COMUNICATO DEL COMITATO SCIENTIFICO DEL CO.R.A.Roma, 17 giugno - Di fronte alla presentazione di un decreto che istituisce il test "antidroga" per molte categorie di lavoratori è necessario domandarsi quale criterio ispira questa proposta. Il Governo afferma che il criterio è quello della sicurezza dei cittadini.
Ci permettiamo allora di domandare come sia possibile affermare questo, se la sostanza psicotropa più pericolosa e diffusa è l'alcool. Ricordiamo che secondo i dati dell'OMS, da 1/3 alla metà degli incidenti stradali sono imputabili all'alcolismo (migliaia di morti ogni anno, solo in Italia). Senza contare le vittime delle patologie correlate al'abuso di alcool.
Rispetto a questo problema, tuttavia, non è stato fatto nulla per tutelare la sicurezza dei cittadini nonostante sia disponibile un sistema semplice ed economico come il "palloncino". Inoltre, delle sostanze il cui abuso può comportare un rischio, molte (alcool, appunto, e psicofarmaci, per citarne due) sono legali e facilmente reperibili.
Possiamo affermare dunque che nel provvedimento del Governo non c'è alcun criterio di sicurezza.
Si può al contrario ravvisare un criterio di repressione selettiva ai danni dei cittadini che usano sostanze illegali.
I test "antidroga", contrariamente a quanto da più parti si dice, non rilevano affatto una intossicazione in atto ma, al contrario, una intossicazione pregressa. La positività al test non indica che la persona esaminata stia effettivamente lavorando in uno stato di intossicazione ma solo che in precedenza ha fatto uso di una sostanza illegale. Ciò appare tanto più grave se si considera che la positività delle urine ai metaboliti delle varie sostanze ha una durata molto diversa tra droghe pesanti e droghe leggere. In particolare per le droghe pesanti le urine restano positive al massimo per 48 ore, mentre per le droghe leggere la positività può protrarsi fino a 1 mese.
Questa differenza si traduce in una pesante discriminazione ai danni dei consumatori di droghe leggere i quali verrebbero di fatto incoraggiati a fare uso di droghe pesanti o di alcool. A questo proposito segnaliamo che negli USA , in questi ultimi anni, in coincidenza con l'impiego dei test "antidroga" tra i lavoratori pubblici e privati (che peraltro hanno dato scarsi risultati), si è registrato un calo del consumo di droghe leggere e un aumento del consumo di quelle pesanti. Ci sembra legittimo nutrire più di un sospetto che tali fatti non siano estranei l'uno all'altro.
Ci chiediamo poi se qualcuno ha condotto un'attenta valutazione dei costi economici che comporta sottoporre al test tutti gli oltre 2 milioni e mezzo di lavoratori "a rischio". Perché se, come sembra, i rilevamenti verranno condotti "a campione" allora ci troviamo nuovamente di fronte a una burla e a un ennesimo spreco di pubblico denaro.
Infine, dato che questi test prevedono un'elevata percentuale di errore, ci sarà un notevole numero di ricorsi ai tribunali, con conseguenti ulteriori costi economici sia per i cittadini che per la pubblica amministrazione, e un'ennesimo aggravio per il già disastrato sistema giudiziario.
Ancora una volta dunque il Governo si sottrae alle sue responsabilità e sceglie una scorciatoia che non porta da nessuna parte scaricando sui cittadini le conseguenze di una politica miope e fallimentare.