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Agora' Agora - 11 settembre 1992
MAFIOSI A PIANOSA:DENUNCIA DELLA MOGLIE DI UN DETENUTO
CONTINUANO I MALTRATTAMENTI?

TESTIMONIANZA DEL CAPPELLANO DEL CARCERE DI TRAPANI

Continuano ad arrivare al Partito Radicale notizie di gravi maltrattamenti nei confronti di presunti mafiosi detenuti nel carcere di Pianosa. La copia di una denuncia è stata inviata oggi a Sergio D'Elia, responsabile del settore . E' stata depositata ieri alla Procura della Repubblica di Marsala e si ipotizzano i reati di violenza, percosse, lesioni, ingiurie a carico del direttore del carcere e degli agenti di custodia. E' firmata da Rosa Maria Cirrotta, moglie di Rosario Indelicato, di Campobello di Mazara, incensurato, arrestato nel maggio scorso su indicazione del pentito Calcara, detenuto nella sezione Agrippa dell'isola di Pianosa. Nella sua denuncia, Rosa Maria Cirrotta, tra l'altro, scrive: "Ho visto mio marito l'ultima volta il 20 agosto. Seppure con molte remore ed evidente paura, mi ha detto di essere ingiustamente ed immeritatamente bastonato, preso a pugni e calci così violentemente da lasciare tracce che ho potuto personalmente constatare: lividi, ecchimosi e striature sul corpo lasciate presu

mibilmente da colpi di corda. Lo stesso trattamento è riservato a tutti i detenuti, costretti anche a continue docce di acqua fredda durante la notte mentre sono a letto. Durante l'ora d'aria sono costretti a correre, quindi con sgambetti sono fatti cadere e poi bastonati per farli rialzare. Questo stato di cose ha comportato in mio marito confusione mentale e sbandamento che, a tratti, durante il colloquio ho potuto constatare". A questo proposito, l'avvocatessa Gaetana Cacioppo, che difende Rosario Indelicato, ha chiesto alla Procura della Repubblica di Palermo di autorizzare la visita di un medico per accertare le condizioni psico-fisiche del suo assistito. Il caso delle violenze a Pianosa era stato sollevato due settimane fa dai deputati della Lista Pannella, che per primi avevano visitato l'isola dopo il trasferimento dei presunti boss, constatando che oltre la metà erano detenuti arrestati da poco, in attesa di giudizio o di imputazione. Nell'interrogazione, Marco Pannella chiedeva al Ministro di Gra

zia e Giustizia "se ritenga compatibile con l'ordinamento e anche con le leggi più o meno speciali che caratterizzano la politica criminale di questo Governo in tema di lotta alle mafie (tranne quella partitocratica) misure chiaramente persecutorie e di vendetta, ben più che cautelative, nei confronti dei detenuti. Se non ritenga di doversi ispirare, di fronte a casi come quello di Pianosa, all'esempio che fu dato dal Ministro degli Interni dell'epoca di fronte al caso dell'assassinio del giovane Marino, in difesa e per affermare in tutti senso dello Stato e non comportamenti borbonici, di pseudo-real politik". Un'altra testimonianza è giunta dal cappellano del carcere di Trapani, Giovanni Mattarella. In una lettera inviata a Marco Pannella - dopo aver ricevuto visite da parte di una quarantina di familiari di detenuti a Pianosa - afferma: "Ho sentito cose mai udite, inumane. Il carcere si è trasformato in un lager, una nuova Bosnia, dove viene calpestata la dignità umana e i diritti dell'uomo sono distrut

ti. Non è questo il modo per distruggere la mafia in Italia".

 
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