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Agora' Agora - 19 giugno 1992
DECRETO ANTIMAFIA: TESTO DEL COMUNICATO DIFFUSO DAI DETENUTI DI OPERA.

Opera (Milano), 19 giugno '92

AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

AL PRESIDENTE DEL SENATO

AL PRESIDENTE DELLA CAMERA

AL MINISTRO DI GRAZIA E GIUSTIZIA

ALLA DIREZIONE GENERALE I.I.P.P.

AL TRIBUNALE DI SORVEGLAINZA

ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO REGIONALE

ALLA DIREZIONE DELLA CASA DI RECLUSIONE DI OPERA

A TUTTI GLI ORGANI INFORMAZIONE

Noi sottoscritti detenuti di Opera siamo profondamente indignati per la campagna di menzogne sulla Legge Gozzini prima e per il Decreto Antimafia, che ha eliminato di fatto tutti i benefici previsti dalla Riforma penitenziaria, anche quelli precedenti alla stessa legge Gozzini.

Tale campagna, da mesi strumentalizza gli episodi negativi accaduti e tace i successi conseguiti dalla riforma stessa.

La disinformazione orchestrata in questi ultimi tempi, è arrivata al punto di gonfiare il numero di detenuti in semilibertà, art. 21, in permesso, citando non il numero esatto di chi fruiva di questi benefici, bensì la somma delle presenze nell'arco di 12 mesi.

Il decreto legge 8 giugno n. 306, ha cancellato di colpo il diritto alla difesa ad ogni cittadino e quello del reinserimento sociale di noi detenuti, dando alle forze dell'ordine (Comitato Provinciale per la Sicurezza) di imporre arbitrariamente il proprio veto all'applicazione delle misure alternative alla detenzione.

Le cosidette misure antimafia contenute nel sopraindicato decreto, colpiscono indistintamente tutti i reclusi, mettendo in luce il chiaro intento di creare tensioni nelle carceri (vedasi Sollicciano), per giustificare ulteriori repressioni che tanti di noi hanno già vissuto alla fine degli anni 70.

Si vogliono deviare sui più deboli, i meno garantiti, le responsabilità sul degrado attuale e soprattutto distogliere l'attenzione della gente, dagli scandali che imperversano nel paese e la recessione economica.

Esprimiamo la nostra indignazione per tutto ciò e comunichiamo che da lunedì 22 giugno, attueremo lo sciopero di tutte le attività lavorative, ricreative, culturali e di tutte le iniziative tese al reinserimento che ci vengono consentite.

Questa forma non violenta di lotta, assieme a quello che riterremo opportuno adottare in futuro, è finalizzata a richiamare il legislatore all'abrogazione del decreto antimafia, nel rispetto dei principi costituzionali ed agli organi di informazione, al loro dovere di comunicazione di fatti e dati corrispondenti alla realtà.

Chiediamo inoltre di poter incontrare tutti coloro che si sentono in dovere di allacciare un dialogo per un senso di verità e giustizia della campagna in atto.

 
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