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Agora' Agora - 16 giugno 1992
LA TANGENTISSIMA: TORNA A GALLA IL MISTERIOSO "AFFAIRE" DELLE NAVI IRACHENE

Articolo di Ugo Potenza tratto da "ITALMONDO - IL GIORNALE DEGLI ITALIANI"

Anno X - N· 7 del 16 giugno 1992

Il sostituto procuratore della Repubblica di Genova, Massimo Terrile, ha messo in moto una valanga, che chissà mai, dove si fermerà, quando, negli scorsi giorni, ha formulato un'accusa di "corruzione" nei confronti di Rocco Basilico, ex presidente della Fincantieri per le navi da guerra destinate all'Iraq. La vicenda si riferisce ad uno "stralcio" di 12 milioni di dollari (ai corsi attuali circa 14 miliardi di lire) pagati come mediazione per la commessa irachena.

Il procedimento a carico di Basilico - si legge nella relazione - era stato inizialmente definito con sentenza istruttoria del 19 gennaio 1991 con la quale il giudice istruttore, su conforme richiesta del pubblico ministero, "dichiarava non doversi procedere per essere il reato estinto per intervenuta prescrizione".

In data 30 ottobre 1991 - prosegue il documento - "l'ufficio di segreteria della commissione veniva informato dalla procura della Repubblica di Genova che il sostituto Terrile aveva riaperto il procedimento giudiziario a carico di Basilico in quanto, da notizie fornite dalla magistratura di Zurigo, è risultato che egli non ha ceduto ad altri gli assegni della provvigione, ma li ha versati in banca aprendo due conti, uno dei quali intestato a sè stesso.

Pare che, attraverso le banche svizzere, si possa risalire ora ad altre responsibilità e ciò apre spiragli su quello che si può definire il più grosso scandalo italiano. Altro che "tangenti milanesi" di quelle che va scoprendo il giudice Di Pietro, qui siamo di fronte ad una "tangentissima" per la quale alcuni uomini politici di grosso nome hanno ricominciato a tremare.

La vicenda, come si è detto, risale al 1980. Iraq e Italia firmano un accordo per la fornitura a Saddam Hussein di 4 fregate, 6 corvette e una nave logistica di appoggio. Una importante operazione da 2485 miliardi.

L'INTERMEDIAZIONE

Malgrado l'embargo per il successivo conflitto Iran-Iraq, la costruzione delle navi prosegue. In ballo però c'è anche questa famosa intermediazione di 135 miliardi, da saldare nei confronti di mediatori siriani. Fino al 1982 resta "congelata", perchè nè Cossiga nè Forlani danno l'ok. Sarà invece - tra la sorpresa generale - il nuovo presidente Spadolini ad acconsentire al pagamento, che avviene attraverso filiali della Banca Nazionale del Lavoro e della Banca Commerciale Italiana. Formalmente, il beneficiario è il mediatore siriano Michel Merehy Al Talal, attraverso una società di Lussemburgo, la "Dowal Corporation".

Le navi, dopo la guerra del Golfo, restano in Italia. Quattro le compra la Marina Italiana per 1200 miliardi.

Con i pagamenti della mediazione, cominciano anche gli accertamenti, sollecitati da interrogazioni parlamentari, e le inchieste. Nel mirino finisce il ministero del Commercio estero, che non avrebbe controllato adeguatamente la figura degli intermediari. Si sospetta che il siriano sia implicato in un traffico di droga e armi, mentre la società lussemburghese risulta fittizia. L'inchiesta romana finisce anche all'inquirente, che invia gli atti ai giudici di Genova: non ci sono reati ministeriali, dice. I magistrati genovesi chiedono la collaborazione delle banche svizzere, che tarda, e allora decidono per l'archiviazione.

L'estate scorsa, però, arriva finalmente da Zurigo la documentazione richiesta, e l'inchiesta si riapre. Si scopre così che 13 miliardi, forse pronti per rientrare in Italia o forse in gran parte rientrati, erano finiti su un conto svizzero di Basilico.

Le accuse di truffa e di violazione della legge sul finanziamento ai partiti sono amnistiate, ma la corruzione nei confronti di rappresentanti del ministero del Commercio estero resta. I miliardi sarebbero stati destinati a personaggi politici già coinvolti in vicende giudiziarie, a manager pubblici e a personaggi "assolutamente insospettabili".

Insomma: i giochi sono tutti riaperti e si ripiomba nel clima di quello scandalo troppo presto insabbiato, un clima che Italmondo ha, pazientemente, ricostruito.

I fatti risalgono agli anni '80-'82 e iniziano con una denuncia del radicale Cicciomessere.

