DICHIARAZIONE DI MARCO TARADASHLa proposta di concentrare tutti i boss mafiosi su un'isola sperduta, formulata per primo da Antonino Calderone, pentito di mafia, in una intervista a Repubblica, e oggi allo studio del Governo, non è una cosa seria.
Perché:
1) Se il problema è impedire ai detenuti di comunicare verso l'esterno, un carcere su di un'isola non si differenzia da un carcere di massima sicurezza. Se non nella migliore qualità della vita che può consentire ai boss. E' il caso di premiarli?
2) Se il problema è impedire le connivenze, di cui si legge, fra funzionari dell'amministrazioni giudiziaria e detenuti, e i favori a ruota libera (dai ricoveri facili all'uso del telefonino) l'isola non risolve, ma semmai aggrava, i rischi di abusi. Se non ricordo male il più noto direttore del più noto carcere insulare - l'Asinara - fu inquisito ed estromesso per fatti del genere.
3) Se il problema è di inventare una nuova misura di prevenzione contro i sospetti mafiosi, da sostituire al soggiorno obbligato, che si è rivelato del tutto controproducente, l'isola non va bene. Trasferire i sospetti in un luogo inaccessibile e non raggiungibile nemmeno telefonicamente equivale ad una condanna ad una pena pesante. Ma allora ci vuole il processo. O forse l'obiettivo del governo è quello non di modificare il nuovo codice di procedura penale, ma semplicemente di abolire ogni procedura?
4) La mafia non si sconfigge con misure militari. Il traffico di droga, che è stata e rimane la base del potere mafioso dagli anni settanta, non verrebbe minimamente intaccato da provvedimenti di emergenza. Lo stesso vale per la collusione fra mafia, politica ed economia. Chiudere, con la regolamentazione legale, i rubinetti del traffico di droga, è la prima misura seria, e la sola immediatamente efficace, per abbattere la prepotenza e il prepotere mafioso.