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Agora' Agora - 13 maggio 1992
LEGGE DROGA, AUMENTA TUTTO: MORTI, PENE, DETENZIONI, CONSUMO, TRAFFICO. PER "COMBATTERE LA DROGA" IL MINISTRO MARTELLI NON SA DIRE ALTRO CHE INSISTERE NELLA SEVERITA'.
DICHIARAZIONE DI VANNA BARENGHI, VICESEGRETARIA DEL COORDINAMENTO RADICALE ANTIPROIBIZIONISTA.

Roma, 13 maggio - Claudio Martelli, ministro guardasigilli, non sa più assolutamente cosa dire sul modo di "combattere la droga". Questo, una volta di più, è emerso con grande chiarezza nel corso di un convegno tenutosi ieri e al quale hanno partecipato il ministro degli Interni Scotti e il ministro degli Affari sociali Russo Jervolino (convegni ormai così patetici che neanche dalla stampa più "vicina" vengono seguiti).

Il quadro è disastroso, naturalmente, tutto aumenta, per non parlare della criminalità organizzata i cui livelli sono ormai da "impero del male". Aumentano: le morti, le pene, le detenzioni, il consumo. Tutto: anche i sequestri che però - in tutta evidenza - non incidono minimamente (si calcola soltanto per il 5-7% delle sostanze circolanti).

Ma perché Martelli non sa più cosa dire? E perché le cose che tenta di dire sono così contraddittorie tra loro? Perché la legge è fallita ma deve essere comunque difesa.

Allora, cosa fa il guardasigilli? (Parlo di lui perché mi sembra la persona più aperta nei confronti di questo problema, malgrado tutto).

Dice, dunque, che la legge non funziona ma che la colpa è dei giudici, i quali avrebbero troppa discrezionalità nel giudicare la modica quantità o la dose media giornaliera posseduta. Non potendo accettare, quindi, il ministro, che una legge così fortemente voluta dal suo partito, "sbatta in galera i tossicodipendenti" e negando che "questo ne fosse il principio informatore", si rifà sui giudici i quali a suo dire potrebbero essere più elastici per quanto riguarda quella malefica invenzione, tutta nostra, che è la "dose media giornaliera".

"Maggiore discrezionalità" chiede dunque ai giudici il ministro di Grazia e giustizia. Ma i giudici debbono obbedire alla lettera della legge e la legge dice che chi è in possesso di più della dose media giornaliera è automaticamente considerato uno SPACCIATORE.

Già, ministro Martelli, è per questo, per la vostra dose media giornaliera che le nostre carceri, vuote di mercanti, sono piene di consumatori di droghe leggere o pesanti, a migliaia e migliaia. Più di 1000 sono dentro soltanto perché sorpresi con poco meno di 5 grammi di hashish: comunque troppi rispetto alla dose media giornaliera.

Dunque tutti considerati automaticamente - e condannati - come spacciatori: da 2 a 20 anni di carcere, secondo le sostanze, leggere o pesanti.

Il ministro è giustamente preoccupato e dice che "si deve evitare un immediato avvio nel circuito penale perché è stato dimostrato che non è questa la soluzione". Aggiunge, il ministro, che "è alto il numero dei tossicodipendenti che hanno rifiutato il programma di recupero o che lo hanno interrotto.

E allora? In galera no, e per fortuna; il programma non piace quasi a nessuno; dunque che fare? Legalizzare le droghe? Figuriamoci... Abolire la dose media giornaliera, pilastro della legge, come richiesto dal referendum da noi promosso? Neanche per sogno... Quel che bisogna fare, dice Martelli, è "insistere sulla impostazione più severa che ci siamo dati in Italia ma anche a livello europeo e internazionale".

Non si capisce, a questo punto, qual è la proposta: di fronte ad affermazioni di questa natura noi pensiamo che ogni credibilità venga meno e che i promotori di questa legge, lo vogliano o no, finiranno per affondare nel mare delle contraddizioni da loro stessi create. La tragedia è che - nel frattempo - si portano dietro migliaia di persone innocenti.

 
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