Zagabria 24 luglio - E'arrivata oggi alla sede radicale di Zagabria una nostra compagna, iscritta, Sabina Muhamedagic, figlia di Izet Muhamedagic, deputato del Parlamento bosniaco, anche iscritto al PR. Dopo mesi di stenti ha deciso di abbandonare la sua città, Bosanski Novi, nella Bosnia nord-occidentale, mentre al padre è stato vietato di partire.
Assieme al fidanzato ed al fratello si sono rifugiati presso alcunoi amici a Zagabria, ma probabilmente dovranno partire per un campo profughi della Germania, domani stesso, vista l' impossibilità materiale della Croazia di dare assistenza a nuove ondate di profughi (ormai oltre un milione).
Sabina non ha voluto essere intervistata da Radio radicale, non se la sentiva e temeva ripercussioni per suo padre, ma la sua testimonianza è stata raccolta da Marijana Stefanic e la proponiamo.
" Sabina è arrivata ieri a Zagabria con un convoglio dei profughi (circa 4 000 persone) della Bosnia occidentale che adesso fa parte della Krajina (territorio su cui i serbi hanno proclamato il loro governo). Ci ha raccontato com'è adesso la situazione in quella zona: più della metà della città era abitata dai musulmani, adesso, dopo la "pulizia etnica" fatta dai serbi, in città sono rimasti soltanto loro e un esiguo numero di musulmani che o sono vecchi che non volevano lasciare le loro case o adulti maschi a cui la polizia locale non voleva dare il permesso per il viaggio. Il convoglio è stato organizzato dal commissariato per i profughi dell'ONU e con l'aiuto del UNPROPFOR. Una delle condizioni dell'UNPROFOR è stata di liberare i 700 prigionieri civili (musulmani) dal lager nello stadio di Bosanski Novi. I serbi hanno però comunque trattenuto 17 uomini di quel gruppo e li hanno portati all' albergo della città (dove usaulmente vengono picchiati e poi uccisi).
Nella città c'è il coprifuoco dalle 22 alle 6, cibo non si può comprare nei negozi, gli aiuti umanitari vengono dati soltanto ai serbi, che ne gestiscono la distribuzione e prima di ottenerli bisogna mostrare la carta d'identità. La corrente elettrica viene erogata una sola ora al giorno, le telecomunicazioni sono tagliate e non si trovano più pile per alimentare le radioline. Alcuni giorni fa hanno stampato i nuovi soldi della Krajina ma tutto quello che si può comprare va pagato in marchi tedeschi (una stecca di sigarette costa 75000 lire mentre un chilo di pane costa 2000 lire: esattamente quanto la carne, sovrabbondante per le morie di animali).
I musulmani sono stati derubati di tutto. I militari costringono la gente ad andare al comune per firmare documenti in cui affermano che regalano le loro case, macchine ecc. ai serbi (alcuni di costoro girano con le mogli a scegliersi le case migliori, abitate o meno), se non ubbidiscono i musulmani sanno che cosa aspettarsi.
I villaggi musulmani che c'erano intorno alla città sono stati bruciati è la popolazione è stata massacrata. Le personalità della città devono andare ogni giorno alla polizia, come prigionieri in libertà provvisoria.
Sabina ha raccontato, emozionata e ancora sotto shock, vari altri esempi di com'è adesso la vita nella città di Bosanski Novi, alle sponde di uno dei più bei fiumi di questa parte dell'Europa, il fiume -Una-, in cui ora si possono vedere i cadaveri che galleggiano.
Adesso i profughi aspettano, nelle palestre a Zagabria e a Karlovac, i treni dalla Germania che li porteranno lontano dalle loro case, perché il governo croato non ha più risorse per sistemarli. La nostra amica non ha nessuna speranza di tornare nella sua città; nei suoi discorsi non si sente l'odio, ma lo stupore e l'incapacità di capire, anche dopo tutto quello che ha vissuto, che cosa è accaduto ai tanti suoi amici serbi della città, che cosa li ha spinti a fare quello che hanno fatto...
Dire che questo che succede in BiH è genocidio è poco.
Buona fortuna Sabina ..."