A suo giudizio, parte della mediazione pattuita per il buon fine della vendita all'Iraq (circa 135 miliardi di lire) sarebbe finita in mani sconosciute e tornata in Italia per essere spartita tra politici.

Fu deciso, quindi, d'indagare per conoscere i reali destinatari delle "tangenti" e le ragioni che portarono il presidente del Consiglio di allora, Giovanni Spadolini, a rilasciare il nullaosta per il pagamento della mediazione.

Il deputato repubblicano Oddo Biasini parlò di "manovre, provocazioni, insinuazioni" sull'attività degli uomini di governo dell'epoca: un chiaro tentativo di difesa per l'on. Spadolini.

Furono presentate all'Inquirente due lettere: la prima "è a firma illegibile, ma probabilmente del generale Santovito; la seconda a firma di Nicola Bongia, è indirizzata a Lorenzo De Bernardi perchè intervenga a sollecitare Pasquale Melito (ex presidente di sezione del consiglio di Stato)" a versare quanto dovuto ad uno degli intermediari.

UN FILM CHE NON SI FECE

In questo contesto si inserì l'intervento del deputato Tomaso Staiti di Cuddia il quale invitò il presidente dell'inquirente, Reggiani, a leggersi il libro di fantapolitica "La ragazza dei passi perduti" scritto dai giornalisti Giorgio Rossi e Antonio Caprarica. In quel libro era contenuta "in forma molto romanzata, ma molto precisa" il nocciolo dell'intera vicenda. "Mi risulta - disse Staiti - che i diritti per trasformare questo libro in un film siano stati acquistati per non fare il film. Cosa abbastanza singolare".

Da una accurata indagine di ItalMONDO risulta che in realtà al centro del romanzo in questione c'è la storia di questa tangentissima. Ed è vero che i diritti per trasformare il libro in film furono acquistati dal produttore Achille Manzotti, che facendo realizzare subito la sceneggiatura e addirittura indicando il regista del film, sembrava intenzionato a realizzare immediatamente il lavoro. Improvvisamente, però, l'iniziale fretta si è trasformata in ripetuti rinvii e il film non si fece più. C'è anche da chiedersi da chi il deputato Staiti abbia preso le sue informazioni sulla sorte del film, mentre non si sa bene che fine abbia fatto il produttore Achille Manzotti.

UN ESPOSTO ALLA PROCURA

E' una storia che sempre più si complica, all'ombra della quale, forse, sono stati perpetrati numerosi ricatti. E' ora di vederci chiaro e ricostruiamo, quindi, la vicenda.

Tutto inizia, come si è detto, nel maggio del 1982 quando il deputato radicale Roberto Cicciomessere presenta alla Procura della Repubblica di Roma un esposto sui cosiddetti compensi di mediazione per la vendita di armi italiane all'estero. Nell'esposto si afferma che i compensi sarebbero "gonfiati" per consentire il pagamento di consistenti bustarelle ai partiti politici italiani.

A prova di ciò si espongono nella denuncia una serie di casi in cui i "compensi" superavano il 15 per cento del valore dei sistemi d'arma venduti o, come nel caso dell'Iraq, raggiungevano cifre che nel loro valore assoluto erano ingiustificate e inusuali. Il sostituto procuratore della Repubblica, dott. Paoloni, avvia perciò un'indagine facendo acquisire una documentazione imponente sulle più importanti trattative degli ultimi anni.

Emerge fra queste il contratto per la vendita all'Iraq di quattro fregate, sei corvette, una nave logistica, un bacino galleggiante e relativo munizionamento e supporto logistico per un prezzo base 1.825 milioni di dollari che in seguito alle revisioni successive sarebbero saliti a circa 2.485. La perdita di valore della moneta statunitense innalzerà ulteriormente il costo di questa commessa. Gli iracheni sono del resto obbligati ad impegnarsi su qualsiasi cifra perchè vitalmente interessati all'accordo parallelo. Questo prevede infatti la fornitura di munizioni per l'artiglieria e per i carri, essenziale per la conduzione della guerra con l'Iran.

La fantastica tangentissima pattuita supera i 135 miliardi di lire. Beneficiari sarebbero: il siriano Michel Merehy Al Talal a cui vengono attribuiti circa 79 milioni di dollari, e l'iracheno Nadhmi S. Auchi, titolare della Dowal Corporation di Lussemburgo cui va il resto.

Bisogna precisare - a questo punto - che i 135 miliardi di lire corrispondono alle somme che dai documenti risultano effettivamente erogate ai due mediatori, mentre quelle concordate nei contratti sono di molto superiori. Lo stesso Spadolini, infatti, affermò che l'entità della tangente è di 180 miliardi. Attraverso quali canali sono stati quindi pagati i miliardi di lire mancanti all'appello?

