MAFIA: IL MINISTRO MANCINO L'HA SPARATA GROSSA, E PER GIUNTA HA SBAGLIATO MIRA.
Un ministro degli Interni di uno stato democratico non può esprimere il pubblico auspicio di veder aumentare gli omicidi mafiosi, sia pure nel quadro dei regolamenti di conti fra le bande mafiose. Semplicemente non può, a meno di liquidare, nella coscienza della nazione, quei valori e quei principi che distinguono la democrazia liberale da ogni altro regime, più o meno artificialmente sorretto dal consenso popolare. Le sentenze di morte senza processo non sono una scorciatoia verso la pace e il diritto, e le sirene della Ragione di Stato vanno dunque tacitate al più presto. In ogni caso Rambo-Mancino ha la memoria corta: a ogni guerra di mafia ha fatto sempre seguito, nel dopoguerra, il rafforzamento e il consolidamento della mafia, e questo è tanto più vero da quando il traffico di droga ha nazionalizzato e internazionalizzato l'organizzazione mafiosa. O forse il ministro Mancino ricorda un solo caso in cui conflitti di concorrenza fra le cosche si siano risolti con ricorso davanti al Tribunale civile, o co
n un compromesso sindacale? La guerra, le stragi, la lupara bianca, sono la regola, non l'eccezione, per la mafia e il sangue è sempre stato il miglior ricostituente delle cosche, non il loro veleno.