Il senatore Gerardo Chiaromonte afferma oggi in una lettera al segretario liberale Altissimo che "il caso Martucci fa parte della questione morale". Il primo elemento del "caso" sarebbe il fatto che il deputato liberale esercita la professione di avvocato penalista in terra di camorra difendendo imputati per reati di camorra; il secondo che è stato eletto vicepresidente della commissione giustizia; il terzo che si è espresso contro il decreto Martelli-Scotti che Chiaromonte, a differenza di Giovanni Conso, definisce "antimafia".
Questa polemica di Chiaromonte è, sebbene esercitata in nome dell'etica e della democrazia, degna del Santo Uffizio. Se l'accusa nei confronti di Martucci è di avere connessioni organiche con le attività criminali della camorra, Chiaromonte, presidente della Commissione antimafia, ha il dovere di denunciarlo al Paese e ai colleghi deputati di Martucci. Fino ad oggi, in realtà, di immorale c'è soltanto l'attacco costante, obliquo, e inquisitorio contro l'immagine e libertà di un deputato che ha diritto pieno di esercitare qualsiasi incarico e di esprimere qualsiasi idea.
PS. Ricordo a Chiaromonte che l'altro vicepresidente della Commissione giustizia, Tiziana Maiolo, è stato eletto, oltre che con i voti di rifondazione comunista, nelle cui liste era candidata, e degli antiproibizionisti, che rappresenta nel Comune di Milano, anche a seguito di un appello firmato da alcuni capi del terrorismo degli anni settanta, Renato Curcio in testa. Anche Tiziana Maiolo si oppone al decreto Martelli-Scotti. E anch'io, difensore di un difensore dei camorristi.