INTERVISTA A RADIO RADICALE DEL LEADER DEL PARTITO SOCIALDEMOCRATICO MACEDONE. IL PARTITO RADICALE ANNUNCIA INIZIATIVE NELLE CAPITALI EUROPEE PER IL RICONOSCIMENTO DELLA MACEDONIA, PERCHE' SIA RESPINTO IL RICATTO DELLA GRECIA SUL NOME DELLA REPUBBLICA EX-JUGOSLAVA.COMUNICATO STAMPA DEL PARTITO RADICALE
Roma, 27 settembre - Nonostante l'appello della Comunità Europea, continua il blocco nel porto di Salonicco delle forniture di petrolio regolarmente acquistate dalla Repubblica di Macedonia con grave danno per le imprese macedoni che hanno riserve solo per pochi giorni. Nei giorni scorsi, per bocca del suo ministro degli Esteri, la Grecia aveva dichiarato che per risolvere il "problema" basterebbe che la Macedonia cambiasse nome.
Una settimana fà si erano svolte le manovre militari greche, conclusesi con l'arrivo di una parte della flotta militare nel porto di Salonicco, che dista un centinaio di chilometri dal confine con la Macedonia. Il nome dato alle manovre era "Filipus II '92", con un evidente richiamo al nome e alle gesta dell'imperatore Filippo il Macedone.
In un'intervista effettuata oggi da Radio Radicale, Petar Gosev, leader del Partito Socialdemocratico Macedone, ha dichiarato: "Le manovre militari greche ai nostri confini costituiscono una pressione psicologica perchè la Macedonia accetti condizioni inaccettabili per lo sblocco economico e il riconoscimento internazionale. Non è mai successo che uno stato decida sul nome di un altro stato o che lo determini una classe governativa o un'istituzione sovranazionale. E' semplicemente ridicolo. La posizione della Comunità Europea sul riconoscimento è ingiusta; non si tiene conto di principi fondamentali di diritto internazionale e dei diritti dell'uomo".
Al fine di sollecitare da parte della Comunità europea, della CSCE e dell'ONU iniziative e sanzioni nei confronti della Grecia e chiedere al governo italiano di procedere unilateralmente o in accordo con altro governo al riconoscimento della Repubblica di Macedonia, il Partito Radicale ha indetto per giovedì prossimo manifestazioni davanti ai parlamenti e sedi di governo delle principali capitali europee.