COMUNICATO STAMPA DEL PARTITO RADICALE
BOSNIA ERZEGOVINA
Sul ruolo della stampa
"(perchè i mass media sono) i principali responsabili di questa situazione. Mentre sulla guerra del Golfo abbiamo avuto (...) delle giornate e nottate intere di dibattito politico, (...) qui invece si continua per scelta politica ed ideologica (...) a presentare (questa guerra) come, in grosso modo, la lava dell'Etna. In questo caso non ci sono responsabilità politiche, non c'è dibattito politico che vengano fuori."
La vergogna europea
(...) la Comunità europea ha fatto firmare 17 tregue alla Croazia e, fino ad adesso, 6 alla Bosnia Erzegovina, dicendo che se gli aggressori entro "x" giorni non smettevono l'assalto, a questo punto loro avrebbero fatto chi sa che cosa. E bene, questo significava semplicemente dare un tempo preciso per consentire il massacro più intenso. E questo si verifica in una situazione nelle quale (...) il quartiere musulmano di Sarajevo è trattato come il ghetto di Varsavia durante l'aggressione dei nazisti. C'è un sterminio in corso, ed in più, per quel che riguarda Mostar, e molti altri posti, monumenti millenari vengono sistematicamente, non casualmente, distrutti, cosi' come moschee e chiese cattoliche. Questo (...) continua (...) nel silenzio totale della sinistra e dei pacifisti, con alcune lacrimi di coccodrillo della chiesa, che io ritengo che abbia ripreso ad essere sostanzialmente silenziosa come lo fu nei confronti dei campi di concentramento, nei confronti del nazismo."
Esattamente come ha fatto Hitler
"L'operazione in corso è una operazione detta di ridistribuzione etnica (...), cioè esattamente quello che ha fatto Hitler: l'unità, ecco, di tutti i germanici. Qui si è provocato un milione e mezzo di profughi in Croazia, una zona di 4 milioni di persone in totale. E la Croazia è a terra, perché un milione e mezzo di profughi su una aria sulla quale vivono 4 milioni di persone, evidentemente ne distrugge il livello sociale, economico, militare, politico ecc. E' un miracolo se stiamo riuscendo a contenere le reazioni del governo di Zagabria. Quindi chiediamo in modo chiaro che in queste ore ci si muova. Se però non c'è la mobilizzazione di massa, (...) se non lavoriamo insieme per queste cose (significherebbe fare) la dimostrazione che siamo ormai come negli anni trenta..."
Il ritiro degli ambasciatori: un bidone
"Hanno deciso di ritirare gli ambasciatori di Belgrado. Perché dico che è un bidone ? Perché quelli ambasciatori sono secondo il diritto internazionale abusivi, nel senso che sono ambasciatori accreditati presso la defunta - anche per Belgrado - Repubblica Jugoslava, e non sono ovviamente ambasciatori presso la nuova Repubblica Jugoslava che non è riconosciuta, non sarà riconosciuta dalla Comunità internazionale. Quindi ci annunciano che riterranno gli ambasciatori che non sono gli ambasciatori rispetto a questi assassini, ma che sono ambasciatori che sono mantenuti li' in modo arbitrario senza nessun fondamento di diritto internazionale."
Che fare ?
"Cosa ci dovrebbe fare ? Noi, come Partito radicale, con i nostri 200 parlamentari (...), da quelli croati a quelli di Baku, a quelli armeni ed azeri, (...) (dobbiamo) immediatamente fare le mille cose che un governo serio fa quando prende posizione. E quindi (...) non solo il ritiro degli ambasciatori (ma anche) il blocco aereo, il boicottaggio pieno ed integrale, l'aiuto alle forze democratiche (...) della Serbia, che sono oppressi, porre il problema della nonviolenza di 2 milioni di abitanti del Kosovo che sono occupati militarmente ..."
A noi non rimane che la nonviolenza
Ho adesso anunciato che sto anche per passare dallo lo sciopero della fame a quello della sete perché si passi a delle misure serie d'intervento immediato atte a salvare le vittime che sono in corso di massacro. (...) Io non vorrei andare francamente all'estremo dello sciopero, oltre a quello della fame a quello della sete. Si sa, scientificamente che purtroppo non si resiste oltre 6 giorni se si è in perfette condizioni fisiche. Ma certo, il nonviolento deve rischiare non la morte ma rischiare la vita come fa il violento, altrimenti dov'è la superiorità della nonviolenza rispetto alla violenza. Gandhi ha sempre detto: ci sono i violenti e i nonviolenti da una parte ed i codardi per inerzia dall'altra."