I pagamenti delle tangenti vennero effettuati solo nella seconda metà del 1982 dalla Banca Commerciale Italiana di Genova e dalla Banca Nazionale del Lavoro di Lucca. Per due anni, infatti, - ecco un dato basilare per le nuove indagini - nessun ministro italiano aveva voluto apporre la sua firma al decreto di autorizzazione del pagamento della tangente: quindi, che l'affare non fosse "troppo pulito", se ne erano accorti in molti.

Già nel settembre del 1980, infatti, l'allora ministro del commercio estero, il socialista Enrico Manca, aveva sottoposto la questione all'allora presidente del Consiglio Cossiga, che già si era adoperato con successo presso l'ambasciatore americano Gardner per la revoca dell'embargo degli Stati Uniti sulla vendita dei motori General Electtrics delle fregate classe Lupo destinate all'Iraq, Cossiga non autorizzò il pagamento della mediazione, anche se di lì a qualche giorno avrebbe incontrato la delegazione irachena giunta in Italia per siglare il megacontratto per la fornitura della flotta da guerra da parte dei Cantieri navali Riuniti e della Oto Melara. Disse Cossiga: "Io, in questa storia, non ci voglio entrare!"

Anche il successivo governo Forlani non autorizza il pagamento delle tangenti.

Ma, nel giugno 1981 si insedia il governo Spadolini e Capria sostituisce Manca al commercio estero. Nel gennaio 1982 Capria sollecita una decisione di Spadolini, anche perchè il mediatore Merehy ha intentato azioni davanti alla Chambre de Commerce International ed i Cantieri Navali Riuniti, patrocinati da Massimo Severo Giannini, hanno diffidato il ministro del commercio estero a sbloccare la situazione. Spadolini convoca una riunione dei ministri Colombo, Marcora, Lagorio, De Michelis e Capria e il 26 maggio constata che "non sono emerse difficoltà giuridiche-politiche alla autorizzazione del pagamento della tangente".

CHI SI FIRMA E' PERDUTO

Capria, il 7 giugno 1982, firma l'autorizzazione e dopo due soli giorni la Banca Nazionale del Lavoro e la Banca Commerciale Italiana iniziano a pagare le favolose tangenti presso banche svizzere e lussemburghesi. Appare chiaro che Capria, in queste decisioni ha avuto un posto di primissimo ruolo, perchè come titolare del Commercio estero fu lui a "spingere la pratica" e ad assumersi responsabilità che il suo predecessore non volle prendersi.

Ma un altro intoppo - un vero colpo di scena - rischia di vanificare ancora una volta l'affare: la Banque Suisse di Zurigo dichiara, con telex alla Banca Commerciale, di non poter effettuare il pagamento in quanto il destinatario è sconosciuto. Ma nè Spadolini nè Capria annullano la disposizione e alla fine la banca svizzera accetta il pagamento. Perchè mai? Capria e Spadolini su questo punto possono fornire i necessari ragguagli?

Poi scoppia la grossa grana: l'esame della documentazione sequestrata e gli interrogatori effettuati convincono la magistratura che il ministero del commercio con l'estero aveva autorizzato il pagamento dei compensi di mediazione senza effettuare gli accertamenti previsti dalla normativa vigente sulla reale esistenza di un rapporto di mediazione anteriore alla stipula del contratto, sulla compiuta identificazione delle persone fisiche o giuridiche destinatarie dei compensi e sull'incidenza e sulla congruità del rapporto di mediazione rispetto all'affare principale. In particolare non vi è traccia dei "buoni uffici" messi in atto dagli intermediatori per la conclusione positiva delle trattative e gli stessi intermediari "non risultano compiutamente identificati".

Vi è quindi il fondato sospetto che molti abbiano voluto coprire i destinatari finali della torta di 135 miliardi. Poichè si prefigurava perlomeno il reato di omissioni di atti di ufficio a carico di ministri, il giudice Paoloni rimise per competenza gli atti al Parlamento e quindi alla commissione parlamentare per i procedimenti d'accusa. L'Inquirente si apprestava ad "archiviare" il caso, quando il 10 dicembre 1985 furono esibiti documenti di grandissimo interesse.

