente della Fincantieri, che avrebbe ricevuto parte dei compensi di mediazione.

14) Il primo luglio 1991, rispondendo ad una interrogazione del deputato Cicciomessere, il Ministro di grazia e giustizia Martelli afferma che il giudice istruttore ha dichiarato il non luogo a procedere nei confronti del Basilico "per essere estinto il reato ascrittogli per intervenuta prescrizione".

15) Dagli allegati relazione finale della Commissione d'inchiesta sullo scandalo Bnl-Iraq risulta invece che il sostituto procuratore di Genova Massimo Terrile ha riaperto l'inchiesta scoprendo che circa 13 miliardi erano stati incassati da Rocco Basilico che ha sua volta li aveva versati su due conti, il primo presso il Credito Svizzero di Zurigo intestato allo stesso Basilico, il secondo presso la Banca Hoffmann di Zurigo intestato a Giovanni Moroni, all'epoca vicesegretario nazionale del Psdi, e al figlio Stefano.

PREMESSO che dai fatti sopra descritti l'autorizzazione al pagamento dei compensi di mediazione appare strettamente legata al versamento a partiti politici italiani, attraverso Rocco Basilico e Giovanni Moroni, della tangente di circa 13 miliardi

PER CONOSCERE se s'intenda aprire un'inchiesta amministrativa per accertare le eventuali responsabilità delle amministrazioni competenti nella concessione dell'autorizzazione per il pagamento dei compensi di mediazione relativi alla vendita di navi da guerra all'Iraq;

PER CONOSCERE le ragioni che spinsero il Presidente del Consiglio Giovanni Spadolini, d'intesa con i ministri Colombo, Marcora, Lagorio, De Michelis e Capria, diversamente dai due precedenti Presidenti del Consiglio Cossiga e Forlani, ad affermare che non di erano "difficoltà giuridiche-politiche alla autorizzazione del pagamento".

Roberto Cicciomessere

Marco Pannella

Emma Bonino

Marco Taradash

Elio Vito

Pio Rapagnà

 
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