I FANTASMI DI LUSSEMBURGO

Il deputato radicale Cicciomessere presentò infatti un documento del Registro del Commercio del Tribunale di Lussemburgo in cui si afferma che non esiste alcuna iscrizione o registrazione della Dowal Corporation. In Lussemburgo, perlomeno, la Dowal non esiste. Ma non basta. Il deputato radicale esibisce la documentazione di un versamento di 100 franchi belgi da lui effettuato sul conto n. 50482 della banca Paribas di Lussemburgo a favore del quale, secondo gli atti dell'istruttoria, la Banca Commerciale Italiana aveva versato i 23 milioni di dollari destinati alla Dowal Corporation. Esibisce poi una lettera successiva della banca Peribas che, nel restituire i cento franchi, afferma che questo conto non è stato aperto a nome della Dowal. Nessuno al ministero del commercio estero si era quindi premurato di verificare l'identità del beneficiario dei miliardi e la stessa esistenza della Dowal a Lussemburgo. Per quanto riguarda il Merehy Al Talal, Cicciomessere esibisce il verbale d'interrogatorio del colonnello

Giovannone effettuato dal giudice Palermo, nel quale l'ufficiale dei servizi segreti, specializzato nelle vicende del Medio Oriente, afferma che Merehy Al Talal è un noto trafficante di armi e droga.

Da parte sua, l'onorevole Franchi consegna alla Commissione una lettera in cui un certo Nicola Bongia lamenta il pagamento di un compenso di mediazione a lui dovuto per un suo presunto intervento teso a sbloccare l'autorizzazione ministeriale al pagamento delle tangenti spettanti al Merehy per l'affare Iraq. Bongia avrebbe dovuto convincere Merehy a pagare il 15 per cento della sua provvigione all'ex presidente di sezione del Consiglio di Stato Pasquale Melito per i suoi "buoni uffici" presso le autorità governative.

Nella stessa lettera afferma che il Melito gli avrebbe comunicato successivamente che tutto l'affare sarebbe andato in fumo perchè Merehy avrebbe trattato "direttamente con la segreteria di Spadolini con risultati positivi".

Bongia evidentemente non crede a questa versione e rivendica la sua parte.

Interrogato dalla Commissione, Bongia appare evasivo e sostanzialmente reticente. Solo alla fine dell'interrogatorio spiega le ragioni del suo strano comportamento. A chi gli chiede della sua rinunzia al compenso risponde: "Mi dispiace, ma ho avuto paura ... Qui far fuori una persona è molto facile". E, da quel momento non parla più.

Dalle poche (e troppo affrettate) indagini effettuate dalla commissione Inquirente emerge in particolare la carriera di Pasquale Melito che da presidente di sezione del Consiglio di Stato, diviene nel corso degli anni, prima consulente di varie aziende aeronautiche, quindi broker assicurativo e infine presidente di una finanziaria, la "Memo Services" capofila di sei aziende operanti nel settore assicurativo, ingegneristico e informatico con un fatturato complessivo di oltre cento miliardi. Melito è per lungo tempo assistito nelle sue attività da un prezioso collaboratore, il generale Minerva.

I radicali si scagliano contro Melito e Minerva, le cui responsabilità non sono mai emerse con prove chiare, mentre si lascia un po' troppo da parte l'attuale ministro per la Protezione Civile Nicola Capria, all'epoca ministro del Commercio Estero, che, secondo alcune "fonti", potrebbe essere stato il vero deus ex machina dell'intera operazione. Nel corso dei dodici mesi in cui la commissione per i procedimenti d'accusa ha avuto per le mani la vicenda, nessuno ha pensato di convocare Merehy Al Talal e Nadhmi S. Auchi, i formali protagonisti della vicenda, per tentare di dare una risposta almeno parziale, ai tanti misteri.

CHI HA INTASCATO LA MAXITANGENTE?

Alla luce delle nuove indagini aperte ora dal giudice Massimo Terrile di Genova, bisogna rispondere a questa domanda: chi ha intascato la maxitangente per la vendita di fregate e corvette italiane all'Iraq? Ufficialmente i destinatari dei compensi di mediazione erano due: il siriano Merehy Al Talal e l'iracheno Nadhmi S. Auchi, ma, in entrambi i casi non s'è potuto appurare se i maxicompensi (135 miliardi) siano giunti a destinazione.

Sta di fatto che il 7 giugno 1982, con una specie di colpo di mano - autorizzato da Spadolini - Capria firma l'autorizzazione per i pagamenti per quella valanga di miliardi.

Un colpo grosso, una tangente colossale, un pozzo d'oro in fondo al quale ora si torna a guardare. E, c'è chi dice che, forse, non è un caso che l'intera e complicatissima vicenda sia tornata a galla proprio nei giorni in cui Spadolini stava per essere eletto presidente della Repubblica. Un giallo nel giallo?

 
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